Nuovo disco per Gianluca Lo Presti, nuovo disco per Nevica che torna con “Quanti”, lavoro in bilico tra una sottilissima psichedelia e post-rock (con le dovute virgolette) e quella melodia che spesso richiama alle forme abitudinarie. C’è la riflessione, c’è il dolore e la sua esorcizzazione, c’è l’orizzonte aperto e c’è una produzione sofferta dentro e liberatoria in superficie. “Quanti” è un nuovo disco per Lo Presti, nuovo in tanti sensi. Nuovo anche per noi che eravamo abituati ad associarlo a sperimentazioni prive di forma consueta e voli pindarici di acide visioni strumentali. Ora c’è calma, non piatta ma in attesa di esplorare…

 

 

Parliamo prima di tutto di produzione. Oggi un tema caldo soprattutto dentro un periodo ricco di difficoltà e restrizioni. Com’è nato “Quanti”?

Il disco è nato subito dopo che mio padre è venuto a mancare a metà 2019. Siccome mi ha sempre sostenuto come musicista mi sembrava giusto fargli un sentito omaggio.

Come spunto ho utilizzato dei vecchi nastri con la sua voce che hanno dato ai pezzi un potere molto evocativo. Scriverlo è stato anche un modo per esorcizzare il dolore della perdita.

La tua voce ci colpisce ma non so bene se essere sicuro di questa impressione. L’abbiamo trovata più pulita, più “pop” in qualche modo… vero?

Più “pop” non saprei perché da anni rifuggo totalmente da questo concetto per la mia musica (sorriso). Probabilmente più pacata, più serena… questo sì, è diversa dai dischi precedenti.

La ricerca e la sperimentazione? In questo lavoro che posto prendono?

Più o meno in tutti i miei dischi c’è un forte desiderio di ricerca di nuovi mondi sonori ed espressivi. Forse in “Quanti” maggiormente già dal fatto di togliere la batteria e usare solo percussioni e poi il costante uso dell’elettronica che permette di esplorare suoni molto diversi tra di loro.

Dal vivo sta uscendo questo disco?

Al momento no, anche se ho pronte delle versioni un po’ differenti rispetto alle originali usando una loop station per adattarle meglio a una performance live che spesso eseguirò da solo.

Altro tema caldo di questi tempi. Lo streaming gratuito e tutte le forme liquide della musica che abbiamo imparato a considerare normali. Piano piano viene alla luce chi dice di no. Tu come la vedi?

A me fa ancora impazzire l’idea di toccare fisicamente un cd o vinile di un mio album,

mi provoca disorientamento psicologico averlo solo in streaming, un qualcosa di impalpabile… ma sai è colpa della mia generazione abituati sempre al supporto fisico non riesco a farne a meno! (sorriso).