The Jazz Voyager Project al teatro ARCA’S di Napoli

Bellissima serata quella che il caldo e accogliente piccolo Teatro ARCA’S e Sound Contest hanno offerto al loro affezionato pubblico ospitando il gruppo jazz-fusion The Jazz Voyager Project.

La band dei JVP, venuta apposta da Roma a Napoli per incontrare i propri attenti estimatori, ha offerto un’ampia panoramica del proprio repertorio di brani, tutti rigorosamente originali, estratti dagli album pubblicati finora e presentato alcuni nuovi brani ancora inediti.

Per l’occasione i JVP hanno scelto una strumentazione essenziale con cui presentare il proprio repertorio “fusion”, che spazia appunto tra il jazz, il blues e la musica latino-americana, in un’atmosfera quasi “unplugged”.

Ottimi la soddisfazione e il divertimento di tutti i presenti, dal pubblico agli stessi musicisti sul palco.

Teatro A.R.C.A.’S., Napoli
9 novembre 2025

The Jazz Voyager Project
Danilo Gambardella, piano
Bruno Pantalone, bass
Alessandro Picucci, drums

 

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Maurizio Spennato
In principio furono un mangiadischi e un registratore a nastro, con cui “rubare” la musica, che all’epoca non era a portata di orecchio come oggi, dalla TV, dalla radio e, dai dischi prestati da amici, parenti, compagni e, in seguito, colleghi e conoscenti. Quando sentii “Il Primo Giorno di Primavera”, dei Dik Dik (sull’onda stilistica di “A Whiter Shade Of Pale”, dei Procol Harum, a sua volta ispirata alla progressione armonica dell’Aria Sulla IV Corda, di J. S. Bach) da una ”band” di periferia, mi folgorò il suono dell’Hammond, che mi spinse ad iscrivermi ad una scuola di musica. Oltre ai fondamenti della musica, conobbi e familiarizzai con organo, pianoforte e tantissimi strumenti musicali di cui non avevo idea (e, tra differenze e similitudini, mi innamorai di ciascuno di essi), con la Canzone Napoletana classica ma anche con quella moderna, di Renato Carosone, e con le riletture di Peppino Di Capri e di Fred Bongusto. Quando scoprii di avere un discreto orecchio musicale, abbandonai lo studio e mi buttai nei primi complessini di ragazzi. Finita questa stagione, rimase l’ascolto dei dischi e della musica in generale dove imparavo ad apprezzare le differenze delle contaminazioni tra generi e le influenze della Bossa Nova, del Blues, del Jazz e del Rock sulla musica Pop. Da allora non ho mai smesso di raccogliere musica - in una collezione di oltre 2000 dischi – di ascoltarla, “osservarla” e “studiarla” criticamente e di descriverla, documentarla e trasmetterne, anche visivamente attraverso la fotografia, tutte le emozioni che riesco a coglierne nei concerti “live” che ho l’opportunità di seguire.