FRANZ FALANGA | Nella terra dell’U. Storia di Giovani e del Jazz a Bari

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Franz Falanga
Nella terra dell’U. Storia di Giovani e del Jazz a Bari
Menabo', Pescara - 2004
2008







Nella Terra dell’U e’ una storia particolare.
La Terra dell’U e’ un continente di suoni, sapori, odori e colori estinto. La testimonianza che il suo ex-cittadino, nonche’ esule nella Terra senza la L, Franz Falanga ci tramanda e’ di rara bellezza e intensita’. Gia’, a volte le Terre piu’ belle e intese si perdono o si estinguono, ma non si dissolvono completamente perche’ l’eta’ – e piu’ di ogni altra cosa la memoria – ha quel raro dono di trasformarle in leggende o, se proprio vogliamo, in Storia. Ma la Terra dell’U e’ un continente che per qualche altro strano gioco del destino e’ appartenuto anche a chiunque legga questa Storia. Gia’, a volte le Terre piu’ belle e intense si portano dentro senza saperlo come una forma di memoria collettiva dimenticata e assopita, ma c’e’ chi, sensibile piu’ di altri, ha quel raro dono di far riemergere a galla pezzi di Storia – ma preferiamo dire pezzi di Storia di Storie – che questo dannato presente vorrebbe occultare. Nella Terra dell’U e’ allora un’incursione, a ritroso e in profondita’, in un continente che e’ (stato) popolato di fantastici personaggi e di curiosissime presenze. È una forma – maieutica e penetrante – di farci capire che nella Terra dell’U si vive una volta sola e fino in fondo.


Nella Terra dell’U e’ una storia di giovani.
Verrebbe da dire che e’ la storia di gente che aveva ed ha il gusto per la vita, in ogni piatto in cui essa si presenta. Nella Terra dell’U, i giovani sono giovani per davvero o forse non lo sono mai stati o forse lo saranno per sempre. Insomma, non pensano in termini di presente-passato-futuro, volano lievi sulla vita, le sue faccende e le sue fatiche, senza vedere l’esistenza come una corsa a tappe. Fischiettano tutte le musiche che conoscono, ridono, scherzano, scendono in piazza, si raccontano le barzellette e sono semplici amanti della vita, i giovani della Terra dell’U. Destreggiano i loro sogni come argonauti che affrontano astrali viaggi utopici, sfidando cosi’ con un senso dell’ironia disarmante cio’ che oggi e’ ‘tragica’ realta’. Ma questa e’ storia! Quella che vogliamo che vi/ci venga raccontata! Nella Terra dell’U e’ dunque un’incursione, a ritroso e in profondita’, in un modo di vivere la vita che dovrebbe essere ripresa sui banchi di scuola e insegnata “finchesipuo'” e ovunque.


Nella Terra dell’U e’ una storia di jazz.
“Mio papa’ dice che la storia e’ fatta dalla gente comune e non dai grandi nomi. Se non ci fossero stati Tonino, Luciano, Ginetto, Pinuccio, Antonio, Umberto, Tito, Michele, Vito, Ettore, Angelo, Giosue’ e tanto altri, forse la storia della musica jazz a Bari avrebbe avuto ben altre connotazioni. Le valanghe nascono facendo rotolare una pallina di neve sul pendio.” Parole sante e meno male che c’e’ qualcuno che le dice. Nella Terra dell’U la musica la fanno i musicisti, non le etichette, i distributori, i negozi, i recensori, i critici, il pubblico, gli storici. Quella che si legge Nella Terra dell’U e’ una storia di chi vive e ha vissuto e ama il jazz, non di chi lo fa e di cosa e’. In questo, e’ una storia di jazz degli amanti del jazz e non del jazz dei professionisti del jazz. È il diario di bordo di una generazione di musicisti baresi jazz tradizionali (se vogliamo dilettanti) non professionisti, il cui motto e’ stato “non e’ importante cosa si suona, ma come si suona”. Nella sua non-pretesa, il ritratto di questa generazione che il volume ci restituisce e’ davvero importante perche’ celebra un altro palcoscenico, colpevolmente ignorato nelle sedi accademiche, ma comunque importante. È la storia di pionieri che Dalla Terra dell’U sono partiti per scoprire un nuovo mondo e nuovi suoni. Il jazz e’ stata la loro rivincita su un passato oscuro (il Novecento e’ pieno di buchi neri!). Il loro viaggio e la loro avventura sono testimoniati in questo documento che e’ importante perche’ ne ricostruisce umori e sapori. È una storia che delinea il profilo del jazz in un particolare contesto, in una particolare epoca, di un particolare gruppo di persone. È qualcosa che e’ stato cosi’, ma che avrebbe anche potuto essere diverso, chiaramente. Se il jazz e’ il tema, Nella Terra dell’U ne e’ una variante, piena di swing, di donne e di lacrime.


Nella Terra dell’U e’ la storia di un uomo di nome Francesco “Franz” Falanga.
Nella Terra dell’U c’erano alcuni conti da saldare e con questo libro Falanga l’ha fatto. Ma questo e’ un fatto davvero personale perche’ come tutte le storie che si convengono anche questa e’ la storia di una storia, o la storia di tante storie…una storia saporita, da assaporare lentamente, con gusto. In ogni caso, Falanga stesso fornisce ingredienti, ricette e consigli su come preparare e gustare i propri piatti musicali. E sono molto saporiti.


Ancora una piccola cosetta. Nella Terra dell’U ha una colonna sonora, io almeno l’ho sentita. Ne trascrivo alcuni versi.


Fisarmonica…
“Aeronautico e’ il cielo, vuoto abissale sara’, senza orologi quel viaggio, fra stelle e cenere andra’, e l’ultima donna che avremo un giardino ci sembrera’, si’ proprio l’ultimo approdo di terra, l’ultima donna sara’, l’ultima donna sara’…L’ultima donna che avremo, l’ultima donna che noi per ultima abbracceremo e il nostro corpo godra’ l’ultimo bagno di vita, di champagne e di sudore. L’ultima femmina e poi sara’ finita, l’ultima volta per noi, l’ultima volta per noi. L’ultima donna che avremo se non e’ bella fa niente, se buffa e grassa vedremo, se resta o seria o se mai insieme a noi si sganascia dal ridere su questa vita, questa vita bagascia, questa vita che va, su questa vita che va…
La prima donna era un lampo, un lampo di luna sul giorno, un universo, un enigma, un lungo aspettami e torno in un miagolare di Lady be good. L’ultima donna e’ un problema diverso, un’altra cosa sara’, un’altra donna sara’…
Aeronautico e’ il cielo, vuoto abissale sara’, senza orologi quel viaggio senza orologi quel volo fra stelle e cenere andra’, e l’ultima donna che avremo un giardino ci sembrera’, si’ proprio l’ultimo approdo di terra, l’ultima donna sara’, l’ultima donna sara’…”

(…Questo, almeno, e’ quello che mi ha detto mio padre…)




Recensione CD Southern Jazz Ensemble: In Concerto