ROB MAZUREK | Suoni e visioni per incontri ravvicinati di un altro tipo

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Inclassificabile portavoce di una concezione musicale esteticamente ibrida e potentemente visionaria, il cornettista e compositore Rob Mazurek è oggi una delle figure trainanti del jazz e della musica sperimentale contemporanei. Le sue collaborazioni e soprattutto la quantità incredibile di progetti creati e portati avanti ne fanno un carismatico punto di riferimento per comprendere le più originali conquiste e avveniristiche direzioni di questa musica.

 

Quando hai iniziato a suonare e perchè la cornetta?

Ho iniziato all’età di dieci anni. La cornetta mi è parso subito uno strumento fantastico per progettare un suono che avesse qualcosa di magico.

 

Oltre alla cornetta quali altri strumenti suoni o cos’altro ti capita di usare?

Suono il piano e dispositivi elettronici. Vari tipi di sintetizzatori, flauti di bambù, percussioni e diverse volte anche la voce.

 

Quali sono stati i tuoi modelli di riferimento nel passato?

I principali sicuramente Miles Davis, Bill Dixon, Iannis Xenakis, Stan Brakhage , gli Autechre, John Coltrane, Francois Bayle, Guilherme Vaz, Christian Fennesz, Stanley Kubrick, Sergei Parajanov, Cecil Taylor e Pharoah Sanders.

 

A prescindere dal campo specificatamente musicale, quali artisti hanno maggiormente influenzato il tuo lavoro e la tua produzione nel corso degli anni? Che mi dici delle tue attività complementari e parallele di pittore e artista visivo?

Al principio stavo investigando l’opera di artisti come Velasquez, Goya, Vermeer e Van Gogh ma ho iniziato a dipingere per via di Rothko e Agnes Martin. Inoltre mi piacciono molto Mathew Barney, Nuno Ramos, Nelson Felix, Paulo Montiero, Frank Stella, Cindy Sherman, William Eggleston, John Cage, Cy Twombly, Celia Euvaldo, Helio Oiticica, Carlos Issa, Ellsworth Kelly e James Turrell. Lavoro costantemente sul modo di far cantare l’aspetto visivo e far suonare quello pittorico, di creare, insomma, una magia ottico-prospettica.

 

Che ricordo hai della tua attività in seno al progetto Isotope 217?

Quella di chi ha cercato di progettare un suono e un tipo di bellezza simile all’immagine di falchi che volano in uno scenario illuminato dalla luce della luna. Una scuola dove c’era un pesce argentato colpito da un raggio di sole che nuotava scintillante e gioioso nella placida calma di un mare blu e verde smeraldo.

 

Sei leader e fai parte di un gran numero di ensemble e gruppi diversi quali Exploding Star Orchestra, Chicago Underground, Pulsar Quartet, São Paulo Underground, Rob Mazurek Octet, Rob Mazurek Quintet, Starlicker, Mandarin Movie e Pulsar Quartet: Sebbene sia improponibile chiederti di tutti, potresti almeno dirmi le finalità estetiche ed espressive che cerchi di perseguire con alcuni di questi progetti?

In primo luogo è quella di una proiezione magica basata sulle differenti personalità e sonorità. In secondo luogo il cercare un suono che non sia solo orizzontale ma anche verticale. Tentar di giungere all’idea di un cubo o di una forma sferica infiniti, di un oggetto trasformabile per infrangere il codice di ciò che è possibile nel regno dell’immaginazione. Un tipo di suono tanto radicale da giungere ad un punto di implosione e uscire da questi rivestimenti mutevoli per poi suscitare una sensazione d’ignoto infinito. Qualcosa, insomma, che alla fine riveli almeno una parte del mistero che riguarda tutti noi.

 

Qualche parola su Enzo Carpentieri, che ti ha invitato a collaborare con i suoi Circular E-motion …

Enzo è un batterista davvero fantastico, una persona divertente, dotata di una forma d’intelligenza estremamente pronta e acuta.

 

Che ne pensi della musica che riesce ad esprimere questo suo progetto?

Ritengo che sappia esprimere pienamente il suono della gioia e l’intensità dell’emozione. Suoniamo e dipingiamo una raffigurazione di noi stessi e del nostro stare insieme. Un Octopus creativo per forme, colori e personalità.

 

In termini di musica creativa dove si trova adesso la scena più interessante? In Europa, negli Stati Uniti o da qualche altra parte?

Ovunque ci sia e agisca l’e-mozione. Amo soprattutto l’Italia. Forse mi trasferirò qui da voi, come fece Cy Twombly. È realmente uno dei miei sogni ed anche per questo mi sono lasciato facilmente convincere a celebrare il mio matrimonio in Sardegna.

 

Secondo te, che direzione sta prendendo la musica creativa che si ascolta oggi?

Mi sembra che corra più rischi rispetto al passato e che vi siano all’opera progettualità e forme di pensiero più radicali. Essere o restare conservatori significa abbracciare la morte della creatività. Una rigorosa avanguardia deve radicarsi maggiormente per potenziare la propria bellezza e primeggiare con la sua positività al di sopra delle politiche corporative e delle strutture di potere conservatrici che attualmente ci dominano. Dobbiamo volare come delle fenici verso il sole e usare l’energia di questo sole per irradiare l’universo con strategie sonore e visive luminose. Rendere la vita cosmica più ricca e sostenibile con tuoni e fulmini creativi.

