CARMEN CONSOLI | Vorrei vivere pienamente superando i miei limiti

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Capelli scuri e liscissimi, pelle di luna e labbra rosso vermiglio: Carmen Consoli sul palco del Maco Festival porta anche il suo stile, lontano da tutto ciò che è scontato, perché riflette la sua identità.

Dopo aver percorso i teatri di tutta Italia, insieme a Marina Rei, in seguito all’uscita del suo ultimo album “Volevo fare la rockstar”, la cantautrice siciliana arriva a Paestum per una tappa del suo tour estivo con una band potentissima di sette elementi. Il concerto si apre con il brano che le è valso quest’anno il premio Amnesty International Italia, “L’uomo nero” in cui dice la sua sull’emergenza migranti e sull’integrazione.

Oltre agli ultimi singoli estratti dal disco. Tra Fiori d’arancio e Orfeo riarrangiate per una sessione di archi, viene fuori un piccolo concerto per sola chitarra e voce in cui prendono voce Venere e Contessa Miseria. Ma l’intensità raggiunge il picco emotivo in Autunno Dolciastro (Dal terzo album “Mediamente isterica”) e Amore di Plastica (dall’esordio “Due Parole”, datato 1996). Due pezzi che anche a distanza di 25 anni continuano a funzionare bene. «Sono la stessa Carmen di allora, solo più strutturata e ingrassata», ci dice nel backstage.

Ciò che conta è vederla imperturbabile e tosta, sul palco: oggi come allora.