BENEDICTE  MAURSETH | Hárr

0
172

BENEDICTE  MAURSETH
Hárr
Hubro music  HUBROCD2645 / -LP3645
2022

Non potendo più dichiararci ignari del profondo senso poetico e della grande cultura immaginativa di una significativa schiera di musicisti scandinavi contemporanei, avevamo conseguito anche una graduale confidenza con la figura della violinista avant-folk Benedicte Maurseth, autrice o coprotagonista entro una serialità discografica di una decina di titoli, ma soprattutto firmataria di almeno un paio di importanti volumi dedicati al prediletto strumento Hardanger, blasonata variante nordica della famiglia dei violini.

Adeguatamente argomentato il recente passaggio in casa Hubro music, arruolante anche sodali d’acclarata personalità, esibendo una formula-base in trio condivisa coI sensibile vibrafonista Håkon Stene e completata dall’eclettico e solido contrabbassista Mats Eilertsen (da tempo archiviati i grandi trascorsi nel Tord Gustavsen trio, e fattivo artefice di una propria quanto diversificata carriera); ospiti variamente interagenti Stein Urheim (altro fertile autore e multi-strumentista qui impegnato al caratteristico Langeleik ed a vari interventi di complemento), Rolf-Erik Nystrøm al sax nonché le elettroniche di Jørgen Træen.

Ed è nella dimensione del sortilegio che sembra aprirsi l’album, in termini più sfumati nel breve Augnast, aprente con sensibilità una visione di fioche luci, con modalità di certo più assertive nello strutturato Heilo, segnati ritmicamente sia dalle lamine che dalle corde basse, su cui l’arco tratteggia una spontanea e catturante sequenza di frasi d’efficace carattere narrativo.

Metamorfosi d’atmosfera nel ben differente Reinsdyrbjøller, di arcadica contemplazione e primigenia nebulosità, intessute su fluenti elettroniche e capricci percussivi; frizzante corollario di synth nella concisa Kollasj I, di curiosa ambienza bucolica ed includente un’antica registrazione di voci degli antenati di Maurseth,  Franz Gustav Andersson Törna e Leif Maurseth, entrambi cacciatori oltre che pastori di renne, quest’ultimo (cosa non insolita per la label Hubro) raffigurato in copertina nell’azione quotidiana, oltre a costituire un breve saggio di concrete music improntato all’orgoglio ancestrale.

Eidfyrder è vibrante passaggio meditativo, ardita combinazione di senso naturalistico e post-modernismo, transitando nel cullante spirito danzante dell’eponima Hárr (arcaico termine norreno per Hårteigen, la più caratteristica montagna nell’area di Hardanger, originaria della famiglia Maurseth).

Non privo di asprezze né di qualche azzardo compositivo, il fascinoso Hreinn offre ulteriori prospettive sulla regia e sulla forza espressiva di Benedicte, Kollasj II si distingue dall’omonimo precedente per astrattezza e libertà di disegno (includendo ulteriori estratti vocali parentali), conducendo a termine la sequenza nei tratti quasi immateriali di Snø over Sysendalen, ispirata contemplazione al di fuori delle dimensione del tempo.

Per un album in cui si dichiara di non ricorrere “né a pirotecnie, né a trilli del diavolo”, l’articolato esito sortisce di sapido quanto originale carattere etno-avant, animato dalla riuscita intesa dei talentuosi sodali, dei quali è d’obbligo lodare gli apporti, nel dettaglio la poco sorprendente conferma del talento di Mats Eilertsen, che riesce a rimanere entro i ranghi non perdendo nulla della presenza di grande carisma, e l’inatteso fascino del gioco di lamine di Håkon Stene, improntante più passaggi, ma non potendo certo tacere della restante, dotata line-up, su cui a più riprese svetta con luminosa ispirazione il variegato gioco d’arco della leader, ormai graziata da una matura voce propria.

Tributo colto ed immaginifico alle fascinose radici, cui lancia un ulteriore ponte verso estetiche futuribili, la sequenza attinge a caratteri di perla che con efficaci argomentazioni s’incastona entro una già preziosa filiera, che incorpora sia certi omologhi strumentali (l’arco è esteso e trans-generazionale, dai Nils Økland agli Erlen Apneseth etc) quanto peculiari creativi quali la sempre originale Sinikka Langeland o la veterana Lena Willemark, come certe sortite del Garbarek di “Rosensfole” – giusto per azzardare una connessione d’estrema sintesi entro un mondo di creativi e di segni invece assai più esteso e stratificato.

In forza di un soundscape ben studiato quanto composito, il presente “Hárr” è insomma un album nient’affatto di circostanza né meramente partecipativo, e la cui ricchezza ideativa sarà da rivalutare nel tempo.

 

Musicisti:

Benedicte Maurseth, violino Hardanger
Mats Eilertsen, contrabbasso, elettroniche
Håkon Stene, vibrafono, percussioni, elettroniche
con:
Jørgen Træen, elettroniche
Rolf-Erik Nystrøm, sax
Stein Urheim, Langeleik, armonica, elettroniche, sampling, percussioni

Tracklist:

01. Augnast 3.19
02. Heilo 7:32
03. Reinsdyrbjøller 5:49
04. Kollasj I 2:41
05. Eidfyrder 4:16
06. Hárr 3:51
07. Hreinn 6:18
08. Kollasj II 4:18
09. Snø over Sysendalen 5:16

Link:

Benedicte Maurseth