ROBERTO OTTAVIANO E PINTURAS | Un Dio Clandestino

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Roberto Ottaviano e Pinturas
Un Dio Clandestino
Dodicilune
2008

Un Dio Clandestino e’ il frutto della puntigliosa ed attenta ricerca musicale che contraddistingue Roberto Ottaviano, musicista saldamente radicato nella sua terra d’origine – l’estremo lembo d’Italia rappresentato dalla terra pugliese – ma che esplora con incessante attenzione nella ricchezza di espressioni che premono prepotentemente su una terra, come la sua, che confina con culture ancora molto diverse dalla nostra.


Accompagnato dagli eccellenti PinturasNando Di Modugno alle chitarre, Giorgio Vendola al contrabbasso e Pippo “Ark” D’Ambrosio alla batteria e percussioni – Ottaviano intraprende un tormentato viaggio, il suo percorso alla ricerca del suo Dio Clandestino, quello del dialogo e della comprensione, che non basta – come si legge nelle note di copertina – cercare nelle chiese; non saperlo trovare genera immense catastrofi, come le guerre che in questi giorni riempiono i nostri giornali.


L’intento di Ottaviano e’ dunque confrontare e confrontarsi usando la musica come strumento di comunicazione, misurarsi, accogliere e fondere in un melting-pot allargato culturalmente e spiritualmente le sonorita’ inquiete e struggenti del suo sax soprano filtrate attraverso le sensibilita’ artistiche dei suoi validi accompagnatori.


Parte quindi dalle musicalita’ del lontano Brasile, gia’ in se’ frutto di molteplici e sfaccettate variegature culturali, con il brano Cafe’, di Egberto Gismonti, per poi saltare a pie’ pari a El Vitocante, passionale flamenco della tradizione spagnola; prosegue poi con Song For Everyone dell’indo-americano Shankar, passando per la ritmica tribale di Ethnic Covenant e la tradizione svedese di Nu Hoppar Haren Kroka, prima di trafilare ancora il suo jazz, tinto coi colori del mondo, attraverso il samba di Bebe’, per poi soffermarsi brevemente sulle sonorita’ balcaniche di Pajduska.


Forse per un’irrefrenabile attrazione verso le magiche atmosfere latino-americane, Roberto Ottaviano punta ancora in Brasile, con Beja Flor di Nelson Cavaquinho, prima di girare la bussola verso il profondo est, verso la tradizione lituana, con Munte Munte.


Se e’ vero che si e’ ben assimilata una lingua straniera quando si impara a pensare direttamente in quella lingua, allora Ottaviano e i suoi, da buoni viaggiatori, sanno immedesimarsi nel paesaggio che li circonda, accogliere lo stimolo culturale che di volta in volta incontrano e mimetizzarsi in esso, mantenere inalterata la propria personalita’ parlando la lingua degli ospiti, rendendo l’insieme completamente fluido e fruibile.


L’esito del viaggio sembra rivelarsi positivo ed appagante: il quartetto trova il suo Dio e raggiunge la pace ed il meritato riposo, almeno a giudicare dalla dolcezza di El Noy De La Mare, ninna nanna della tradizione spagnola.



Musicisti:


Roberto Ottaviano, sax soprano


Nando Di Modugno, chitarre acustica e classica


Giorgio Vendola, contrabbasso


Pippo “Ark” D’Ambrosio, batteria e percussioni



Brani:


01) Cafe’ (E.Gismonti)


02) El Vitocante (trad. spagnolo)


03) Song For Everyone (L.Shankar)


04) Ethnic Convenant (F.Babey)


05) Nu Hoppar Haren Kroka (trad. svedese)


06) Bebe’ (H. Pascoal)


07) Pajduska (trad. macedone)


08) Beja Flor (N. Cavaquinho)


09) Munte Munte (trad. lituana)


10) El Noy De La Mare (ninna nanna spagnola)



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