@ | Autosmile: il sorriso ambiguo del folk-pop


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Autosmile
4AD Records
2026

Il fallimento sarebbe sicuro e garantito già dalla scelta della ragione sociale: @ (at). Un modo certo per sprofondare con successo nell’abisso della rete, a dispetto di tutte le astuzie tecniche che tanti (tutti) si affannano a gestire per non finirci dentro. A tutto questo si aggiunge un disco, “Autosmile”, che sembra fatto non per conquistare subito l’ascoltatore ma per insinuarsi lentamente (o involontariamente) nel suo raggio di attenzione. Una raccolta di canzoni dalla personalità sfuggente, nella quale ogni arrangiamento sembra custodire qualcosa di imprevedibile e ogni melodia lascia affiorare un’incrinatura malinconica, a tratti sinistra e drammatica, sottolineata soprattutto dal contenuto metaforico di gran parte dei testi.

 

Dietro il progetto troviamo un duo di capaci cantanti e polistrumentisti, Victoria Rose e Stone Filipczak, La prima, chitarrista e apicultrice (di Philadelphia), e il secondo, produttore e programmatore autodidatta (di Baltimora), hanno costruito la propria identità attraverso una collaborazione nata a distanza durante la pandemia. Dopo l’album d’esordio “Mind Palace Music” (apparso su cassetta nel 2021 ma poi ristampato dalla Carpak Records nel 2023) e l’EP “Are You There God? It’s Me, @” (2024), approdano adesso alla 4AD con un lavoro che amplia sensibilmente il loro vocabolario musicale, intrecciando strumenti acustici, elettronica e sensibilità psichedelica.

L’apertura affidata a Bird introduce bene l’estetica e il carattere del disco: arpeggi chitarristici dall’ombra malinconica e armonizzazioni vocali ipnotiche, sospese tra folk intimista e psichedelia. Love In The Dark sviluppa invece una dimensione più avvolgente, con una melodia delicata che richiama certo indie folk americano, mentre I Know You Are (But What Am I Thinking) sorprende attraverso un intreccio di chitarra acustica e violino, capace di incrinare la linearità della forma-canzone.

Con Earthly Love entrano in gioco arrangiamenti più articolati, tra chitarre, clarinetto e violoncello, in una sensibilità cameristica che incontra il pop sperimentale. Your Dog riduce invece tutto all’essenziale, recuperando il fascino imperfetto e spontaneo del lo-fi. La successiva Untitled prosegue questo percorso con una tessitura acustica impreziosita dal violoncello e da un’atmosfera raccolta, quasi domestica.

Il disco cambia passo con I’m Not In Pain, uno degli episodi più strutturati, dove basso elettrico, batteria e archi amplificano la tensione emotiva, avvicinando il duo a coordinate indie rock. Punish My Mind recupera invece una dimensione più eccentrica e visionaria: urla scimmiesche poste in apertura, suggestioni psichedeliche, piccoli contrasti sonori e un andamento che sembra oscillare tra fiaba e inquietudine, fino al bucolico epilogo di rumori e suoni naturali. Judgement Farmer insiste su questa ricerca, con una costruzione obliqua e un’attitudine sperimentale che guarda al folk più weird e sopra le righe.

Autosmile (la title track), con i suoi oltre sei minuti, rappresenta sia il centro gravitazionale che lo zenith dell’opera. Le atmosfere si dilatano, gli arrangiamenti acquistano profondità e la scrittura si muove tra fragilità, tensione e aperture melodiche. Infine, Amity chiude il viaggio recuperando una dimensione folk più essenziale, quasi un ritorno alla quiete dopo un percorso emotivamente accidentato.

Nel complesso, “Autosmile” è un album che trova la propria forza nell’equilibrio degli opposti. Tanti nomi freak-psych-folk e progressive pop sia inglesi che americani, dagli anni Sessanta ad oggi, costituiscono riferimenti possibili, ma Rose e Filipczak riescono a rielaborarli senza perdere una personalità riconoscibile. Qualche passaggio privilegia l’atmosfera rispetto all’immediatezza, ma è proprio in questa libertà espressiva che risiede il fascino del progetto e di un disco di pregevole fattura.

Esperienza e supporto d’ascolto: CD, USA Edition, 4AD0910CD

Voto: 8/10
Genere: Psych-Folk-Pop / Alternative Weird Pop-Rock

Musicisti

Victoria Rose – vocals, guitar, keyboard, clarinet
Stone Filipczak – vocals, guitar, bass, programming, saz, flute, percussion

Musicisti aggiuntivi

Nino Soberon – cello #4, #6, #7, backing vocals #6, #7
Nina Ryser – backing vocals #4
Andy Leebs – electric bass #7
Garrett Burke – drums #7
Will Henriksen – violin #3

Tracklist:

01. Bird
02. Love In The Dark
03. I Know You Are (But What Am I Thinking)
04. Earthly Love
05. Your Dog
06. Untitled
07. I’m Not In Pain
08. Punish My Mind
09. Judgement Farmer
10. Autosmile
11. Amity

Links:

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4AD Records

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Olindo Fortino
Prima ancora d’entrare nella ristretta cerchia dei padri fondatori di Sound Contest ha firmato articoli, interviste e recensioni sulle riviste specializzate “Blow Up” (dal 1999 al 2008) e “Musica Jazz” (dal 2003 al 2012). Ha collaborato saltuariamente per un brevissimo periodo anche con il bimestrale “Jazzit” (tra il 2002 e il 2012). Ha inoltre contribuito con diverse schede ai contenuti di “Rock e altre contaminazioni”, libro edito nel 2003 da Tuttle Edizioni. In gioventù è stato per molti anni speaker e conduttore radiofonico di programmi dedicati alla musica alternativa andati in onda sulle gloriose frequenze di Radio Città Futura (redazione di Caserta). Musicalmente onnivoro e insaziabile, continua quotidianamente a scavare e scoprire suoni degni d’attenzione, dagli anni Sessanta all’attualità dell’ultimo minuto.