TIM BERNE & MATT MITCHELL | One More, Please

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TIM BERNE & MATT MITCHELL
One More, Please
Intakt records CD 395
2022

L’essenziale line-up autorizzerebbe l’inclusione del presente lavoro nel sottofilone jazz dei duo pianoforte-ancia, ma vi è il sospetto che le naturali propensioni del contitolare Tim Berne possano condurre a sparigliare le carte delle attese e lanciare “oltre” i termini del dialogo abitualmente inteso.

Eppure è eterogenea e polimorfa la suddetta tradizione, che ha già associato nel tempo personalità assai diverse,  dall’iconico e storico duo Steve Lacy – Mal Waldron all’eponimo e classico album Duke Ellington & John Coltrane, dall’importante ma forse non memorabile coppia Braxton & Abrahams alle rare ma suggestive esternazioni tra Zawinul e Shorter, e già soltanto in casa Intakt ha collezionato dualità comprendenti Aki Takase-Louis Sclavis, Alexander Hawkins-Angelika Niescier, Kris Davis–Ingrid Laubrock, Aruán Ortiz-Don Byron e via appaiando.

È dunque la volta del sassofonista ed animatore Tim Berne, eminente non solo presso la scena ‘newyorker’ e di turbolenta nomea, passato dopo una fluviale discografia, tra cui alcune produzioni in CleanFeed ed ECM a regolari apparizioni presso la label elvetica, da cui sembra aver ottenuto mano abbastanza libera nell’esternarsi con formazioni differenziate, giungendo ad una formazione sulla carta assai essenziale insieme al pianista e compositore Matt Mitchell, prolifico sideman più volte apprezzato in esperienze discografiche, segnatamente presso Scramble e PiRecordings, e la cui frequentazione s’articola almeno nell’ultimo decennio anche nelle fila nel collettivo Snakeoil.

L’atteso tour de force s’avvia nell’intensa Purdy, a firma di Berne come quasi tutta la sequenza, aperta di fatto con espressioni sensibili e solidamente manierate, per poi innervarsi con vivide energie nel sancire i primi tratti idiomatici del dialogo. Un dominante spirito contemplativo sembra tratteggiare la successiva Number 2, a firma dell’ispirativo mentore Julius Hemphill, transitando con Rose-colored Missive verso la declamazione dai toni bruniti dell’ancia, d’allure avventurosa quanto riflessiva, cedendo inflessioni di ben maggiore dinamismo e grinta esplorativa.

Frizzante verve e brunito metallo nella serrata apertura di Oddly Enough/Squidz, conducente ad intricate quanto distinte linee solistiche, incarnate dalla grandine pianistica e dalle saette del sax, esposte verso l’astrattezza figurativa; non priva di calligrafismo la tastiera in Middle Seat Blues/Chicken Salad Blues, che del grande filone stilistico importa anche pathos e concitazione, segnatamente grazie alla lacerata voce dell’ancia. Ci s’interroga su dove voglia andare a parare un titolo come Motian Sickness, che dello scomparso, sommo batterista armeno-americano non reca il senso dell’orchestrazione quanto i tratti più idiosincratici e spigolosi, entro un brano dalle geometrie sfuggenti ed aguzze; spicca per estensione la conclusiva Rolled Oats/Curls, la cui ampiezza autorizza una scansione in stanze immaginative, di palese senso d’invettiva nella parte centrale e nella conclusiva, ad intervallare passaggi di calda e scultorea discorsività.

La vivace sequenza di “One more, please” è anche gratificata dalle note di copertina del confratello ed illustre garante Django Bates, che sancisce tra l’altro la considerazione, non sorprendente, secondo cui “Con questo duo c’è sempre una possibilità ulteriore, e sempre il coraggio di affrontarla e condurla a termine” anche se forse porremmo un po’ di cautela circa gli “infiniti sviluppi ed interpretazioni cui aprono le porte” le tracce dell’album. Certo, s’impone alla fruizione l’alienità discorsiva e strutturale di Berne, in varie guise assortita o sinergica con la fluente inventiva di Mitchell, che acutamente investe sulle poliedriche incombenza del pianismo contemporaneo, laddove il primo dinamicamente capitalizza quanto dovuto al riconosciuto mentore Julius Hemphill (oltre alla non poche ascendenze dal milieu chicagoano), ma il tandem ulteriormente espande il potenziale in sette passaggi di sviluppo consistente, a più tratti spregiudicato, di spirito e lunare e obliquo tratto (de)costruttivo.

 

Musicisti:

Tim Berne, sax alto
Matt Mitchell, pianoforte

Tracklist:

01. Purdy 5:16
02. Number 2 8:26
03. Rose-colored Missive 7:53
04. Oddly Enough/Squidz 6:56
05. Middle Seat Blues/Chicken Salad Blues 8:07
06. Motian Sickness 3:30
07. Rolled Oats/Curls 11:54