ENRICO RAVA (E ALBERTO RIVA) | Note necessarie (Come un’autobiografia)

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ENRICO RAVA (e Alberto Riva)
Note necessarie (Come un’autobiografia)
Minimum Fax
2004

Immergersi nella lettura di Note necessarie è un pò come rivivere tutti gli ascolti – su disco e dal vivo – vissuti con la musica di Enrico Rava. Diverte riscontrare quanto ciò che afferma Rava risulti vero, sentito, autentico, esattamente come la sua musica emoziona per la sua sincerità. Le note necessarie del titolo sono quelle che Joao Gilberto gli suggeriva di suonare, evitando di lasciarsi andare in prolisse quanto inutili escursioni solistiche senza fine e – soprattutto – senza poesia.
Dalla giovinezza vissuta a Torino (dopo la nascita e i primi tre anni a Trieste) in una famiglia di piccoli imprenditori fino al primo approccio al jazz, dagli ascolti di Louis Armstrong e Bix Beiderbecke a quelli della musica di Miles Davis e Chet Baker, dagli esordi come musicista alle esperienze con Gato Barbieri e Steve Lacy, dall’Argentina a New York fino al ritorno in Italia ed all’affermazione come leader ed artista di livello assoluto anche in patria, Enrico Rava ci racconta la sua vita facendo sì che ciò si riveli un pretesto per tirar fuori la sua idea di musica ed i suoi spassionati pareri su molti illustri colleghi.
Si legge sulla quarta di copertina: “Sento una somiglianza tra il mio modo di essere e quell’aspetto duplice, di dolce e amaro che aveva Armstrong”… cosa che in qualche maniera trova riscontro in quella prima frase di “West End Blues” che Satchmo registrò negli anni Venti e che abbiamo ascoltato suonare da Rava durante il riscaldamento prima di un recente concerto.
Un aspetto importante che Rava ha mostrato di sè negli anni è stata la sua capacità di vivere le varie esperienze artistiche ed il suo sviluppo linguistico come un qualcosa che, pur svariando dalla melodia più spiccata all’improvvisazione anche radicale, ha rappresentato un unicum in cui avanguardia e tradizione non possono scindersi, rappresentando una l’evoluzione (anche ciclica) dell’altra.
Infine, va fatto notare quanto il cd allegato al libro costituisca un’antologia particolarmente significativa (quanto inevitabilmente non esauriente oltrechè superflua per chi – come chi scrive – possiede quasi tutti i dischi del Nostro), soprattutto per chi si avvicina per la prima volta alla musica di un artista che ha scritto un lungo capitolo della storia della musica jazz in Italia.