MIKELESS | Torna l’One Man Show

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Quando essere solisti in tutto e per tutto era una grande conquista. Oggi probabilmente è diventata una scelta di stile e di sicuro non a tutti sta bene. Ma quella di Mikeless è una prova che si lascia promuovere a pieni voti. Grande musica, ma soprattutto grande esecuzione di chitarra e di voce il tutto arricchito da sequenze pre-registrate opportunamente attivate da pedalini. Insomma se è vero che la tecnologia ci viene in aiuto è anche vero che ora men che mai ci possiamo permettere il lusso di sbagliare. E Mikeless in questo suo “Il Maniaco” non sbaglia un colpo. Un bel pop italiano molto più seducente e dinamico di tante produzioni pettinate di mille ritrovati della tecnica.

 

 

Partirei dal nome d’arte che ti porti dietro: MIKELESS e gioco di fantasia attingendo dal tuo progetto discografico…cioè Mike senza bisogno d’altro?

In realtà con il nome Mikeless mi son fatto il trip delle 2 facce della stessa medaglia, con e senza Mike, alludendo anche all’uso della loop station… Ma poi a me piace molto suonare insieme agli altri, che siano più bravi o meno bravi di me!

 

One Man band: non senti la mancanza di niente?

Diciamo che è solo una modalità in cui mi piace esprimere la mia musica. Nel contempo ho almeno 4 progetti differenti con cui porto avanti collaborazioni interessanti… Melody Castellari, Alessandro Colpani, Morrywood, Alekos sono alcuni dei nomi in questione.

 

Che poi una tale condizione, non risponde o non sviluppa in modo artistico anche una sorta di rivalsa al concetto di CRISI?

Beh sì, un pochino sì. Adesso ho una band con cui ho riarrangiato i pezzi del disco e con cui preparerò i nuovi, ma effettivamente quando suono dal vivo lo faccio spesso da solista, perché le spese per una band sono più alte.

All’inizio comunque ero innamorato degli artisti di strada, dei loopers.

E se avessi una band dietro, pensi che la tua musica sarebbe la stessa?

Ti posso già rispondere appunto perché con la band ci sto già lavorando da un po’, ed è un esperienza divertente e creativa. I miei pezzi rimangono sempre loro, solo sotto un’altra luce, sicuramente più ricca di colori…

 

Beh alla fine, con il brano “Funky Love” ti sei sfogato tornando, da solo (?), a somigliare ad un cantautore con la sua band. Perché questa scelta e non restare sempre minimalista?

Sì nell’ultimo brano ho voluto concedermi il “lusso” di arrangiare “Funky Love” con un bel sound vecchia maniera, quasi poliziesco.

Credo che per il momento continuerò a suonare i miei pezzi, sia con la band sia da solo…

 

In ultimo: un videoclip da fare totalmente da solo?

Forte questa domanda, perché il prossimo singolo estratto dal disco e di cui uscirà il video è “Castigo” e in quel frangente mi vedrete alle prese con 2 appassionati ballerini di tango…