FRANCO NADDEI | Un modo per cantare con i “Mostri”

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Cantare i maestri, cantare grandi successi o anche canzoni meno note al grande pubblico ma sempre firmate da artisti come Battiato, De André, Tenco, Skiantos e tantissimi altri. La chiave di lettura è una soltanto: il suo ritrovarsi dentro, il suo riconoscersi attraverso. Franco Naddei abbandona forse definitivamente francobeat da un lato della sua carriera e produce un suono digitale che arriva quasi dalle oscure connessioni del proprio spirito, quasi cavernoso, troppo personale per promettere una riconoscibilità pubblica, di tutti. Ma porta con sé anche sfumature dance, new wave a tratti, ricami digitali del futuro che fanno ballare anche i cantautori più imballabili. In definitiva trovo che tutto questo sia la carta d’identità di un artista che a suo modo ha sempre restituito un potere visionario alla musica con cui si è misurato. Si intitola “Mostri” questo nuovo disco davvero interessante, dove troviamo non banalissime “cover”, neanche omaggi… ma vere e proprie riscritture “inedite” del mood ma non delle liriche e delle strutture melodiche. Brani che conosciamo ma che qui diventano personali, propri, senza disconoscerli, senza perderli, senza cambiarne la faccia. Una mutazione sottile, invasiva e rispettosa al tempo stesso, a tratti trasparente ma definitivamente efficace. Davvero un lavoro di enorme interesse… e l’intervista che segue ne è una degna misura…

 

 

 

Un suono digitale. Io partirei da qui. Che sia il vero cuore di questi tuoi punti di vista sul classicismo di certe scritture?

Più che “sul” direi “con”. Ho sempre pensato, da produttore di dischi non solo miei, che le canzoni chiamano un suono e sono loro stesse ad indicarti dove vogliono essere portate. E’ ovvio che il messaggio muta a seconda di chi lo riceve. Le mie orecchie sono elettroniche da sempre nonostante abbia tentato negli anni di fargli prendere altre strade per nutrirle anche di altro.

Ad ogni modo non ho potuto fare a meno di sentire quello che definisci “suono digitale” attorno a queste canzoni che ho scelto principalmente per i testi, ignorando quasi completamente il tessuto musicale originario per cui erano stati pensati.

E il mio orecchio è collegato al cuore e a tutti gli altri sensi. Spesso non riesco a spiegare cosa penso per il semplice motivo che non penso solo concetti ma anche suoni, melodie, immagini e sensazioni collegate ad una colonna sonora immaginaria.

Probabilmente, dato che temo di essere “coi piedi saldamente appoggiati alle nuvole” per essere più incisivo ho fermato i testi e le canzoni che mi suscitavano una emozione e da lì ho immaginato il resto del pensiero creativo come fosse mio.

Era in fondo quello che stavo cercando. Non ho mai lavorato esclusivamente con il mio linguaggio d’origine, ovvero la musica elettronica, nelle produzioni che mi riguardavano. Ho sentito il bisogno di lasciarmi andare sotto la benevola protezione dei grandi, un pò come facendomi tenere per mano ma pronto a scappare senza curarmi delle conseguenze perché consapevole che non avrei fatto niente di male ma anzi avrei potuto dare qualcosa di mio a quella mano che mi teneva di cui potesse andare fiera.

Non so se lo definerei “classicismo” in senso stretto dato che non c’è una precisa regola di scrittura nei brani scelti per “Mostri”.

Trovo che il comune denominatore sia solo la necessità di scrivere qualcosa di bello e condivisibile in cui un ipotetico pubblico si possa riconoscere. È forse questa la lezione dei “grandi”, è forse questo il concetto di “classicismo” là dove diventa semplicemente un’intesa sottile, densa, torbida, solare, sincera, diretta, condivisa. Nel mio caso mi si sono attaccate addosso le parole che più ho sentito vibrare dentro e le ho lasciate nuotare e ballare in quel suono elettronico che da sempre è il mio linguaggio espressivo. Per fortuna faccio elettronica analogica e questo mi permette di tenere a bada la distanza tra cuore e cervello. Dopo tanti anni di esperienza riesco a suonare drum machines e sintetizzatori come fossero chitarre, e in poco tempo capisco quello che ne posso tirare fuori in modo che sia più vicino al cuore che alla testa. E con questi “Mostri” mi sono proprio divertito a giocare su questo piano.

 

“Rivoluzionandole” in questo modo ti sei scontrato con i puristi che sono sempre con il dente avvelenato contro chi deturpa il paesaggio originale?

In realtà pensavo peggio! Anzi, molti mi hanno addirittura detto che alcuni pezzi erano meglio degli originali! Ma non è questo il punto a cui volevo arrivare. Sicuramente qualcuno ha storto il naso per qualche intoccabile (posso citare il brano di De Andrè su cui ho avuto pareri diametralmente opposti) ma in generale non essendo un tributo né un omaggio a nessuno se non alla canzone che ti lascia un segno forse si è capita la sincerità dell’operazione. Nessuno è stato maltrattato o rivoluzionato per puro sfoggio di ego dell’artista che fa la cover per fare bella figura. Ti dirò che dal vivo molti mi hanno chiesto se i brani fossero miei e questo mi ha davvero lusingato non fosse altro per il fatto che la sfida di far sembrare tutti questi “Mostri” un unico cantautore contemporaneo credo di averla vinta, almeno fra le nuove generazioni o fra quelli che non conoscevano i brani nonostante fossero di grandi autori. Devo dire che volutamente non ho cercato brani e autori troppo sconosciuti perché volevo essere il più possibile aperto a tutti e ho scoperto che anche il fan di Ciampi non conosceva Più di così no o che quelli di Conte non aveva in mente Un vecchio errore. Insomma è stato divertente soprattutto per il fatto che non è un progetto con finalità didattiche e non cade dall’alto. Direi quasi che cade dal basso!