 

Quali altri progetti e artisti ti hanno più colpito di recente?

M.Takara, Guilherme Granado, Thomas Roher, Vijay Ayer, Chad Taylor, Nicole Mitchell, Carlos Issa, Angelica Sanchez, Craig Taborn … potrei nominartene migliaia ma non ci sarebbe abbastanza spazio. Chiunque in questo frangente stia progettando un tipo di suono onesto allo scopo di abbattere i muri dell’ineguaglianza e dell’ingiustizia, sia di carattere fisico che sociale. Chiunque suoni o faccia musica secondo quest’ottica è da considerarsi interessante.

 

Che significato preferisci dare al termine “improvvisazione” e alla sua prassi?

Improvvisare significa “essere” in un “dato momento”, progettare un “non vocabolario” oppure smantellare un certo vocabolario. Trovare un vocabolario oppure un non vocabolario per esprimere emozione o non emozione, strutture o non strutture, idee oppure non idee. Cose che vadano verso un universo in grado di comprimersi ed espandersi costantemente, per trovare o non trovare, spazi nascosti o non nascosti che coesistano o non coesistano con la realtà definitiva o non definitiva della vita e della morte. Improvvisare significa soprattutto non esser critico mentre stai improvvisando.

 

A giudicare dalla tua produzione discografica la tua creatività è sempre in moto. Da dove scaturisce la tua ispirazione e quanto di te stesso c’è nella tua musica?

Tutto di me è lì, nella mia musica, in qualche modo. I suoni giungono in massa e io sono costantemente eccitato nel trovare e nel creare modi per rompere e spaccare il soffitto galattico di ciò che è possibile o impossibile con i medium del suono e della vista. Noi siamo qui per così poco tempo! Spacca! Rompi! Fino a quando puoi e ne hai la possibilità.

 

Cosa puoi dirmi riguardo a “Mother Ode”, ultima tua opera pubblicata in ordine di tempo?

Mia madre è stato un fiore spirituale che all’improvviso ha lasciato questa terra come un colibrì cosmico che scala le profondità del cielo. “Mother Ode” è un amorevole saluto fatto verso la mia cara assente, ma ovunque cosmicamente presente, madre Kathleen.

 

Cosa trovi di veramente speciale nel suonare e lavorare con il batterista Chad Taylor ed il chitarrista Jeff Parker?

Sono dei fratelli spirituali con una personalità e un suono ben definiti, in grado di trascendere sia il concetto di tecnica che quello di pensiero e programmazione. Sono entrambi dei pensatori altamente evoluti, architetti sonori che ispirano costantemente modi di creare e pensare tra i più interessanti e provocanti.

 

Matter AntiMatter”, ultima incisione dell’Exploding Star Orchestra pubblicata con il marchio Rogue Art, coinvolge e schiera non solo Roscoe Mitchell ma anche diversi dotatissimi musicisti come Matana Roberts, Nicole Mitchell, Kevin Drumm, Mike Reed e tanti altri ancora. Sembra quasi una parata incredibile di forze e menti guida che rendono (e hanno reso nel tempo) la scena musicale di Chicago un posto davvero speciale per quanto ha saputo esprimere, nel presente e nel passato, sul fronte delle avanguardie della musica afroamericana e di quella creativa. Perché hai deciso di chiamare a raccolta tutti questi nomi? Consideri forse “Matter AntiMatter” come una specie di compendio delle tante esperienze e diverse collaborazioni che ti hanno visto protagonista finora?

Sì, certo, questa è in assoluto la cosa che più si avvicina ad un ambiente sonoro “totale” in grado di comprendere gran parte delle idee e delle tecniche che ho cercato di sviluppare nel corso di più di vent’anni. Rappresenta anche un nuovo punto di partenza per ulteriori indagini nel concetto di proiezione sonora e visiva insieme con dei musicisti brillanti che hanno la non comune capacità di muoversi in più direzioni. Musicisti provenienti da Chicago, da New York, da San Paolo e dalla California, tutti insieme riuniti per provocare un’esplosione cosmica e un dolce fragore sonoro.

 

 

Quali uscite discografiche, progetti e collaborazioni dobbiamo invece aspettarci nel prossimo futuro?

Ad agosto la Clean Feed pubblicherà “Spiral Mercury”, il disco del progetto “Pharoah And The Underground”, vale a dire São Paulo Underground e Chicago Underground insieme al magico Pharoah Sanders. A settembre invece la Cuneiform licenzierà sotto forma di doppio LP e singolo CD “Return The Tides”, album intestato a Rob Mazurek And Black Cube che vede anche qui la partecipazione dei membri del São Paulo Underground. Un altro lavoro intitolato “Alternate Moon Cycles” vedrà la luce subito dopo con il marchio dell’International Anthem Records. Infine sto sviluppando nuove opere e composizioni per sola elettronica.