NILS ØKLAND | Glødetrådar

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NILS ØKLAND
Glødetrådar
Hubro music HUBROCD/LP 2632
2021

Avevamo lasciato il talentuoso violinista norvegese Nils Økland in due canoni d’espansione della sua musicalità: almeno in termini  discografici, “Umbra” (del 2019) era la più nuova sintesi della complessa fusion del trio Lumen Drones, esperimento peculiare (ma non isolato) di contaminazione tra una serrata matrice rockeggiante e le gracili ed anticate risonanze del tradizionale violino Hardanger, laddove “Lysning“ (2017) perveniva in coda ad una filiera delle formazioni in-acustico del Nostro, trasversale alfiere di una evolutiva tradizione centrata appunto sulle storiche (e nobili) implicazioni del proprio strumento.

In risposta ad una commissione del prestigioso festival Vossajazz nel 2016, Økland (prescindendo dalla dismissione della denominazione in collettivo Nils Økland Band) sembra qui pervenire a maggior protagonismo o magari maggior responsabilizzazione autoriale: è vero che la cifra dominante sembrerebbe intuirsi dall’avvio dell’album, ovviamente non segnato dalle elettroacustiche energie del trio ma neanche dalla tonica ed avvolgente esaltazione del ritmo come nell’intro dell’album “Kjolvatn”, bensì da una nitida ostensione della nuda voce del violino in acustico, peraltro caratterizzata da una sensibilissima auto-esplorazione dal tratteggio melodico di estrema sottigliezza e fragilità.

La crepuscolare ed evocativa Blankt vatn così apre una sequenza votata all’ispirazione in apparenza anti-spettacolare – e con ciò si concordi nell’intendere l’alienità all’effettismo ed alla fruibile presa, in cui le quattro corde sono gentilmente doppiate dalla timbrica flautata dello harmonium entro una nenia arcaica e cullante (Rull), preludente nel suo sviluppo ad un richiamo corale delle energie dell’ottetto, infittite da dissonanze e senso della vertigine, ed un marcato quanto aperto passo ritmico.

Respiro terso e temperato clima emotivo nella lineare e domestica Linja, avvicendata dalla progressione serpiginosa e sensuale dall’eponima Glødetråd, ove l’ensemble s’aggrega in sottigliezza e felpata souplesse, di fisionomia ipnotica e finemente increspata.

Azzarderemmo un clima di danza dal titolo Vals, spiccatamente lento peraltro nel corposo duettare violino-contrabbasso alonato da metallescenti percussioni, tratteggiando ulteriore clima immaginativo, tematicamente segnato dalla rurale sacralità dello harmonium e del mandolino. Luci fioche e stato di meraviglia nello spirito dell’alba in apertura a Glør, poi intriso di aperto e jazzesco tono cameristico in forma di speziata cantilena.

In Sjanti speciale calore dalle basse timbriche dello Hardanger, che guida l’ottetto anche nelle vocalità, dando vita ad un rarefatto e solenne passaggio antifonale di nordico raccoglimento, per congedarsi in un brano (Tråd) di cui è arduo discernere se prevalga la pulsatilità o l’astrattismo.

Quanto alla line-up, si riconfermano fedelissimi sodali quali Mats Eilertsen, Håkon Stene, Rolf-Erik Nystrøm e Sigbjørn Apeland, richiamando dal trio Lumen Drones il chitarrista Per Steinar Lie ed il batterista Ørjan Haaland, e conferendo spazio alla partnership con il fratello Torbjørn Erik Økland (in realtà risalente di fatto ai comuni primi anni di vita), aprendosi peraltro con l’inclusione di strumenti finora non organici alle formazioni del Nostro, tali la tromba ed il pianoforte; inoltre le premesse informano di come il terreno musicale sia stato preparato solo per schizzi sintetici e senza notazione, quindi sviluppata attraverso impulsi ed ispirazione istantanea dei sodali tramite la dimestichezza che ne ha il leader.

Amo lavorare a lungo con i musicisti, così che possa stabilire una conoscenza musicale, e non sono necessariamente interessato ai loro strumenti quanto alle loro personalità: la cosa di maggior importanza è che vi sia un’ottimale comunicazione” secondo Økland, e al riguardo di questi si potrà concordare (almeno in parte) sulla “sorta di ritorno alle origini” rappresentato da questa nuova commissione; ma, prescindendo ancora dalla rinuncia alla denominazione in collettivo, sembra che il grande artigiano d’arco e attento sperimentatore tenda piuttosto ad un ulteriore approfondimento di segni e respiri caratteristici ma anche occulti dei propri strumenti, segnando una griffe ancora più personale rispetto al più esplorativo “Bris” (Rune, 2004) o l’arcaicheggiante “Monograph” (ECM, 2009), puntando ad un più profondo senso del contrappunto e dell’interplay melodico, conferendo valori nuovi e ulteriormente saldi alla poetica sia ancestrale che soggettiva.

 

Musicisti:

Nils Økland, Hardanger, viola d’amore
Rolf-Erik Nystrøm, sassofoni
Torbjørn Erik Økland, tromba, mandolino
Per Steinar Lie, chitarra elettrica
Sigbjørn Apeland, Fender Rhodes, harmonium, piano preparato
Mats Eilertsen, contrabbasso
Ørjan Haaland, batteria
Håkon Mørch Stene, percussioni, vibrafono

Tracklist:

01. Blankt vatn 5:48
02. Rull 8:02
03. Linja 6:06
04. Glødetråd 4:17
05. Vals 3:11
06. Glør 5:28
07. Sjanti 3:49
08. Tråd 2:22

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