THE  JERRY  GRANELLI  TRIO | Plays Vince Guaraldi & Mose Allison

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THE  JERRY  GRANELLI  TRIO
Plays Vince Guaraldi & Mose Allison
RareNoise RNR120
2020

Ottanta primavere, in attività peraltro, sono un traguardo vantabile da pochi, appena doppiato da veterani della batteria quali Andrew Cyrille e (quasi) Billy Hart, superato già da un po’ da Roy Haynes, trattando comunque di personalità alquanto distinte, e parlando di uno strumento necessitante vigoria e dinamica visione di gioco.

Ponendo a fuoco l’attenzione sul Nostro, Jerry Granelli vanta una iniziale formazione con l’iconico Joe Morello, un progressivo perfezionamento in tour al servizio di uno dei dedicatari, il pianista Vince Guaraldi (eminentemente attivo per l’interezza degli anni ’60, ricordato in buona parte quale autore delle musiche dei Peanuts in versione cartoon, affermatesi con grande popolarità nell’immaginario statunitense); successiva ma più duratura la collaborazione con l’altro dedicatario Mose Allison (prolifico esponente di una peculiare via d’incontro tra jazz e blues), dagli anni ‘70 fino al 2016, anno della sua scomparsa.

Batterista di lungo corso naturalizzato canadese, Granelli perviene ad una discografia da titolare nei tardi anni 2000 e, quantunque certi profili biografici ne rendano un’immagine più da mestierante di qualità che da artista d’individuale e spiccato profilo, non è mancata una fertile partecipazione concertistica e discografica che lo ha visto affiancarsi anche a forti nomi quali Denny Zeitlin, Charlie Haden, Ralph Towner o Lee Konitz tra i molti.

Se dalla line-up potremmo attenderci uno di quegli infrequenti esempi di “piano trio dal punto di vista della batteria” (almeno in termini registici) gli esiti, anche a più riascolti, non si palesano poi tali, trovando una sponda solistica esuberante (a tratti esondante) nel talentuoso acrobata della tastiera Jamie Saft, certamente poco riducibile ad un docile ruolo da comprimario, e nell’economia dell’album riesce importante con tutta una gamma di gradazioni anche il lavoro ritmico più o meno espresso del pianoforte, a latere del gioco d’interplay e dell’avvicendamento con gli altri due tipici attori della sezione di sostegno – o così ritenuta.

Con la nota pagina di Guaraldi Cast Your Fate To The Wind, il trio esordisce con calore e solennità,  introducendo la diversamente strutturata Parchman Farm, più celebrata creazione a firma di Allison (che raggiunge l’acme di tempistica tra brani di contenuta estensione), segnato da nodose increspature (ricorrenti nel corso dell’album) conferite da grancassa e contrabbasso a segnare il passo del pianoforte che impiega strategicamente il tempo nel plasmare fisionomia compiuta ed impulsiva alla tune.

Più sincopata verve ritmica e pianismo sghembo caratterizzano Baby Please Don’t Go, (da Big Joe Williams), preludendo al primo di due passaggi affidati alla sola coppia ritmica (Mind Prelude 1 e 2), in cui il contrabbasso si ritaglia un pulsante e nitido co-protagonismo opponendosi al vivace pungolo delle spazzole, tratti poi riesposti nel successivo, analogo brano.

Di tratto old-fashioned la febbricitante declamazione in Everybody’s Cryin’ Mercy, che dell’autore Allison esplicita con efficacia l’alterna ma bilanciata propensione tra jazz e blues, ed il piglio da elegante entertainment di Star Song guadagna calore nell’incorporare temperata sensualità latina. Importante tributo al canto gospel ed all’anima del Sud, Young Man Blues si apre nell’intensa declamazione a corde basse di Bradley C. Jones, sviluppandosi nelle ebbre progressioni pianistiche di Jamie Saft, le cui eccentricità riescono funzionali all’intensità umorale del brano, ritmicamente segnato dal drumming di analogo carattere ma vigile del titolare Jerry Granelli.

Ci si prepara al congedo nell’indocile miscela Your Mind is on Vacation, di capriccioso eloquio da parte della tastiera capricciosa quanto fremente e di cupa austerità nel corpo ritmico, che gradualmente costruisce obliquo senso danzante, anticipando il ben distinto carattere della conclusiva Christmas is Here, autentica celebrazione dell’arte di Vince Guaraldi, cui conferisce tributo nel recuperare una pagina, come si diceva, di condivisa memoria natalizia ormai radicata nella domestico sentimento popolare.

Un prodotto jazz in apparenza “normale” ma che già in prima lettura non lascia indifferenti, stante l’organica sintonia del combo: presente con determinante personalità in otto delle dieci misure, dalla prestazione di Jamie Saft non si può desiderare nulla di più di quanto così abilmente e generosamente profuso nella sequenza, in cui si palesano importanti il solido mestiere e le propensioni cantabili del contrabbasso di Bradley C. Jones, segnatempo indipendente per ruolo quanto sinergico allo sferzante drumset del navigato hard-bopper Jerry Granelli, sensibile nel recuperare materiali non solo dalla memoria personale e dal proprio cursus curricolare ma anche da un certo patrimonio storico, conducendo a compimento un album solido, dagli alterni umori vitali e narrativi.

 

Musicisti:

Jerry Granelli, batteria
Jamie Saft,  pianoforte
Bradley Christopher Jones, contrabbasso

Brani:

01. Cast Your Fate To The Wind 3:20
02. Parchman Farm 8:03
03. Baby Please Don’t Go 5:13
04. Mind Prelude 1  4:13
05. Everybody’s Cryin’ Mercy   3:13
06. Star Song   5:36
07. Young Man Blues   7:08
08. Mind Prelude 2   4:00
09. Your Mind Is On Vacation   4:50
10. Christmas Is Here   4:27

Link:

Jerry Granelli