MATTIA | Una prova d’autore, di pop e di quotidianità

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Un esordio autoprodotto nel pieno significato del termine. La scaramanzia di allontanare i numeri pari e quindi di immortalare solo 9 tracce… le relazioni umane in tutte le derive, dall’odio all’amore, dalle vicinanze alle distanze… e poi quel pop digitale in cui anche i suoni cementano un filo conduttore che lega a se ogni brano e tutto il concept di questo primo lavoro di inediti di MATTIA, cantautore modenese… anche se sorride e tiene una rispettosa distanza da parole impegnative come cantautore. Si intitola “Labirinti Umani” questo disco che gioca con i colori e con le visioni, gioca con quel saper fare il mestiere e con la leggerezza di una narrativa quotidiana. Ci saremmo aspettati grandi soluzioni “radiofoniche” anche se il singolo title track del disco non ha certo poche carte da giocarsi. Curato e decisamente coerente e credibile anche il video di lancio.

 

 

 

Mi viene subito da chiedere: hai scelto un dialogo “digitale” per arrangiare le tue canzoni… perché? Un po’ per essere coerente alla scena indie o perché è così che nascono ed è così che hai sempre pensato alle tue canzoni?

Sono sempre stato aperto ad ogni possibile evoluzione del mio progetto musicale. In fase di arrangiamento ho ritenuto convincente la scelta di dare una veste “digitale” ai brani sia perché molti erano i consigli in tal senso dalle persone con le quali mi sono confrontato, sia perché ritengo sia il modo migliore per confezionare un prodotto che funzioni da un punto di vista radiofonico al giorno d’oggi.

 

E invece ti chiedo: una scelta acustica, intima? Hai mai trovato soddisfazione in questo versante della canzone d’autore?

Tutti i brani che scrivo nascono inizialmente in versione acustica. La semplicità e l’intimità di voce e chitarra sono un qualcosa di magnifico in grado di trasmettere molte più emozioni di un prodotto confezionato ed arrangiato ad hoc. E mi piacerebbe lavorare ad un progetto in tal senso.

 

E mi piace sempre indagare sulla parola cantautore: per te cosa significa e quanto la senti tua?

Sorrido quando leggo questa parola accostata al mio nome. In fondo ci spero ma non bisogna abusarne troppo. Io sono più autore che cantante. Non mi reputo un animale da palcoscenico e forse la forza deriva proprio dalla creazione delle proprie canzoni.

In generale penso che il cantautorato abbia qualcosa di speciale che manca quando esegui lavori fatti da altri o, viceversa quando scrivi un brano per qualcun altro. Forse rappresenta l’incontro tra anima, idee e autenticità emotiva.

 

“Labirinti umani”, per molti aspetti, sembra un disco che celebra il passato di tanti valori. Trovo che questo lavoro cerchi di edulcorare la realtà, immaginandola come vorresti che sia… come forse sarebbe giusto… almeno questo mi è arrivato. Tu che mi dici?

L’album parla soprattutto di relazioni umane ed ogni canzone è frutto delle emozioni provate in quel preciso istante in cui le componevo. Forse, a posteriori, si può trarre implicitamente un complessivo tentativo di addolcire e migliorare una realtà che, di fatto, è ben diversa rispetto alle aspettative. Non saprei cristallizzare un’emozione in un intento. Posso dire senz’altro che nel progetto c’è tanta verità. E forse nella mia verità c’è un mondo fatto di sogni, di aspirazione a relazioni serene, di ordine e valori che non sempre è facile trovare.

 

Un disco in autoproduzione. Hai fatto tutto da solo? Come hai gestito il lavoro di un disco che non è per niente impresa semplice?

Impazzendo! Scherzi a parte, devo senz’altro ringraziare chi ha creduto in me, dalle scuole che ho frequentato, agli amici ed ai colleghi che in fase di produzione mi hanno dato una mano e preziosissimi consigli.

Il traguardo era davvero lontano e più volte ho pensato di gettare la spugna. E forse ho anche un po’ “dormito” perché ci ho impiegato tantissimo tempo. Ma credo che questo sia anche il bello di fare un qualcosa per sé stessi e non per altri. Non avere fretta, godersi la musica, prendersi il proprio tempo mi ha permesso di chiudere questo bellissimo capitolo.

E non vedo l’ora di chiudere anche il mio prossimo progetto, magari in lingua inglese!