RAMONA BORTHWICK: dall’India … con amore (per la Terra)

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Sound Contest: Ciao Ramona, grazie per aver accettato la nostra intervista per i lettori di Sound Contest. C’e’ qualcosa di nuovo – aria nuova – in questo tuo ultimo CD, One Of Us… una palpabile maturazione delle tue composizioni…


Ramona Borthwick: Grazie a voi. E’ stato molto piacevole scrivere questa musica, ed io sono sempre impaziente di riascoltare i risultati delle registrazioni con la band in studio. Parlando poi di maturita’ – spero che sia una buona cosa (ride) – immagino che il trascorrere del tempo mi abbia rilassato nell’accettare il jazz come un approccio piuttosto che uno specifico genere o stile. E’ come essere autorizzati ad infondere idee da frontiere esterne al jazz, le cui possibilita’ possono essere illimitate. La musica del nuovo CD e scritta per un quintetto, ma richiederebbe un numero maggiore degli strumenti per suonarla, quindi e’ l’uso della voce e delle sovrapposizioni di diverse parti di tromba e chitarra che a volte fanno suonare il quintetto, per cosi’ dire, come una “piccola big band”.


S.C.: Nelle tue formazioni c’e’ sempre la presenza di qualche artista particolarmente talentuoso, come Esperanza Spalding in A New Leaf, ed ora, in questo One Of Us, la giovane trombettista canadese Ingrid Jensen … quali sono le caratteristiche che ti colpiscono di piu’ quando cerchi dei collaboratori?


R.B.: Penso che nella scelta dei musicisti per la registrazione di un progetto siano certamente implicate una complessita’ di considerazioni opposte a quelle per la scelta di musicisti per suonare live. Nel mio caso, sebbene mi piacerebbe registrare con una band attiva – una che suoni e che partecipi molto assieme – questo non e’ mai stato possibile per me, a causa di varie difficolta’ logistiche nel tentare di mantenere un gruppo fisso. Penso che questo mi induca a scegliere di lavorare con alcuni musicisti di prim’ordine anche se provenienti da luoghi lontani dalla mia area geografica – per esempio, Johannes, Adam e Ingrid che vengono da New York – quindi abbiamo scelto di viaggiare e registrare la. Questo fa la differenza, perche’ i singoli musicisti registrano con la padronanza e l’apertura mentale nei riguardi delle diversita’ musicali, in un processo creativo non egoistico. Raccogliere il meglio delle loro personalita’ musicali e’ un grosso passo avanti nel conformare le dinamiche musicali e l’unicita’ del progetto. In questo senso, il contributo di Ingrid e Noel e’ stato esemplare. Avere musicisti di questo calibro a suonare la mia musica e’ una gioia; io scrivo la musica, ma e’ la band che crea tutta l’emozione con la propria interpretazione di essa.


S.C.: … in effetti uno di essi, che tu hai gia’ citato, e’ un personaggio quasi scontato… parlo di tuo marito Noel… Qual’e e quant’e’ importante il suo contributo nei tuoi progetti?


R.B.: Davvero tanto, inestimabile! Oltretutto, per il fatto che noi abbiamo suonato assieme per anni, egli e’ la mia cassa di risonanza per le nuove idee, consigliere e produttore audio-tecnologico. E’ stato anche mixer e ingegnere del suono in One Of Us. Se uno e’ cosi’ profondamente coinvolto nella musica come noi siamo, va lontano con onesta’, ed il suo supporto e’ inestimabile. Io penso di poter dire certamente che veramente approfitto molto dei suoi servizi! (ride)


S.C.: Altro elemento importante che spesso ricorre nelle tue composizioni e’ l’aspetto vocale e corale …


R.B.: Cosi’ sembra, non e’ vero? Non e’ intenzionale, dato che immagino nella mia mente le parti vocali per essere suonate con strumenti a fiato, ottoni. Quando poi  lavoro senza usare gli strumenti, di solito, ricorro all’uso della mia voce. Per essere onesta, non prendo mai il canto o il vocalese seriamente, non ho una formazione specifica in quest’area, ma quando riascolto le registrazioni, non mi sembra una cattiva idea aggiungere qualche voce. E questo fa improvvisamente di me una cantante molto speciale, cosicche’ il pubblico non si perda questo mio ulteriore contributo alla musica… (ride).


S.C.: Oltre l’elemento vocale e la partecipazione dei tuoi collaboratori, quali altri elementi, fatti, o avvenimenti ispirano o influenzano le tue composizioni? Come nasce una tua composizione?


R.B.: Confesso che gran parte delle mie ispirazioni arrivano tentando di catturare o di richiamare forze piu’ grandi di me, come la Natura. Per esempio la bellezza dell’alba e’ come senza tempo, sono sicura che potrei continuare a scrivere diverse armonie ispirate da essa ma sotto nomi diversi (ride). Non e’ una sorpresa che questa sia una caratteristica rappresentativa di quella che piu’ fortemente mi influenza, la corrente musicale della ECM music. E indubbiamente, il programma musicale attraverso cui sono passata negli anni scorsi, si riferisce sempre ad un’idea, ad una storia. Nella mia infanzia e nei miei primi vent’anni ho studiato musica classica e sono cresciuta nelle chiese Cristiane, inni ed armonie corali erano una dieta fissa. In contrasto c’era la musica che mio padre scriveva per i film, un mix di folk e musica classica indiana, mixata con arrangiamenti Bollywoodiani chiassosi e stradaioli.
Scrivere musica e’ qualcosa a cui veramente tengo, a volte e’ quello che trovo piu’ divertente fare piuttosto che suonarla veramente! Non so valutare quanto sia lunga o remota l’idea che mi prendera’, ma appena le prime note sono scritte, si prospetta sempre qualcosa di nuovo; e’ un pò come essere un turista, che passeggia in una citta’ sconosciuta e gode dell’emozione di non sapere esattamente cosa ci sia dietro l’angolo o dove il suo cammino lo potra’ portare. Io sono sempre al piano, in modo da poter cantare qualcosa ed armonizzare al tempo stesso. E cosi, all’inizio, matita e carta, la buona vecchia via. Segue poi la ricerca di un equilibrio estetico, tra la pienezza dei suoni e l’eliminazione del superfluo, in un processo di costante affinamento. Questo e’ di particolare importanza nel caso in cui l’armonia sia registrata e quindi possa essere riascoltata ripetutamente. Ci potrebbe essere una certa pesantezza nello scrivere qualcosa che portasse l’ascoltatore, a volte, a tornare indietro ad ascoltare nuovamente.
In definitiva, c’e’ a volte una ricerca spirituale nello scrivere, la necessita’ di fare bene o di creare una specie di guarigione nella musica. Ed io lo faccio come un divertimento, come se, mentre io scrivo, accadesse qualcosa di interessante o di divertente, che mi fa sorridere e sentire bene; penso che quello che io scrivo potrebbe forse far sorridere qualcun altro.


S.C.: In ultimo, quali sono i tuoi progetti per il prossimo futuro?


R.B.: Per il momento non sto guardando troppo avanti. One Of Us continua ad andare per radio e sulle riviste, e quindi io continuero’ per un pò a promuovere il CD. Una delle cose piu’ importanti per me quest’anno e’ dedicare molto piu’ tempo del solito per lo sviluppo della mia musica, suonare piu’ che posso dal vivo e, in definitiva, scrivere piu’ musica che spero possa essere pubblicata al piu’ presto!


S.C.: Grazie, Ramona, ed auguri dunque per i tuoi progetti futuri.


R.B.: Thank you Maurizio.



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La recensione di One Of Us su Sound Contest