ROSSELLA ALIANO | Eterea “Blood Moon”

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Vi presentiamo un disco assai particolare se consideriamo che proviene dalla vena creativa di una cantautrice fino ad ora impegnata in progetti dalle tendenze folk, popolari e a tratti fortemente castellane… direi che Rossella Aliano ha sorpreso tutti se da brani come “Taranta’s prayer” passa a cortometraggi musicali come il singolo di lancio “Giuda”. Sorprende da più parti quando la metamorfosi di un’artista accoglie in se due mondi apparentemente lontani… e qui citerei Alan Sorrenti e i suoi esordi assolutamente inimmaginabili pensando a hit della pop disco come “Figli delle stelle”. La Aliano comunque non abbandona totalmente quest’aria medievale che ritroviamo in brani come “Ali di ferro” o “Neve”, anche se per il resto delle 12 tracce inedite comunque fa mostra di scenari industriali, digitali, futuristici… basti ascoltare l’apice di tutto che è nella canzone finale “Real” (unica cantata in inglese) o in ballad post-atomiche come “Anelli” e tanto altro…un disco lungo, forse troppo lungo per i contenuti assai impegnativi che offre in ogni istante di suono.

 

 

Dando un occhio alla tua carriera…prima e dopo questo esordio come cantautrice. Possiamo parlare di “Rivoluzione”?

Direi “evoluzione” più che rivoluzione. Ho sempre scritto io le cose che ho cantato, l’esordio personale è solamente un dettaglio.

 

Un disco lungo, intenso e ricco di tantissimi spunti di analisi che quasi sembra avere più facce e più personalità. Allora ti chiedo: qual è il momento di questo disco che maggiormente ti rappresenta?

Il disco ha un filo conduttore ben preciso, comincia con Adam, dove si racconta la genesi umana per concludersi con Real, il risveglio alla realtà ultima in chiave metaforica. Non c’è un momento che mi rappresenta maggiormente, è una sorta di racconto con prologo ed epilogo, se proprio devo rappresentarmi in una fase potrei collocarmi in quella centrale del disco, in Anime e draghi per esempio, dove il protagonista è Rudi, personaggio di un app a cui parlo, assolutamente inconsapevole e anaffettivo, l’illusione pregnante è che attraverso la tecnologia vogliamo illuderci di riempire un vuoto quando in realtà stiamo aprendo una voragine.

 

L’incontro ed il lavoro con il Blood Moon Project (da cui il titolo del disco) è stato un caso o un progetto che avevi in mente di realizzare? In altre parole, questo disco è figlio di un incontro o di una direzione scelta e voluta?

Blood Moon Project è il collettivo di musicisti che mi segue nei live e con cui ho realizzato il disco, tutto è nato in contemporanea, la scelta artistica è successa, mi sono innamorata dei synth e dell’elettronica e di conseguenza ho scelto i musicisti più adatti ad eseguire il genere, e non potevo trovare di meglio.

 

 

Hai mai pensato di rendere acustiche queste sonorità?

Al momento no, sono nate così le canzoni, alcune anche da un suono di tastiera ben preciso, certo, tutto può essere eseguito in maniera acustica, ma rischierei di snaturare la composizione; mi piace essere quanto più fedele all’idea originaria. Poi tutto puo’ succedere…

 

Eppure l’uomo nella sua evoluzione potrebbe prendere moltissime strade. Da quel che credo d’aver capito nel tuo ascolto, trovo che alla fine del viaggio l’uomo conquisti la rinascita e si riappropri della sua coscienza. Sbaglio? Non potrebbe esserci un altro finale?

Esatto, il fine ultimo è proprio quello di reintegrare la propria coscienza. Mi rifiuto di pensare che possa esserci un altro finale, il male puo’ vincere qualche battaglia e al momento puo’ risultare di gran lunga in vantaggio, ma la luce le tenebre le dissolve, e la nostra volontà insieme alla consapevolezza determineranno la vittoria che consiste nel ritrovarci e ricordarci veramente chi siamo. Nessun finale alternativo.

 

Come ho appena dimostrato, avventurarsi in una disco così personale e filosofico significa anche perdersi in mille processi e mille sfumature. Ma alla fine è la musica il linguaggio comune. Pensi sia questo il motivo che rende leggibile anche testi impegnativi come i tuoi? Se non ci fosse un filo conduttore comune a tutti, cosa accadrebbe? Anarchia totale?

Non credevo d avere scritto un disco tanto impegnativo, ho imparato a non sottovalutare la gente… anche se la maggior parte di coloro che sembra apprezzare la canzonetta è sicuramente in grado di comprendere altri linguaggi e altri messaggi. Il disco è leggibile un po’ per tutti credo, c’è tanta melodia, tanta contemporaneità. Magari è un disco che va ascoltato non una volta, ma come si faceva un tempo, ascoltato e riascoltato. Oggi è vero che è tutto veloce e deve tutto essere fruibile in maniera istantanea, ma se si vuole approfondire qualcosa bisogna pur fermarsi un attimo.