LIBERTANGO 5tet | Point Of No Return

LIBERTANGO 5tet
Point Of No Return
TRP Music
2021

Già il nome del gruppo – Libertango 5tet – è particolarmente impegnativo e non può non essere esplicito riferimento al grande Astor Piazzolla, che seppe reinventare e dare nuova linfa al tango argentino spostandolo in chiave jazz.
E, a dire il vero, se si ascoltassero i brani Five Of Four Tango oppure Dr. Thomas del De Vita – tutte le composizioni del disco in questione, Point Of No Return, sono originali, del pianista e fisarmonicista Francesco Cali e del chitarrista Gino De Vita – senza sapere esattamente di chi e che cosa si tratti, verrebbe da pensare a degli inediti usciti postumi da un cassetto dimenticato del compianto Astor.

Non è così, ovviamente, ma, a dirla tutta, è bello sapere che ci sono in Italia, in Sicilia in particolare, musicisti di spessore, come i Libertango, che ripercorrono e continuano con amore il percorso artistico e gli insegnamenti del grande autore di tango argentino, che ne sviluppano la verve compositiva con il dovuto rispetto ma apportando la giusta dose di innovazione e contaminazione come verosimilmente, maestro dell’innovazione e della contaminazione, avrebbe fatto lui.

Non è così anche perché l’assortimento di brani del disco non si ferma al prezioso omaggio alla tradizione del tango jazz, ma si sviluppa su diversi fronti, abbracciando generi diversi e si confronta e contamina con svariati gusti musicali, col samba di Point Of No Return, con alcuni raffinati sconfinamenti nel melodico, in I’ll Be There, con la partecipazione della formazione di archi TRP Studio Orchestra, in Three Lights e Life And Death di Cali, con un po’ di swing – che fa sempre bene – in Three Brothers, un po’ di rock “onirico” in Mal D’Afrique, che mostra di aver preso più di  qualche lezioncina dai Pink Floyd.

In particolare due strumenti, il flauto traverso di Marcello Lanza e la fisarmonica del Cali, che richiama molto da vicino il bandoneon, strumento di origine germanica ma entrato di diritto nella tradizione tanguera argentina, ricordano molto da vicino le sonorità di Piazzolla. A completare l’ensemble ci sono Giovanni Arena al basso acustico ed elettrico e Ruggiero Rotolo, che supporta con maestrìa le escursioni ritmiche più diverse del quintetto, oltre ai già citati maestri d’archi della TRP Studio Orchestra a supporto del brano I’ll Be There.

 

Musicisti:

Francesco Cali, pianoforte, fisarmonica e arrangiamenti
Gino De Vita, chitarre acustica ed elettrica
Marcello Lanza, flauti e sax
Giovanni Arena, basso acustico ed elettrico
Ruggero Rotolo, batteria
TRP Studio Orchestra, archi

Tracklist:

01. Five or Four Tango
02. Point of No Return
03. I’ll Be There
04. Alysia’s Dance
05. Three Lights
06. Three Brothers
07. Mal d’Afrique
08. Dr. Tomas
09. Life and Death
10. Tango for Sigfred

 

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Maurizio Spennato
In principio furono un mangiadischi e un registratore a nastro, con cui “rubare” la musica, che all’epoca non era a portata di orecchio come oggi, dalla TV, dalla radio e, dai dischi prestati da amici, parenti, compagni e, in seguito, colleghi e conoscenti. Quando sentii “Il Primo Giorno di Primavera”, dei Dik Dik (sull’onda stilistica di “A Whiter Shade Of Pale”, dei Procol Harum, a sua volta ispirata alla progressione armonica dell’Aria Sulla IV Corda, di J. S. Bach) da una ”band” di periferia, mi folgorò il suono dell’Hammond, che mi spinse ad iscrivermi ad una scuola di musica. Oltre ai fondamenti della musica, conobbi e familiarizzai con organo, pianoforte e tantissimi strumenti musicali di cui non avevo idea (e, tra differenze e similitudini, mi innamorai di ciascuno di essi), con la Canzone Napoletana classica ma anche con quella moderna, di Renato Carosone, e con le riletture di Peppino Di Capri e di Fred Bongusto. Quando scoprii di avere un discreto orecchio musicale, abbandonai lo studio e mi buttai nei primi complessini di ragazzi. Finita questa stagione, rimase l’ascolto dei dischi e della musica in generale dove imparavo ad apprezzare le differenze delle contaminazioni tra generi e le influenze della Bossa Nova, del Blues, del Jazz e del Rock sulla musica Pop. Da allora non ho mai smesso di raccogliere musica - in una collezione di oltre 2000 dischi – di ascoltarla, “osservarla” e “studiarla” criticamente e di descriverla, documentarla e trasmetterne, anche visivamente attraverso la fotografia, tutte le emozioni che riesco a coglierne nei concerti “live” che ho l’opportunità di seguire.