Con l’era della tecnica che imperversa senza limiti e confini si fanno decisamente più interessanti i tanti progetti discografici che investono su matrici musicali, tessiture visionarie che al suono chiedono di sprigionare tutto il potere narrante. Eccoci tra le righe di “Riot as a game” progetto nascente sotto il moniker di SEA:SIDE, al secolo Eva Benfenati e Giacomo Giunchedi (aka Sacrobosco). Mescolanza tra techno, ambient e idm. Scambio e contaminazione che fanno di questo disco un continuo corso circolare attorno al battere pulsante e primitivo di un suono che richiama (o sembra voler richiamare) il cuore materno, il vero germe della vita stessa. Da lì le chiavi di lettura possono essere davvero tante, differenti, infinite e personali. Il minimalismo non semplifica banalmente ma piuttosto confonde anche i contorni più vivi. Un ascolto immersivo che non merita distrazioni.

 

 

Il suono qui diviene assoluto protagonista della narrazione. La scelta del suono… opera artigianale davvero difficile da spiegare. Quanto però si è certi di aver raggiunto la scelta definitiva?

Quando si è certi lo si sente istintivamente. È una sensazione mediata da diversi aspetti, tra cui il tempo che si ha a disposizione e il feeling che si crea nel lavoro di “squadra”. Noi ci siamo presi tutto il tempo necessario, che è stato di un anno circa. Ad un certo punto abbiamo automaticamente capito che i quattro brani erano completi.

 

Nella fase di finalizzazione del tutto leggiamo il nome di Matilde Davoli e qui vorremmo fermarci. Ci saremmo attesi però un suo contributo proprio nella produzione… come mai questo tassello e in questo momento della filiera?

Conosciamo Matilde per dei lavori che le abbiamo commissionato in precedenti progetti e avevamo la certezza che non avremmo sbagliato a chiederle di lavorare anche su questo disco. La produzione invece è stata un’operazione molto riservata, che fino alla sua fase finale non abbiamo praticamente condiviso con nessuno. È stato un percorso interiore e celato dal resto, complice il periodo in cui abbiamo lavorato alle registrazioni, dal 2020 al 2021, che non c’è bisogno di spiegare nei dettagli.

 

Parliamo invece di video. Brani che molto accolgono l’impatto visivo… e ad esempio lo vediamo con il brano “Ten Days”. Qui come avete lavorato? Semplici pattern grafici o avete ricercato una narrazione anche tal senso?

Entrambi abbiamo una buona confidenza con il mondo dei visuals e della grafica, e abbiamo in questo caso fuso le nostre tecniche rispettive, incrociando due diverse serie di visuals che avevamo già in parte elaborato. Il mix è stato fatto su Max8 per poi consegnarlo a Ivan Fu, che ha aggiunto delle animazioni e un filtro finale su VHS.

E su tutto parliamo di grafica anche… perché questo rompere i margini, mescolare le tonalità di nero (parlo della cover ovviamente), ma anche destrutturare le indennità nelle foto che proponete… che significato porta? Distanze da tutto ciò che è scontato e massima libertà di lettura?

Il lavoro è stato svolto in questo caso da Elide Blind, nostra amica e artista validissima. Abbiamo svolto il tutto in qualche ora di shooting in maniera spontanea e naturale. Il lavoro di destrutturazione di cui parli è totalmente analogico, cosa che abbiamo in qualche modo ricercato perché parte dell’album è stato effettivamente suonato e ripassato attraverso preamplificatori e compressori vintage.

 

A chiudere tornando su temi più da ufficio: il live dei sea:side che cosa promette? Come porterete questi suoni in scena? Quanto spazio all’improvvisazione?

Per ora siamo molto legati come performance alla dimensione del djset B2B. Ci siamo conosciuti così, parlando di tecniche da dj e di gusto musicale nel mettere in sequenza brani techno. Ci stiamo aprendo però anche alla dimensione del live set, che sperimenteremo nei futuri mesi.