Chiara Cami ci racconta il suo progetto musicale

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Classe 1998, Chiara Cami nasce a Roma e fin da piccolissima scrive canzoni e si esibisce in video registrati sul suo primo computer. A diciassette anni si trasferisce a New York per sei mesi, documentando il tutto su YouTube. Vincitrice di LAZIOSound, porta in Canada i suoi brani in inglese. Tuttavia, nell’estate 2021, inizia a scrivere in italiano, pur mantenendo le influenze, i temi e i suoni caratteristici delle prime esperienze musicali. Il 10 giugno 2022 esce il suo primo singolo in italiano, “La Coinquilina”, mentre ad ottobre esce “Fragola”. Il focus della produzione è un sound che rispecchi l’intimità della cameretta in cui sono stati scritti i testi, che raccontano con sincerità le giornate più o meno ordinarie di una giovane donna alle prese con una vita che non è esattamente come se l’era immaginata.

Lo scorso 30 giugno è uscito il nuovo brano di Chiara Cami “Alibi”, così ne abbiamo approfittato per farle qualche domanda:

Qual è stato il momento in cui hai capito che era ora di dar vita al tuo progetto musicale?

Ho iniziato a studiare musica relativamente tardi, a vent’anni. Probabilmente il punto di svolta è stato quello in cui Luca e Michele Bellanova, che fino a quel momento erano stati miei amici e maestri di strumento, mi hanno proposto di provare a lavorare ai miei brani in italiano da produttori. Ho percepito di non essere la sola a vedere qualche potenzialità nelle canzoni e da lì è iniziato tutto.

I tuoi brani in inglese sono arrivati fino in Canada. Ce ne parli?

Ora che scrivo in italiano i tempi in cui scrivevo in inglese mi sembrano lontanissimi, eppure li ricordo con grande piacere e un po’ di nostalgia per la libertà che scrivere in un’altra lingua ti regala. Al tempo avevo partecipato a un concorso che si chiama Lazio Sound e mi ero classificata seconda, ottenendo così il premio di poter andare a suonare a Montreal e a visitare la città per cinque giorni. La ricordo come un’esperienza divertentissima in compagnia della Tamurriata Rock band di Enrico Capuano e di Lorenzo Sciarretta. Mi è servito tanto calcare un palco così grande e così distante dalla mia comfort zone, quindi ne sono davvero molto grata.

Come senti di essere evoluta dalle tue prime esperienze a oggi?

Questa è una bella domanda, credo di essere cresciuta dal punto di vista delle esibizioni dal vivo che adesso comprendono molto di più della mia personalità e dei miei racconti tragicomici. Dal punto di vista musicale sto cercando di imparare a produrre e a pensare a dei brani che abbiano una vita oltre il set chitarra e voce. Dal punto di vista autoriale il mio più grande desiderio sarebbe scrivere anche per altri, quindi sto cercando di organizzare sessioni con più amici musicisti possibile.

Come è nata la tua collaborazione con l’etichetta 2o Records?

È nata da allieva di musica che scriveva parallelamente ai corsi di strumento. Spesso i pezzi (come 11:11, il primo singolo) nascevano proprio come esercizi di armonia e da lì è nata una collaborazione a 360 gradi.

C’è un artista con cui vorresti condividere il palco?

Ce ne sono tantissimi! Prima che cantautrice mi sento una fan di musica al cento per cento, anzi direi che, quantomeno da più piccola, ho iniziato a scrivere quasi esclusivamente per imitare i miei idoli.  Se dovessi dirne una sola, del panorama italiano direi che mi piacerebbe tantissimo collaborare con Chiamamifaro. Angelica è stata una delle prime artiste alle quali mi sono avvicinata quando ho scoperto l’indie pop italiano e per questo la considero un punto di riferimento, nonostante io sia (ahimé) più vecchia di qualche anno.