VICENZA JAZZ: tra MARTUX e VITOUS con DAVIS come spartiacque…

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La musica e’ diventata densa. La gente mi da’ dei pezzi e sono pieni d’accordi e io non li so suonare. Penso che nel jazz stia prendendo piede una tendenza ad allontanarsi dal giro convenzionale degli accordi, e una rinnovata enfasi sulle variazioni melodiche, piuttosto che armoniche. Ci saranno meno accordi ma infinite possibilita’ su cosa farne.” (Miles Davis).



 


Questa e’ una delle riflessioni che sta alla base della metamorfosi di Davis verso l’elettronica. Certo rimane un intelligente operazione di marketing, visto che si trattava di un ritorno dopo un lungo silenzio, ma la sua era una mente musicale. E il ritorno e’ stato geniale.



 


Durante la presentazione questo concerto e’ stato introdotto come quel “qualcosa un pò dopo” che avrebbe potuto essere la musica di Davis… se avesse vissuto in eterno!


La prosecuzione di questo percorso ci viene presentata ad opera di Maurizio Martusciello, al secolo Martux.


Puo’ sembrare pretenziosa la frase di chiusura di quest’ultimo: “pensando che Davis sarebbe andato in questa direzione abbiamo proseguito il suo cammino“.


In realta’, visto il genio, non possiamo proprio sapere dove sarebbe approdato, la sua morte ha congelato la sua carriera all’invenzione dell’acid jazz, ma certamente possiamo annoverare questo progetto come un’intelligente approccio non alla riscrittura, ma ad una forma mentis.


L’operazione di Martusciello e’ ambiziosa, ma costruita con sufficiente controllo e rispetto degli spunti e dell’improvvisazione. In a silent way diventa “About a silent way”, qualcosa su. L’atteggiamento mentale di prosecuzione nella ricerca porta questo musicista a riflettere su un percorso che inevitabilmente prende la strada dei nostri tempi, l’elettronica si lega alla cultura disco ma rincorre l’elegante versione lounge dell’attuale tendenza europea.


Anche la band viene costruita con attenzione, i musicisti piu’ attenti alle tendenze attuali spuntano sul palco uno dopo l’altro caratterizzando questo progetto di rilievo: Eivind Aarset, chitarrista scandinavo, Aldo vigorito al basso e Francesco Bearzatti al sax, componente del collettivo El Gallo Rojo e, punta di diamante, Marcus Stockausen alla tromba, nel difficile ruolo che inevitabilmente suggerisce il paragone con Davis.


I suoni di questi ultimi due componenti sembrano succhiati dai loro strumenti, come mutanti in un percorso inverso di trasformazione, lasciando all’inedito la voce da ascoltare. Tra i mille effetti acustici compare qualcosa di simile ad una campana da morto. Fa pensare ad un addio, quello alle convenzioni.


Non sappiamo se davvero Davis sarebbe andato in questa direzione, quello che conta e’ che se e’ vero che il talento non puo’ prescindere dall’intelligenza, l’intelligenza non puo’ prescindere dall’autenticita’ di pensiero.


Restiamo a guardare quali strabilianti invenzioni sara’ capace di regalarci Martux d’ora in avanti.



 


Subito dopo questa illuminante esperienza sonora, prende posto sul palco l’ensemble di Miroslav Vitous “Remembering Weather Report”, “quel qualcosa un pò prima” del cambiamento di Davis. In effetti Miroslav Vitous fece parte per breve tempo della formazione che Davis stava approntando per “In a silent way” e gli elementi di questa esperienza non mancano di presentarsi all’ascolto.


Caratterizzato da un maggiore senso di sospensione, questo lavoro rimaneggia pezzi scritti per i Weather, ormai vicini al cambiamento in direzione del jazz-fusion. Nonostante la controversa uscita dai Weather Report, Vitous riprende in mano quei lavori caratterizzandoli con il suo portentoso violoncello, colmo di citazioni e di spunti maggiormente indirizzati all’improvvisazione. Visto l’enorme successo di pubblico concedono un bis che offre lo spunto al batterista Roberto Gatto e al tastierista Aydin Esen per dei soli che letteralmente mandano in visibilio i presenti in sala.



 


Di nuovo l’accavallarsi dei concerti e l’infinita distanza del Chiostro di Santa Corona non ci permette di arrivare in tempo per Wadada Leo Smith and Gunter “BabySommer plus Antonello Salis.



Vicenza, 13 maggio 2011


Teatro Comunale:   
Martux “About in Silent Way” – Martux_m (elettronica), Marcus Stockhausen (tromba, flicorno, elettronica), Francesco Bearzatti (sax, clarinetto, elettronica), Eivind Aarset (chitarra, elettronica), Aldo Vigorito (basso);


                       
Miroslav Vitous “Remembering Weather Report” – Miroslav Vitous (basso), Franco Ambrosetti (tromba), Robert Bonisolo (sax), Aydin Esen (tastiere), Roberto Gatto (batteria)



[Panic Jazz Cafe’ Trivellato (Chiostro di Santa Corona): Wadada Leo Smith and Gunter “Baby” Sommer plus Antonello Salis]