MØSTER! | Dust Breathing

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MØSTER!
Dust Breathing
Hubro music HUBRO CD 3638
2021

Un programma variegato e di carattere, quanto dobbiamo attenderci dalla quinta esperienza discografica del collettivo Møster, facente capo e denominazione al clarinettista-sassofonista Kjetil Møster.

Poliedrica personalità di fiatista e sperimentatore di ventennale carriera, può vantare la partecipazione a forme musicali aperte, spazianti da avant-jazz, free-rock a hip-hop, collaborazioni nell’orbita di un carnet di star tra cui Bugge Wesseltoft, Pat Metheny o Maja S. Ratkje (ne ricordiamo il recente, energico apporto da co-protagonista al peculiare collettivo The End) ed ha inteso, per il nuovo album, rinunciare in parte al peso della leadership per privilegiare un maggior spirito contributivo dei sodali : “l’unico modo possibile per tirare fuori le loro forze musicali era lasciare le porte aperte e darsi alla registrazione per giorni”.

Parliamo del resto del chitarrista Hans Magnus Ryan, membro-fondatore di Motorpsycho, band in cui si è anche modellato il talento del dotato batterista Kenneth Kapstad, e nel caso del bassista Nikolai Hængsle abbiamo un elemento portante di Elephant9 o BigBang, tra le varie band di punta abitate dai Nostri.

L’organico palesa chiari tributi formali ed ispirativi alla prima epoca fusion, senza apprezzabili componenti ‘nostalghia’ anzi operandone un misurato refreshing di sound, e sostenendone la  freschezza e la catalitica energia, apponendovi soluzioni e trovate di matrice odierna.

Connotato da sobrietà d’eloquio ed inflessioni speziate, il nitido clarino basso del leader introduce con sottigliezza un brano che peraltro evolve con grinta serrata e crescente, affiancato da una chitarra elettrica che non lèsina nel vezzo di esibire tecnicismi e artefatti vintage, sostenuto da una plumbea filiera di basso e da una batteria veracemente prog, disvelando così in The Bonfire, The Sun il programma stilistico di una band coriacea e non tendente a pacificarci con lo storico rock-jazz (anzi!) quanto piuttosto ad estremizzarne istanze e pulsioni, qui aprendo in una track cangiante nell’ampia articolazione. Il soundscape variamente s’impenna nelle sei misure del lavoro, transitando dalle sonorità acri e compatte della concisa Waistful Tendensities alle masse sonore disarticolate e in collisione di Ausculptation.

La tripartita Organ of Bodies esordisce nella nebulosa e asfittica astrattezza di Blightness, aprendo alla ritmica elastica e alla veemenza implacabile di Tentactility, conducendo alla fine del programma nella strutturata e catartica temperie rockeggiante di Palpatience : i quattro capitalizzano quanto già deflagrato durante la già decennale avventura, vantante uno stile totale ed estremo (“niente prigionieri” stando alla loro sintesi), condotto dalla forte espressività dei fiati che rinnovano la “canonica diade” ance-corde elettriche di concerto con la vigoria delle corde elettriche, molto “in parte” insieme all’implacabile drumming per una resa da agitante palcoscenico rock-jazz.

Coadiuvata in post-produzione dallo “scultoreo” tecnico di mixaggio Jørgen Træen, la mordace fusion elettroacustica del quartetto non esaurisce nella propulsiva vigoria d’insieme i connotati alla base del virulento sound, d’espressione polimorfa ma nel ‘core’ riconducibile  al làscito delle band storiche ed apri-pista, entro una riformulazione di carattere che soddisferà l’approccio sia di neo-praticanti che di più stagionati cultori.

 

Musicisti:

Kjetil Møster: sax tenore e baritono, clarinetto, elettroniche, percussioni
Hans Magnus Ryan: chitarre elettriche, elettroniche
Nikolai Hængsle: basso elettrico, elettroniche
Kenneth Kapstad: batteria, percussioni

Tracklist:

01. The Bonfire, The Sun 13:48
02. Waistful Tendensities 3:26
03. Ausculptation 4:11
04. Organ of Bodies I: Blightness 4:27
05. Organ of Bodies II: Tentactility 9:05
06. Organ of Bodies III: Palpatience 5:58

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Møster