BUTTHOLE SURFERS: Trip-Tease From Texas! (Part One)

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La notizia e’ che sono tornati in pista. Almeno dal vivo, con la line-up originale degli esordi al completo. Commentare e apprendere le loro gesta e’ certo la cosa piu’ divertente e appagante che possa accadere a qualsiasi appassionato di stranezze musicologiche. Perche’ i Butthole Surfers sono stati e restano ancora la quintessenza piu’ genuina e ruspante del concetto di “weird-trash-freak music” cosi’ come oggi e’ comunemente inteso e sbandierato da piu’ parti, uno slogan e un’etichetta di cui la compagine texana ha pero’ incarnato l’essenza in tempi non sospetti, riuscendo addirittura a smerciarla con debita coerenza nel precostituito mercato discografico delle major. Scrivere su di loro e’ anche facile. Basta avere accanto qualche testo riguardante neuropatie o un trattato di psicanalisi generale ed il gioco e’ fatto. Sicuramente qualsiasi esperto o studioso dell’apparato psichico darebbe via anche una gamba se solo avesse l’opportunita’ di trascorrere qualche giorno in compagnia di questi strani figuri. Per quanto riguarda i lettori valga un’unica segnalazione: in queste pagine abbonderanno pensieri sparsi e aneddoti stravaganti rilasciati dai protagonisti nel corso di svariati anni, imprenscindibili ausilii informativi che cercheranno di sopperire all’assenza di una biografia ufficiale del gruppo (l’unica ricognizione esaustiva sulla loro carriera e’ stata condotta da Michael Azerrand nella trentina di pagine incluse nel libro “Our Band Could Be Your Life: Scenes From The American Indie Underground, 1981-1991“, edito nel 2001 da Little Brown) e alla costante abitudine di confondere le idee privando di utili note di copertina quasi ogni loro disco. Risulta lampante che qualsiasi band abbia deciso di autoappellarsi “surfisti del buco del culo” debba anche possedere una buona dose d’ironia. Ma dopo ventisette anni e dieci album ufficiali all’attivo (non contando EP, singoli, antologie e bootleg autorizzati), il fatto ironico piu’ sorprendente resta comunque il modo in cui questi contorti approvvigionatori della mutilazione sonora siano diventati indiscussi pionieri e protagonisti di quella leggendaria era che a cavallo tra agli anni Ottanta e Novanta ha caratterizzato la scena underground e il panorama indie rock a stelle e strisce.


 




La band venne formata nel 1981 dal chitarrista Paul Leary Walthall (classe 1957) e dal vocalist (in parte sassofonista e chitarrista) Gibson Jerome Haynes (anch’egli classe 1957, in arte noto come Gibby Haynes), all’epoca entrambi studenti presso la Trinity University di San Antonio, in Texas. Haynes era cresciuto a Dallas (dove il padre curava un popolare show televisivo per bambini) e risultava essere un ottimo studente di ragioneria ed economia. Leary, nativo di San Antonio, aveva iniziato a suonare la chitarra all’eta’ di cinque anni e si applicava con una certa pervicacia ai suoi studi di Scienze delle Finanze. A dispetto di tali apparenti e lodevoli interessi accademici (Haynes consegui’ finanche la laurea), i due sembravano, gia allora agli occhi di molti, degli autentici pesci fuor d’acqua.