FUNK OFF: ‘Una banda cosi” e gli altri dischi…

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Io
credo che al mondo/ non esista un’altra banda/ che suona i fiati, salta
e balla/ guardate un pò se voi vedete/ in giro un’altra banda/ che
marcia il funky scherza e balla.


01. Funky made in Vicchio
02. Un puzzle di 15 pezzi + 2
03. Intervista a Dario Cecchini
04. ‘Una banda cosi” e altri dischi…
05. Le 50 VERITA’ di Dario Cecchini

 

Io credo che al mondo/ non esista un’altra banda/ che suona i fiati, salta e balla/ guardate un pò se voi vedete/ in giro un’altra banda/ che marcia il funky scherza e balla.

Cosi’ Dario Cecchini definisce la sua Marchin’ Band nel brano “Una banda cosi'”, dal suo ultimo disco, ugualmente intitolato, sintetizzando un pò le abilita’ del suo folto gruppo di fiati, “ballerini” ed esecutori ormai incalliti di rock, jazz, funk, hip hop, soul, jungle, swing e dance!!


 

Un repertorio variegato stilisticamente e proveniente da precedenti progetti e dall’originario studio di alcuni sassofonisti come Nick Brignola, iniziale riferimento per Cecchini riguardo al linguaggio armonico e strumentale, e Pepper Adams ultimo luminare nel suo percorso di studio e ispirazione. Ma Cecchini si pregia di aver inventato uno stile speciale definito Funk Made in Vicchio. Vicchio infatti e’ il paesino in provincia di Firenze da cui proviene la maggior parte dei 15 componenti della Band i quali hanno rielaborato insieme al band leader tutto il linguaggio della black music in stile italiano, anzi, Vicchiese!! Dal momento che la band e’ un diretto prolungamento della Vicchio Folk Band, la banda del paese.


 

Cosi’ la girovaga formazione di soli fiati e percussioni si trasforma in una Marchin’ Band con un’operazione basata su interpretazione ed esecuzione: basta cambiare i fraseggi, modernizzare la sezione ritmica, ballare, ma soprattutto, pensare in “nero”. Ed ecco a voi i Funk Off! Certo non basta una buona idea, ma l’energia e del sano buon talento non mancano ai “funkoffiani” di Vicchio.

A confermare questa direzione, arriva “Cannonball Answers”, il vero tocco di classe del disco. Cannonball e’ il soprannome di un altosassofonista che si e’ ampiamente dedicato a sviluppare il soul jazz con accenti di hard bop integrato a elementi derivati da gospel ed Reamp;B. In realta’ si tratta di una citazione classica e ambiziosa da parte di Cecchini, che vi ha certamente trovato sintonie con la sua ricerca: Cannonball era Julian Adderley, contraltista di Miles Davis che in “So What” (Kind of Blue) ha lasciato uno dei suoi assoli piu’ determinanti.


 

Nel disco sono presenti interessanti contaminazioni e collaborazioni come nel brano intitolato “Where’s the Salsa” dove compaiono Horacio “El Negro” Hernandez e Frabrizio Bosso. L’accenno latino fa capolino piu’ volte nel brano e quando Hernandez inizia il suo assolo, la sua batteria potrebbe reggere l’intera sezione ritmica della band. Dal canto suo Bosso non delude, tratta le cellule ritmiche con originalita’ ricadendo sempre all’uno oltre a stupire per la sua agilita’. Altro ospite di tutto rispetto, Antonello Salis. Il brano “Ferreri” inizia con una cellula ritmica accennata dal sax contralto e doppiata dal secondo alto, e finisce percorrendo al contrario la stessa cellula ritmica, in diminuzione fino al solo sax alto. In mezzo c’e’ la fisarmonica di Salis, un misto di free jazz e hard bop con suoni strisciati a cui si affiancano a tratti tremolanti sassofoni ad imitare il suo linguaggio insofferente a qualunque genere.


 

Chiude il disco un altro ospite sfacciato, il trombonista Gianluca Petrella. In “Waking up at UJ” l’aspetto provocatorio del suo personaggio e della sua musica, che stanca in certi contesti, qui si amalgama perfettamente al Funk Made in Vicchio.

 

 

Anche negli altri tre dischi i Funk Off hanno arricchito le loro prestazioni con ospiti in sintonia con il loro modo di fare musica.


 

In ordine:

Uh Yeah e’ un lavoro coinvolgente, ma risente dell’innocenza della prima esperienza. Il suono della band e’ riconoscibile ma non raffinato come nell’ultimo lavoro e gli arrangiamenti piu’ centrati su un linguaggio bebop soprattutto nei brani con gli ospiti: Rudy Migliardi (Oklahoma), Gege’ Telesforo (Get the funk) e Marco Tamburini (The cool waitress e Growin’up).


 

Little beat. La struttura comincia a cambiare, anche qui 17 brani e negli special guests vecchi amici: Gianluca Petrella (Boppin’ e Little Beat), Marco Tamburini (Nothing To Say e Little Beat), Gege’ Telesforo (If U Wanna Dance e Rough Ridin’ Daddy), Maurizio Giammarco (Friendship e Little Beat), Crystal White (Rough Ridin’ Daddy). Accenni latini alternati a sentori di musicalita’ anni 60/70 caratterizzano la vivacita’ inventiva di questo progetto che e’ in una fase di piena sperimentazione e si dirige verso il terzo step: Jazz on.

 

Jazz On. Qui andiamo verso una consapevolezza decisa che si intravede anche negli special guests: David Liebman (Follow the White Rabbit), Paolo Fresu (Istambul), Stefano Bollani (Digital girl), e per finire il vero autentico special guest di questo disco: Vicchio folk Band in “C’era una volta“. Conosciamo tutti i talenti appena nominati, le loro capacita’ tecniche ed evocative rendono questo disco davvero interessante. La divertente veste grafica di copertina accenna all’alternanza: Funk off Jazz on, ma non si tratta di interruttori, solo di crescita musicale e curiosita’, andando dritti dritti dalla Vicchio Folk Band a Una Banda Cosi’.

 

 

Brani:

01. Women and Money 4:49

02. Psychedelic Diminished Funk 4:06

03. Where’s the Salsa 5:22

04. The first end 4:28

05. Sei Settimane a Roma 5:16

06. My Mountains 4:42

07. Una banda cosi’ 3:18

08. Meeting point 4:26

09. Ferreri 7:01

10. Cannonball Answers 3:52

11. Easy 7 4:42

12. Waking up at UJ 5:13


 

Link:

Funk Off: www.funkoff.it

myspace: http://www.myspace.com/544430126#!/funkoff2000

facebook: funkoff

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