“THE TIME HAS COME” è il nuovo brano di JOSEPH BRUNO

«È un brano che parla del cambiamento, individuale ma che condiziona la società, quello che porta ad aiutarci gli uni con gli altri anche in situazioni gravi come quelle accadute nell’ultimo periodo»

Fra Police, New Order e Smiths
“THE TIME HAS COME”
è il nuovo brano di ispirazione new wave di
JOSEPH BRUNO
«È un brano che parla del cambiamento, individuale ma che condiziona la società, quello che porta ad aiutarci gli uni con gli altri anche in situazioni gravi come quelle accadute nell’ultimo periodo»

Ad un anno di distanza dal precedente singolo, “Live your life”, e ad anticipare l’uscita dell’album (anch’esso intitolato “Live your life”), prevista per questa estate, torna sulle scene Joseph Bruno, con un nuovo brano dal sapore new wave: “The time has come”.

Musicista poliedrico ed eclettico (dal metal con gli Aura al reggae con i Barracca Republic, passando per la musica popolare con i Tarantanova), le fonti da cui Joseph Bruno trae ispirazione sono una miriade. In questo caso, le band che più hanno influenzato la scrittura e il sound di “The time has come” vanno ricercate nella new wave anni ‘80 di band quali The Police, The Smiths e New Order.

In uscita per Some Music Records, “The time has come” è nato all’interno degli studi dell’etichetta di San Severino di Centola (SA), grazie alla collaborazione con l’arrangiatore Christian Botti e del musicista e compositore Walter Di Bello.

«Nella sua struttura il brano era già finito. Abbiamo ultimato gli arrangiamenti grazie anche al grande lavoro di Christian Botti, con l’aiuto ed il sostegno del mio amico Walter Di Bello. Attualmente stiamo lavorando anche al video di “The time has come”. “The time has come” esce ad oltre un anno di distanza dal precedente “Live your life” a causa del periodo di pandemia. L’album, invece, uscirà la prossima estate».

Come anticipato, “The time has come” fa da apripista al primo album da solista di Joseph Bruno, “Live your life”, in arrivo la prossima estate: un concentrato di influenze varie che dall’ambient si riversano nella new wave anni ’80, senza disprezzare aperture verso un sound più attuale.

«“Live your life” ha forti richiami verso l’ambient music, musica di connessione, esistenziale, con l’aggiunta di riferimenti alla new wave degli anni ‘80 rivisitata, però, in chiave moderna. Sarà ricco di sfumature. Il filo rosso che collega tra di loro i brani è il viaggio esistenziale».

BIOGRAFIA

Il primo approccio che Joseph Bruno ha con la musica è da giovanissimo, a 12 anni.

Presto, dà vita ai Mania, band metal che evolverà, poi, negli Aura, con cui calca importanti palchi (Agglutination, Pictures of Prog Fest) e con cui pubblica vari lavori che riscuotono l’interesse delle maggiori riviste metal e prog (Metal Shock, Metal Hammer, Hard).

Musicista al fianco di artisti quali Emanuele Montesano, Rossella Cosentino, Marco Berti, Massimo Magaldi, Giovanni Rago e Gino D’Ignazio, Joseph Bruno, oltre alla chitarra, imbraccia anche il basso: è questo il caso della sua esperienza insieme alla formazione reggae Barracca Republic.

È, inoltre, chitarrista del gruppo di musica popolare Tarantanova, e partecipa alle registrazioni dell’album d’esordio degli Enjoy the Void.

Attualmente, oltre a lavorare al suo primo album da solista “Live your life” (in uscita la prossima estate per l’etichetta Some Music Records), è al lavoro per la registrazione del nuovo album degli Aura.

LINKS:

“The time has come” su Spotify
https://open.spotify.com/track/0VvDZa3TICRHxkYeVQPhRB?si=9c5f3bfc887b4eea

Spotify: https://open.spotify.com/artist/6ZUKFpLSIBGaZeMTT4tAgd

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Maurizio Spennato
In principio furono un mangiadischi e un registratore a nastro, con cui “rubare” la musica, che all’epoca non era a portata di orecchio come oggi, dalla TV, dalla radio e, dai dischi prestati da amici, parenti, compagni e, in seguito, colleghi e conoscenti. Quando sentii “Il Primo Giorno di Primavera”, dei Dik Dik (sull’onda stilistica di “A Whiter Shade Of Pale”, dei Procol Harum, a sua volta ispirata alla progressione armonica dell’Aria Sulla IV Corda, di J. S. Bach) da una ”band” di periferia, mi folgorò il suono dell’Hammond, che mi spinse ad iscrivermi ad una scuola di musica. Oltre ai fondamenti della musica, conobbi e familiarizzai con organo, pianoforte e tantissimi strumenti musicali di cui non avevo idea (e, tra differenze e similitudini, mi innamorai di ciascuno di essi), con la Canzone Napoletana classica ma anche con quella moderna, di Renato Carosone, e con le riletture di Peppino Di Capri e di Fred Bongusto. Quando scoprii di avere un discreto orecchio musicale, abbandonai lo studio e mi buttai nei primi complessini di ragazzi. Finita questa stagione, rimase l’ascolto dei dischi e della musica in generale dove imparavo ad apprezzare le differenze delle contaminazioni tra generi e le influenze della Bossa Nova, del Blues, del Jazz e del Rock sulla musica Pop. Da allora non ho mai smesso di raccogliere musica - in una collezione di oltre 2000 dischi – di ascoltarla, “osservarla” e “studiarla” criticamente e di descriverla, documentarla e trasmetterne, anche visivamente attraverso la fotografia, tutte le emozioni che riesco a coglierne nei concerti “live” che ho l’opportunità di seguire.