Magari ora che sto facendo qualche intervista e comincerà a circolare per la rete qualcuno si farà avanti a fare critiche ma ben venga!

Di questi “mostri” esiste “il mostro 0”? Cioè il brano, l’artista, la canzone da cui sei partito?

Touché. Si. Esiste ed è chiaro per come altri brani del disco sono stati cantati.

Tenco, Io sono uno. Tenco mi ha sempre fatto un certo effetto. Non tanto per la sua travagliata storia ma per il portamento e se vuoi anche per la postura del corpo, lo sguardo, il modo in cui andava in TV e fare quello che doveva fare. Ma era integro, fragile e sicuro.

Di Tenco avevo già fatto una cover in passato più per prendere il suo lato naïf (Ognuno è libero messo in una mia vecchia demo giovanile). Scartabellando fra i suoi pezzi ho dato particolare attenzione al testo di “Io sono uno” e mi ci sono ritrovato totalmente e da lì sono partito. Un mio amico, nonché musicista a cui ho prodotto un album (ovvero Nafta di Giacomo Toni), mi ha detto che li avevo tenchizzati un pò tutti, soprattutto Conte che lui ama tanto. Ecco, io l’ho preso come un complimento non fosse altro per il fatto che evidentemente c’è qualcosa che lega il mio modo di cantare a quello di Tenco.

Mi rimane solo da scrivere frasi epocali tipo “Mi sono innamorato di te, perché non avevo niente da fare” e il gioco sarà fatto.

 

Si continuerà a sviluppare questo lavoro?

Il suo naturale sviluppo sarà semplicemente quello di aver definito un linguaggio sonoro che vorrei portare nei miei brani originali appena avrò il pudore di metterli insieme. Come detto “Mostri” è nato come un gioco-laboratorio sonoro e ho decisamente stabilito i limiti in cui agire. Quando si fa elettronica bisogna innanzitutto capire cosa NON fare più che quello che è possibile fare, altrimenti giri a vuoto per ore per trovare ogni singolo suono senza sapere cosa vuoi raccontare con quel suono.

E’ sempre bello maneggiare, smontare e rimontare canzoni di altri ma per Naddei ora è il momento della scrittura di proprio pugno.

Questo esercizio di ricerca sonora per fortuna lo mantengo grazie al mio lavoro. Come arrangiatore ho sempre modo di sperimentare e giocare con le canzoni. L’ho fatto per esempio con i Santo Barbaro e con Houdini Righini, il cui disco “Lascaux” è appena uscito per Ribéss Records dove ho curato la produzione artistica proprio poco dopo la fase di sperimentazione di “Mostri”. Lo sto facendo anche per un tributo a Jula de Palma con la voce di Sabrina Rocchi, brava cantante santarcangiolese e anche mia moglie, dove addirittura sfido gli arrangiamenti di gente come Gorni Kramer e Lelio Luttazzi non in chiave elettronica ma con la stessa inconsapevolezza e sfrontatezza con cui ho affrontato “Mostri”.

Insomma, lo sviluppo principale è mantenere alta la voglia di giocare, dare il massimo e cercare di fare cose belle.

 

NADDEI-COVER-1024x1024Perché la scelta di non pubblicarlo fisicamente?

Qual è l’ultimo CD che hai comprato? Hai comprato un vinile di recente? Lo ascolti sul giradischi mentre fai da mangiare e ogni 23 minuti lo cambi e giri il lato?

A parte questo è stata una scelta di pudore proprio perché lo considero un disco di passaggio e data la fruizione della musica oggi spero che tutti lo possano mettere in ascolto dove gli pare, senza freno, senza nemmeno sentirsi in obbligo di supportare la causa.

È ovvio che chi fa i dischi oggi ha bisogno di una strategia seria per riprenderci i soldi spesi nelle stampe e nella promozione e sinceramente non credo siano i tempi. Sono anni che tento di escogitare sistemi per non stampare dischi su CD anche se ora col vinile la tentazione è forte perché suona veramente molto meglio. L’emozione che ti dà il tuo disco su vinile su un buon impianto è impagabile ma costosa e per pochi fruitori, ancora troppo pochi almeno per me.

Magari il prossimo di Naddei lo stampiamo, ha più senso che per questo “Mostri” i cui pezzi in fondo sono ormai di tutti per genesi iniziale.

Comunque ho fatto le magliette e gli shopper, almeno quelli sono concretamente utili!

Scherzi a parte c’è da riflettere molto sul supporto fisico perché anagraficamente parlando saranno sempre meno quelli che considereranno di possedere fisicamente un album. Oggi non si possiede fisicamente neppure il file ma lo si ha in abbonamento a grandi piattaforme che pagano anche poco gli artisti.

Meglio non entrare in questo argomento.

Però spero, a parte il momento attuale, di riprendere i concerti che sono la cosa più fisica che c’è e per cui “Mostri” è nato proprio per far ballare la gente con i grandi cantautori che non pensavi potessero farti muovere il culo.