ALEXANDER HAWKINS
Song Unconditional
Intakt records
2025
Appare superfluo, al presente punto di carriera del medesimo, evidenziare come egli si sia investito lungo molteplici canoni espressivi e diverse soluzioni aggregative, ma in particolare alla forma solo il pianista ha destinato focale attenzione dedicandovi a cadenza circa quinquennale già tre album, aprendo nel 2015 con Song Singular, seguito nel 2019 da Iron Into Wind, approdando ora al presente Song Unconditional.
Se, nelle opinioni dello scrivente, la forma solistica può non aspirare a modello di perfezione ma può proporsi come momento di verità, stanti le componenti almeno introspettive, lasciamo allo stesso Hawkins alcune considerazioni introduttive, tratte da una nostra intervista appena raccolta:
“Amo immergermi in diverse situazioni musicali, ma il lavoro da solista offre un’opportunità molto particolare di auto espressione, offre un’affascinante opportunità per una rappresentazione molto distillata dei pensieri musicali… Potrei ovviamente parlare in termini molto tecnici della musica dei tre album, ma trovo estremamente difficile farlo in termini più generali: sento tuttavia che gli album sembrano rappresentare una sorta di sviluppo e approfondimento di un concetto. Non riesco ad articolare bene il “come”, ma in parte dipende da una maggiore padronanza dello strumento e dalla mia capacità di tradurre nella mia testa i suoni dal “mondo esterno”.
Dall’introduttiva Polyphonic Song , solo in parte a ragione del suo titolo, si palesano apparenti connessioni con la classicità, traccia magari un po’ fuorviante nell’inquadramento dei materiali, puntanti a linearità moderniste. Si potrà rilevare assonanza con certa letteratura del Novecento (vaghe connessioni ai mondi pianistici di un Bartok o Debussy, andando a superficiale memoria), analogia formale che però ne condivide almeno il nitore interrogativo.
Di contrastante natura invece l’ipnotica frenesia di Song of Infinite Variations, d’andamento teso e labirintico, che catarticamente transita nell’esposizione rada e nei flussi laminari di Song Bewildered, laddove il sensibile titolo Satin Antiphonal allude piuttosto ad un passo nervosamente erratico ed una timbrica plumbea e coalescente. Disarmante meraviglia nel clima dimesso dell’introvertita Song Symmetrical, scabre e scheletriche figurazioni da danza jazz nell’inquieta Two Trees Equal, da confrontarsi con gli spigolosi fermenti della lievitante Crinkle, Crinkle.
La sequenza dei titoli delle ‘song’ occupa il quarto finale della raccolta, dispensando in quattro passaggi altrettanti saggi tematici di suggestiva concisione, non priva di senso allegorico, aggiornandoci (solo provvisoriamente) sui bilanci formali del pianista, che implicitamente suggella l’ulteriore smarcamento dai vincoli semantici dalle più condivise formule jazz.
Vivida ed equilibrata la ripresa ad opera dell’engineer Stefano Amerio, abitualmente impeccabile, che con equanimità accompagna la ben amministrata performance, opportunamente differenziata in una personale disamina dell’apparato pianistico e delle sue innumerevoli filiere espressive e timbriche; in ciò, sembra che il Nostro s’ingegni di evocare uno spirito unificante delle glossae dello strumento, con misurata partecipazione fisica.

Ma ad un livello che più responsabilmente dignifichi la dimensione formale, pur priva di velleitarie forzature innovative, s’autorizza l’apertura di nuovi ed importanti interrogativi, anzi s’avalla l’idea che i materiali sottendano istanze filosofiche di cui apparrebbe pervasa l’intera produzione individuale del Nostro, se considerata prospetticamente.
Pur convenendo, come dalle note, che “ciascuna delle 13 tracce dell’album esamina una o più possibilità espressive del pianoforte (polifonia, antifonia, voci accordali in contrappunto, blocchi accordali, contrasti di dinamica, altezza e timbro)”, e in parte confortati da altre preliminari posizioni di Hawkins (“pur apprezzando la mentalità da assedianti degli avanguardisti, io voglio che le persone ascoltino la musica”), preferiamo dunque investire questa esperienza d’ascolto nelle ultime considerazioni, rilevando come nel complesso l’urgenza (legittima e vitale) dell’innovazione speculativa ceda la priorità, più opportunamente, ad una sentita esigenza di meditazione introspettiva.
Musicisti:
Alexander Hawkins, pianoforte
Tracklist:
01. Polyphonic Song 5:52
02. Her Heart Carries Gold to Match Her Eyes 4:51
03. Song of Infinite Variations 4:18
04. Song Bewildered 2:50
05. Satin Antiphonal 5:08
06. Song Symmetrical 4:05
07. Two Trees Equal 3:11
08. Song of Balance 5:21
09. Crinkle, Crinkle 4:23
10. Song of Work Still To Do 4:04
11. Song of Interdependence 3:18
12. Song in Orbit 3:43
13. Song of a Quiet Ecstatic 4:20
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