ALEXANDER HAWKINS MIRROR CANON | Break A Vase

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ALEXANDER HAWKINS MIRROR CANON
Break A Vase
Intakt Records
2022

Ricco di citazioni, suggestioni e dediche (Derek Walcott, J. S. Bach, Robert Creeley, Eduardo Galeano, Emily Dickinson e Antonio Gramsci), “Break A Vase” è l’album con cui Alexander Hawkins si propone alla testa di una formazione che nella memoria dei suoi estimatori suona inedita solo nella ragione sociale Mirror Canon. Difatti il contrabbassista Neil Charles e il batterista Stephen Davis sono già noti elementi del trio del pianista e compositore oxoniense. Parimenti familiari accanto al leader sono il chitarrista Otto Fischer e l’acclamato clarinettista e sassofonista Shabata Hutchings, insieme nell’ensemble titolare di “Step Wide, Step Deep” (Babel, 2014), mentre il percussionista di origine nigeriana Richard Olátúndé Baker ha condiviso con Hawkins l’esperienza nella Step Ahead Band di Mulatu Astatke, artefice nel 2013 del memorabile “Sketches Of Ethiopia”.

 

Con tali forze al proprio fianco, Hawkins allestisce un repertorio di dieci brani originali che fannno di “Break A Vase” un disco di ampia gittata stilistica e tecnica, sicuramente tra i più godibili ascoltati in questo primo scorcio dell’anno. L’iniziale e brevissima The Perfect Sound Would Like To Be Unique pare quasi un manifesto della direttrice seguita con pertinacia da questo raffinato e preparato musicista. È il primo di tre episodi che lo vedono da solo al pianoforte. Gli altri due, la magnifica title track e la puntillistica Even The Birds Stop To Listen (quest’ultima condivisa in chiave quasi atonale con le percussioni metallofone di Olátúndé Baker) si trovano rispettivamente nella parte centrale e alla fine del disco.

Il sestetto al completo manovra con impressionante precisione sulle vigorose trame melodiche in contrappunto di Stamped Down, Or Shovelled, riproponendosi con altrettanta classe e perfezione in Generous Souls e Stride Rhyme Souls (il momento di più alta frenesia poliritmica e improvvisativa della raccolta, segnato nella parte finale da un ricercato dialogo tra chitarra, batteria e percussioni). Altrove le voci intorno al piano si restringono. Sun Rugged Billions (divisa tra radicalità e ancestralità) vede all’opera il flauto di Hutchings insieme al leader accompagnato da Charles e Davis. Stessa compagine anche per la braxtoniana Domingada Open Air e l’elegante Faint Making Stones, ma con Hutchings che passa rispettivamente dal soprano al tenore, mentre nell’ascensionale trasfigurazione tropicalista di Chaplin In Slow Motion il trio eleva la serica qualità propulsiva della composizione grazie alle campiture ritmiche di Olátúndé Baker.

In conclusione “Break A Vase” offre, con voci e opzioni strumentali diverse, buona parte del vasto catalogo estetico di riferimento di Alexander Hawkins, interprete in continua evoluzione sulla scorta di un pianismo sempre creativo ma altrettanto rigoroso e attento ai dettagli.

Voto: 8/10
Genere: Avant Jazz / Creative Music

Musicisti:

Alexander Hawkins – grand piano, upright piano, sampler
Shabaka Hutchings – flute, soprano sax, tenor sax
Otto Fischer – electric guitar
Neil Charles – acoustic bass guitar, double bass
Stephen Davis – drums
Richard Olátúndé Baker – adamo (talking drum), percussion

Tracklist:

01. The Perfect Sound Would Like To Be Unique
02. Stamped Down, Or Shovelled
03. Sun Rugged Billions
04. Generous Souls
05. Faint Making Stones
06. Break A Vase
07. Chaplin In Slow Motion
08. Domingada Open Air
09. Stride Rhyme Gospel
10. Even the Birds Stop To Listen

Links:

Alexander Hawkins
Intakt Records