THE ROLLING STONES
Blue And Lonesome
Polydor Records / Rolling Stones Records
2016
Ingredienti per una ricetta vincente già sulla carta, cucinata in soli tre giorni (nel dicembre del 2015) e tenuta in caldo per l’hype intramontabile di una band che dopo 52 anni è ancora qui a suonare e scorrazzare sui palchi di ogni angolo del globo. Schizzato in un baleno al primo posto delle charts inglesi, “Blue And Lonesome” ci consegna i Rolling Stones nella loro primitiva versione 0.0, quando il rhythm ‘n’ blues era l’equivalente del punk e dell’avant-garde per cinque giovanotti bianchi che nel 1962 rodavano voce e strumenti sui beneamati singoli e dischi Chess di Muddy Waters, Chuck Berry e Willie Dixon. Tanti, molti hanno già detto di un disco che rappresenta la quadratura del cerchio, la congiuntura e l’allineamento perfetti tra fine e inizio di un epos musicale. Vero e sacrosanto ma “Blue And Lonesome”, dal punto di vista artistico, puzza un po’ di declino e di magnifica ipocrisia, se il blues dei padri, con tutti i suoi reali annessi e connessi, te lo ricantano e suonano oggi dei musicisti miliardari. Dall’uscita di “A Bigger Bang” il blocco creativo dei Glimmer Twins ha ormai superato il decennio, per cui non restava che sublimarlo e superarlo con un astuto ritorno alle origini.
Rovistando nella sua vecchia collezione di 45 giri e vinili Mick Jagger ha tuttavia voluto farci capire i suoi gusti da raffinato intenditore in fatto di blues. Per cui ancora dentro Howlin’ Wolf (Commit A Crime) e l’irrinunciabile Wille Dixon (Just Like I Treat You e I Can’t Quit You Baby) ma largo a nomi meno scontati e per palati raffinati come Buddy Johnson, Magic Sam, Jimmy Reed, Otis Hicks (meglio conosciuto come Ligthnin’ Slim), Eddie Taylor, Memphis Slim e lo specialista d’armonica Little Walter. Lo stile e l’influenza di quest’ultimo predominano in ben quattro titoli di cui Walter è stato sia autore (I Gotta Go) che valido interprete (Just Your Fool, Blue And Lonesome, e Hate To See You Go), facendo sì che Jagger riprendesse a divertirsi come accadeva da tempo anche con il supertascabile strumento blues per tradizione. Una dozzina di brani e standard che la band suona in modo melmoso, ruvido e tosto (a parte la viscerale e acidula lentezza instillata dalla slide guitar di sua signoria Clapton in Everybody Knows About My Good Thing e nella superclassica I Can’t Quit You Baby), azionando a regola d’arte il pilota automatico su un genere masticato tutta una vita, a un certo punto perfino rifondato nelle sua intima essenza eversiva col memorabile strike-poker discografico di “Beggars Banquet“, “Let It Bleed”, “Sticky Fingers” ed “Exile On Main St.”. Ok, suona davvero bene “Blue And Lonesome” e non vediamo l’ora di ascoltarlo anche dal vivo, però che miracolo d’album sarebbe stato se, come si rumoreggiava tempo fa, a suonarci e a metterci le mani ci fosse stato davvero il buon Jack White. Tutta un’altra storia che vi lascio immaginare e che forse è ancora lecito sognare.
Voto: 6,5/10
Genere: Electric Blues
Musicisti:
Mick Jagger – lead vocals, harp
Keith Richards – rhythm and lead guitar
Ronnie Wood – lead and rhythm guitar
Charlie Watts – drums
Eric Clapton – slide guitar #6, lead guitar #12
Darryl Jones – bass
Matt Clifford – keyboards
Chuck Leavell – keyboards
Jim Keltner – percussion #9
Brani:
01. Just Your Fool
02. Commit A Crime
03. Blue And Lonesome
04. All Of Your Love
05. I Gotta Go
06. Everybody Knows About My Good Thing
07. Ride ‘Em On Down
08. Hate To See You Go
09. Hoo Doo Blues
10. Little Rain
11. Just Like I Treat You
12. I Can’t Quit You Baby
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