Il “JAZZ APPEAL” DI NICOLA CONTE AL BLUESTONE

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Nicola Conte attende l’inizio del suo concerto all’ingresso del Bluestone di Napoli, fuma con sguardo serioso ed un’aria che potrebbe sembrare quasi altezzosa, saluta il solito fan che lo avvicina e quasi lo distoglie, col suo entusiasmo, da una sorta di concentrazione mistica prima dell’ingresso sul palco.

Uomo d’altri tempi Nicola Conte, elegante nel suo abito scuro quasi come quei jazzisti degli anni ’50 ai quali si ispiro’, fino a farsi cultore, scopritore, vero e proprio produttore di musica e musicisti.

Se gia’ in gioventu’ da’ segno di precorrere i tempi fondando “FEZ” – centro culturale e di contaminazione di idee, da dove parti’ un’avanguardia musicale fondata sulla riscoperta dei classici riascoltati da preziosi vinili, da lui rispolverati e trasformati in pindariche esecuzioni jazz remix, negli anni a seguire arriva nei CLUB in veste di un sofisticato d.j. capace di far entrare nelle dance floor il jazz sound in salsa elettronica, diffondendo la cosiddetta “club culture” in un mood chill out.

Dopo poco intraprende un’altra avanguardistica impresa, deciso a ottenere effetti elettronici dagli strumenti tradizionali. Nasce nel 2000 “JET SOUND” (jazz, bossa, colonne sonore, note psichedeliche) e numerosi altri remix nu jazz.

Il suo eclettismo musicale ne fa anche un silenzioso produttore (per “Garota Moderna” di Rosalia de Souza) o sicuramente il “regista”, per conto della label Schema Record, di numerosi gruppi cui aggiungera’, alla lezione dei classici, un tocco chic e raffinato con un occhio sempre puntato al modern jazz.

Primo italiano prodotto dalla jazz label Blue Note con “Other Direction” del 2004 con il quale riesce ad esprimere piu’ concretamente il suo amore per il jazz anni ’50 e ’60, il blues, la musica italiana delle colonne sonore (Ennio Morricone, Pietro Umiliani, Armando Trovajoli, Piero Piccioni), “sound do Brasil”, l’easy listening e infiltrazioni di musica etnica.

La teoria di Nicola Conte e’ quella delle “contaminazioni necessarie” per fare ricerca di suoni che confluiscano in una sorta di “ritorno al futuro”, elettronici revival, pungenti e avanguardistici vintage, un jazz che fa scintille ed e’ talvolta irrequieto, talvolta sentimentale, modale, sempre di classe.

“Rituals” da’ in via alla serata, brano che e’ anche il titolo del terzo album da solista di Nicola Conte, pubblicato per Schema Records nel 2008, in cui per la prima volta il musicista barese sente l’esigenza di comporre musiche e testi in una versione del tutto personale e sempre modernista, visto il suo background musicale e culturale, cui unisce poetiche ispirazioni che vanno dall’inglese Dylan Thomas all’americano Langston Hughes (il quale sperimento’ personalmente la prima formula di live jazz reading, recitando le sue poesie in diversi locali pubblici per gente di colore, soltanto con l’accompagnamento di un pianista).
Nicola Conte si presenta subito: romantico, sempre elegante, esteta e narciso, un pò “blue”, finemente swing, sottilmente drum’n’bass.

E’ la volta di “Macedonia”, nota composizione scritta 40 anni fa del trombettista di Belgrado Du