Runaway Horses – il nuovo progetto musicale di Andrea Morana

Runaway Horses è un progetto musicale ideato da Andrea Morana, intorno al quale ruotano diversi artisti e collaboratori. Morana, fondatore, principale compositore e producer del progetto, ha scelto il moniker di Runaway Horses ispirandosi a una recente vicenda di cronaca avvenuta nel territorio di Ferrara, dove diversi cavalli inizialmente destinati a un maneggio sono stati inspiegabilmente abbandonati, divenendo così di fatto cavalli selvatici, o meglio “cavalli in fuga”.

Runaway Horses è un progetto musicale ideato da Andrea Morana, intorno al quale ruotano diversi artisti e collaboratori. Morana, fondatore, principale compositore e producer del progetto, ha scelto il moniker di Runaway Horses ispirandosi a una recente vicenda di cronaca avvenuta nel territorio di Ferrara, dove diversi cavalli inizialmente destinati a un maneggio sono stati inspiegabilmente abbandonati, divenendo così di fatto cavalli selvatici, o meglio “cavalli in fuga”.

La fascinazione dell’artista pisano per la composizione inizia a 12 anni, quando sua sorella lo introduce quasi per caso alla sua prima DAW. Nello stesso periodo inizia le lezioni di pianoforte, che poi abbandonerà per proseguire lo studio da autodidatta.

Gli artisti che più lo hanno influenzato e che gli tengono compagnia ancora oggi sono esponenti di generi quali trip-hop, synth pop anni 80/90, drum&bass e industrial. Per citarne alcuni: Massive Attack, Portishead, Depeche Mode tra i suoi preferiti.

Il suo stile, in continua evoluzione ma dai tratti sempre distinguibili, fonde atmosfere introspettive, talvolta sognanti e altre volte cupe e malinconiche, con sonorità proprie degli anni 90 e primi 2000. Non mancano contaminazioni da altri generi e spesso al suono puramente digitale viene affiancato l’utilizzo di strumenti più tradizionali e dal timbro caldo, come la chitarra classica, o strumenti esotici come la kalimba e lo steel tongue drum.

Il 29 gennaio 2021 esce il suo primo LP, “Blacksmith”.

Guarda il video di “Triangles are shapes”:

 

Previous articleLe Canzoni Divertenti è il nuovo brano di Mico Argirò feat. Andrea Tartaglia
Next articleBlacksmith il debut album di Andrea Morana
Maurizio Spennato
In principio furono un mangiadischi e un registratore a nastro, con cui “rubare” la musica, che all’epoca non era a portata di orecchio come oggi, dalla TV, dalla radio e, dai dischi prestati da amici, parenti, compagni e, in seguito, colleghi e conoscenti. Quando sentii “Il Primo Giorno di Primavera”, dei Dik Dik (sull’onda stilistica di “A Whiter Shade Of Pale”, dei Procol Harum, a sua volta ispirata alla progressione armonica dell’Aria Sulla IV Corda, di J. S. Bach) da una ”band” di periferia, mi folgorò il suono dell’Hammond, che mi spinse ad iscrivermi ad una scuola di musica. Oltre ai fondamenti della musica, conobbi e familiarizzai con organo, pianoforte e tantissimi strumenti musicali di cui non avevo idea (e, tra differenze e similitudini, mi innamorai di ciascuno di essi), con la Canzone Napoletana classica ma anche con quella moderna, di Renato Carosone, e con le riletture di Peppino Di Capri e di Fred Bongusto. Quando scoprii di avere un discreto orecchio musicale, abbandonai lo studio e mi buttai nei primi complessini di ragazzi. Finita questa stagione, rimase l’ascolto dei dischi e della musica in generale dove imparavo ad apprezzare le differenze delle contaminazioni tra generi e le influenze della Bossa Nova, del Blues, del Jazz e del Rock sulla musica Pop. Da allora non ho mai smesso di raccogliere musica - in una collezione di oltre 2000 dischi – di ascoltarla, “osservarla” e “studiarla” criticamente e di descriverla, documentarla e trasmetterne, anche visivamente attraverso la fotografia, tutte le emozioni che riesco a coglierne nei concerti “live” che ho l’opportunità di seguire.