SOPHIE TASSIGNON  |  Mysteries Unfold

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SOPHIE TASSIGNON
Mysteries Unfold
RareNoise  RNR  119
2020

Alla nuova prova discografica individuale, la performer belga a dimora berlinese Sophie Tassignon palesa un ventaglio creativo di trovate e visioni di cui rende ragione il sedimentato cursus artistico, tra jazz non-ortodosso e (elettivamente) avant-garde e orizzonti sperimentanti, coltivato in almeno quindici anni di testimonianze discografiche, concertistiche e teatrali, di dimensione sia personale che associativa.

Il generale titolo “Mysteries Unfold” discende dall’idea dell’Autrice che ciascuno dei brani elaborati “disveli i misteri” di un inconscio collettivo; tematicamente, si è inteso valorizzare l’incanto della dimensione mistica, ma soprattutto la femminilità intesa nei suo caratteri archetipici ed il “senso di sorellanza condiviso nel corso dei secoli”, accogliendo diversificate influenze, dal canto antico alla musica elettroacustica, ricorrendo anche all’impiego di idiomi differenti nel cantato.

Esordendo in una sorta di canto armonico, l’introduttiva Guby Okayannie, antico canto di battaglia delle steppe, acquisisce forza declamatoria magnificando la struttura medievaleggiante del tema, accrescendosi per irradiamento di grande luce interiore.

Tra i picchi di più intensa partecipazione interpretativa, Jolene dall’originale della “naturalmente esuberante” Dolly Parton rimodella il tono emotivo solo in apparenza da hit per cow-boys, recuperandone la straziante valenza di dramma sentimentale.

Aprendo la serie firmata da Sohie, erompe ex abrupto l’effervescenza (ed il tono lieve) dell’appagante Don’t be so shy with me, che ci riporta ad un esilarante clima anni ’20 (del Novecento) e in cui la voce sostiene sia la linea melodica che (mercé un ingegnoso overdubbing) anche la polpa ritmica; ancora a firma della vocalist la rada e misticheggiante esposizione in Descending Tide, apparentato al canto sacrale d’ascendenza celtica o più estensivamente nord-europea.

Witches (da Margo e Michael Timmings dei Cowboy Junkies) è drammaticamente resa dalla polifonia a cappella che iperbolicamente si distacca dalle sue origini rockeggianti.

Introdotta da cinguettii e suoni naturalistici, La Nuit è uno dei passaggi atmosfericamente più pregnanti, il cui tono ipnotico, goticheggiante e notturno è tra gli elementi fondativi del dominante impianto metafisico.

Tra i passaggi di maggior implicazione, una sorta di “resuscitazione” del suggestivo largo di Vivaldi Cum Dederit (tratto dal Nisi Dominus, qualche secolo dopo anche nella colonna sonora di Dogville di Lars von Trier), che disvela del Prete Rosso un inabituale spirito esoterico (in verità già valorizzato anche da alcuni classicisti) che passa indenne, anzi guadagna peculiare fascino dal trattamento in destrutturazione senza sacrificarne la linearità operato da Tassignon, che per l’occasione ha assemblato fino a 88 distinte piste vocali. Si perviene all’epilogo con l’ultima pagina autoriale della cantante, l’eponima Mysteries Unfold , vivente dell’intensa tessitura polifonica a supporto della nitida linea vocale principale, in un generale clima intimistico.

Lungo un’estensione contenuta (di poco superiore ai 30 minuti) il presente album (di fatto uno one-woman show) dispensa un differenziato ed apprezzabile saggio creativo, idoneo ad consolidare ed aggiornare il profilo della vocalist e ricercatrice, rilasciandone un articolato lavoro improntato a verace spirito di ricerca, non antitetico ad accessibilità e fruibilità. Da conoscere.

 

Musicisti:

Sophie Tassignon, voci, elettroniche

Brani:

01. Gubi Okayannie
02. Jolene
03. Don’t Be So Shy With Me
04. Descending Tide
05. Witches
06. La Nuit
07. Cum Dederit
08. Mysteries Unfold