SERGIO ARMAROLI | Vibraphone solo in four part(s)

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SERGIO ARMAROLI
Vibraphone solo in four part(s)
Dodicilune dischi Ed 536
2023

“Euritmia del possibile” e ancora “campo armonico cangiante, in movimento: probabile, immaginario”: potremmo ritenere quanto sopra espressioni pittoresche nonché eccentriche, non fosse che possiamo considerarci avvezzi alla fluviale capacità discorsiva del vibrafonista, esteta, autore ed insomma artista plurimediale Sergio Armaroli.

A seguire una già nutrita serie di produzioni, ed in contemporanea ad ulteriori novità, peraltro molto diversificate, il presente “Vibraphone solo in four part(s)” lo vede per la prima volta concentrato sul proprio strumento a lamine, cui devolve una sorta di riflessione (se non di saggio), ed in cui non potremmo escludere anche una componente confessionale. “Il solo è anche una dimensione confessionale, di confessione ed introspezione, e per questo motivo chiedo una grande disponibilità e pazienza da parte dell’ascoltatore che è complice di questa mia solitudine e urgenza” come apprendiamo dal concorde commento di Armaroli.

Inoltre: “Un album in solo nasce sempre da una necessità molto personale, intima e privatissima; soprattutto dopo una ricerca più che ventennale attraverso e con il vibrafono, lo strumento che mi ha accompagnato in tutti questi anni e che meritava un focus speciale, un punto d’arrivo o meglio: un approdo momentaneo. Così nell’aprile passato, dopo un lungo periodo di studio e di solitudine, mi sono ritagliato una giornata solo per me con il mio vibrafono e nient’altro, quasi in un voler ‘mettersi alla prova’ – una prova di contatto e non di bravura s’intende, una prova di esistenza concreta e reale invece, partendo da una domanda fondamentale, dimenticando così tutto ciò che si è imparato nel tempo e semplicemente ‘stando’ con il proprio strumento: in solitudine”.

La quadripartita sequenza apre su un esteso passaggio (che da solo avrebbe conferito contenuto e ragioni ad un lato di un vecchio LP), per il quale le dimensioni introspettiva e confessionale, come nelle premesse, sembrerebbero calzanti ma non esaustive nel connotare tratti più estensivi e quanto meno polistilistici lungo una fluente esternazione idiomaticamente affrancata dai rigori rispetto ad un inquadrabile canone formale. È piuttosto al jazz ‘stricto sensu’, oltre che in parte old-fashioned, che penseremmo nella fruizione del secondo passaggio (#2), increspato da gorghi ritmicamente animati e spesso di tratto swingante. In parte sulla falsariga del precedente si articola il terzo passaggio (#3, o nuovamente anonimo) di passo più trattenuto ed in apparenza segnato da più ‘impasses’ di progressione, quasi una sessione onirica agitante.

Ancora di grande estensione il quarto e conclusivo passaggio (#4), aprente su una materia più acquea ma aggregantesi su trama aperta e con incedere ondivago, tornando a suggerire uno dei caratteri discorsivi e figurativi del Nostro quali la dimensione labirintica.

Dovessimo ricercare nella discografia all’incirca contemporanea una qualche analogia, il primo ricorso andrebbe pressoché naturalmente al ponderoso album “Maquishti” della vedette Patricia Brennan, ma se ne rileverebbero soluzioni ben distintive, e se nel più esteso programma della solista messicana predomina la diversificazione di mood, servita da ricerca nella coloristica spettacolarità, fino ad artifici elettronici, è palese e dominante nella prova in solo dell’artista milanese una dominante austerità e un differente investimento artigianale nel cimento con lo strumento, eminentemente auto-centrico e investente (come nelle note) su un articolato dialogo interiore, non potendosi escludere implicazioni, oltre che confessionali, auto-disciplinari ed auto-analitiche.

Ed è nei sensi di quest’ultima grande, anzi sterminata cultura che ancora torniamo alla dimensione del labirinto, di nuovo nelle parole di Sergio Armaroli: “Labirintico come conseguenza di un intrecciarsi di pensieri, atti, gesti… ma confesso anche di perdermi spesso nel labirinto, trovando soluzioni possibili anche se non credo di essere andato oltre un istinto che mi ha sempre accompagnato dall’inizio, unito a un piacere della ricerca e della scoperta dentro e con il suono. L’uscita dal labirinto è forse la soluzione, sempre rimandata ma attesa come uno stato quasi miracoloso di illuminazione sonora e spirituale. Per ritornare sempre a una dimensione più quieta, ragionevole, borghese come questa nostra conversazione … e la soluzione, se vuoi, è l’ascolto e il riconoscersi nel dialogo.”

 

Musicisti:

Sergio Armaroli, vibrafono

Tracklist:

01. Vibraphone solo in four part | #1
02. Vibraphone solo in four part | #2
03. Vibraphone solo in four part | #3
04. Vibraphone solo in four part | #4

Link:

Sergio Armaroli

Dodicilune Dischi