Gonzalo Rubalcaba “plays” Pino Daniele al Teatro Mediterraneo di Napoli per POMIGLIANO JAZZ IN CAMPANIA 2026

Nel corso della sua variata carriera Pino Daniele ha alternato progetti coi suoi collaboratori storici – Rino Zurzolo, James Senese, Tullio De Piscopo, Tony Esposito, Rosario Jermano, Ernesto Vitolo… – cui era particolarmente affezionato, a diverse jam-session ed esperienze di registrazioni, anche di interi album, con altri artisti di grande fama internazionale – Richie Havens, Pat Metheny, Eric Clapton, Wayne Shorter, Alphonso Johnson, Chick Corea, Gato Barbieri, Steve Gadd, Peter Erskine, Mel Collins, Naná Vasconcelos… – alcuni dei quali erano stati in precedenza suoi idoli e riferimenti artistici.

Analogamente, accanto al blues e al jazz, ha amato esplorare quasi tutti i generi musicali, compreso lo studio della polifonia rinascimentale dei madrigali di Gesualdo da Venosa (1596) e la musica pop, attorniandosi dei migliori interpreti nazionali ed internazionali.

E’ quindi convinzione condivisa che lo stesso Pino Daniele avrebbe trovato originale ed interessante il progetto Mascalzone Latino, l’omaggio a lui dedicato nato dall’idea di Onofrio Piccolo, durante un’edizione di un Pomigliano Jazz Festival del 2021, di organizzare una session quasi improvvisata tra Gonzalo Rubalcaba, pianista jazz cubano ospite della rassegna, e diversi altri jazzisti napoletani, vissuti e/o cresciuti parallelamente nel “mood di Pino” pur senza averlo forse mai incontrato direttamente su un palco.

L’idea ebbe infatti così tanto successo che ne è scaturito l’album “Gonzalo Plays Pino”, edito da Itinera, dapprima in versione CD, a cui è seguito in questi giorni un doppio LP in due versioni, la prima in formato tradizionale e la seconda in edizione speciale numerata per collezionisti su vinile trasparente.

Il progetto ha ottenuto la nomination come “Miglior Progetto di Musica Latina” al Latin Grammy Award 2026 che si terrà il 12 novembre 2026 presso la MGM Grand Garden Arena di Las Vegas, in Nevada.

Il tutto è stato presentato in versione “live” nel concerto di grande spessore di mercoledì 28 ottobre, all’interno del prestigioso Teatro Mediterraneo, presso la Mostra d’Oltremare di Napoli con la presentazione/prefazione curata del giornalista e critico musicale Federico Vacalebre.

La vena musicale caraibica di Gonzalo Rubalcaba ha incontrato il poliedrico sax di Daniele Sepe, successore morale dello spirito musicale del compianto James Senese, a cui ha voluto dedicare la sua rilettura di Chi Tene ‘O Mare, e la chitarra di Giovanni Francesca, forse il più giovane della formazione, con la presenza, alternativamente in veste di solisti, della esuberante ritmica genuinamente “cubana” di Giovanni Imparato, e degli uomini “per ogni stagione”, lo stile impeccabile dii Aldo Vigorito al contrabbasso e l’incontenibile Claudio Romano alla batteria. L’Interpretazione delle parti cantate è stata invece affidata alla spiccata capacità di conciliare il jazz alle tradizioni mediterranea e partenopea di Maria Pia De Vito.

La rilettura del mondo artistico di Pino Daniele, come lo stesso Gonzalo Rubalcaba ha tenuto a precisare, vuol dire entrare nella sua musica, dalla porta o dalla finestra, ma sempre e comunque in punta di piedi e con grande rispetto, e trovarvi tutto ciò che serve per sviluppare mille altre idee ed interpretazioni.

E così, pur senza rinunciare alle proprie idee interpretative e alle sue particolari riletture, ha fatto Gonzalo assieme ai suoi in questo progetto che a Pino Daniele, in considerazione dell’attenzione e della passione che nutriva per ogni genere musicale ma per il blues e per i ritmi latini in particolare, sarebbe certamente piaciuto molto.

Tutte le foto sono di Titti Fabozzi

POMIGLIANO JAZZ IN CAMPANIA 2026
28 ottobre, Teatro Mediterraneo (Napoli)

GONZALO plays PINO
Gonzalo Rubalcaba (piano e tastiera)

Daniele Sepe (sax tenore)
Maria Pia De Vito (voce)
Giovanni Francesca (chitarra)
Aldo Vigorito (contrabbasso)
Claudio Romano (batteria)
Giovanni Imparato (percussioni)

 

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Maurizio Spennato
In principio furono un mangiadischi e un registratore a nastro, con cui “rubare” la musica, che all’epoca non era a portata di orecchio come oggi, dalla TV, dalla radio e, dai dischi prestati da amici, parenti, compagni e, in seguito, colleghi e conoscenti. Quando sentii “Il Primo Giorno di Primavera”, dei Dik Dik (sull’onda stilistica di “A Whiter Shade Of Pale”, dei Procol Harum, a sua volta ispirata alla progressione armonica dell’Aria Sulla IV Corda, di J. S. Bach) da una ”band” di periferia, mi folgorò il suono dell’Hammond, che mi spinse ad iscrivermi ad una scuola di musica. Oltre ai fondamenti della musica, conobbi e familiarizzai con organo, pianoforte e tantissimi strumenti musicali di cui non avevo idea (e, tra differenze e similitudini, mi innamorai di ciascuno di essi), con la Canzone Napoletana classica ma anche con quella moderna, di Renato Carosone, e con le riletture di Peppino Di Capri e di Fred Bongusto. Quando scoprii di avere un discreto orecchio musicale, abbandonai lo studio e mi buttai nei primi complessini di ragazzi. Finita questa stagione, rimase l’ascolto dei dischi e della musica in generale dove imparavo ad apprezzare le differenze delle contaminazioni tra generi e le influenze della Bossa Nova, del Blues, del Jazz e del Rock sulla musica Pop. Da allora non ho mai smesso di raccogliere musica - in una collezione di oltre 2000 dischi – di ascoltarla, “osservarla” e “studiarla” criticamente e di descriverla, documentarla e trasmetterne, anche visivamente attraverso la fotografia, tutte le emozioni che riesco a coglierne nei concerti “live” che ho l’opportunità di seguire.