RAFF RANIERI TRIO | Flows

RAFF RANIERI TRIO
Flows
Filibusta Records
2024

Riccamente argomentato questo album Flows, lavoro del pianista e autore Raff Ranieri, vocato al poema musicale o, forse meglio, alla composizione di colonne sonore di scenari reali o immaginari, come dimostrano le righe descrittive con cui egli stesso nelle note di copertina ha descritto ogni suo brano.

Ciascuno di essi disegna infatti una propria diversa atmosfera, talora irreale, a tratti fantastica, nelle sensazioni indotte da un immaginario lungo viaggio onirico nell’iperspazio.

Raff Ranieri
Raff Ranieri

I temi, in linea con gli studi di Ranieri, si inquadrano in ambito jazz inseguendo ritmiche swing e blues sebbene, talvolta, non siano definitivamente classificabili – ma, forse, la sua intenzione è stata proprio quella di rendere le sue composizioni non catalogabili in termini assoluti – con accenni alla cultura celtica e al tango, e risultano comunque molto armonici e fruibili.

Raff Ranieri ha riservato per se stesso quasi tutto l’intero carico armonico e melodico sia al pianoforte che al Fender Rhodes, ma è stato fortemente supportato in ambedue gli ambiti dalle indispensabili linee di contrabbasso di Aldo Capasso, finemente articolate e raffinate, e dal ricco tessuto ritmico del batterista Marco Fazzari, ai quali sono pure riservati alcuni spazi di autonoma espressione.

Completano il quadro due camei, la bellissima voce solista di Simona De Rosa nel brano Pictures e il tema proposto alla chitarra da Mino Lanzieri in Until You.

 

Genere: Jazz, Swing, Blues

Musicisti:

Raff Ranieri, Piano
Aldo Capasso, Doublebass
Marco Fazzari, Drums
Special guests:
Simona De Rosa, Voice (track 8)
Mino Lanzieri, Electric Guitar (track 9)

Brani:

01. Through your eyes
02. Still remember
03. Galaxias I
04. Galaxias II
05. Andromeda
06. Pescatore di sogni
07. Work in progress
08. Pictures
09. Until You

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Maurizio Spennato
In principio furono un mangiadischi e un registratore a nastro, con cui “rubare” la musica, che all’epoca non era a portata di orecchio come oggi, dalla TV, dalla radio e, dai dischi prestati da amici, parenti, compagni e, in seguito, colleghi e conoscenti. Quando sentii “Il Primo Giorno di Primavera”, dei Dik Dik (sull’onda stilistica di “A Whiter Shade Of Pale”, dei Procol Harum, a sua volta ispirata alla progressione armonica dell’Aria Sulla IV Corda, di J. S. Bach) da una ”band” di periferia, mi folgorò il suono dell’Hammond, che mi spinse ad iscrivermi ad una scuola di musica. Oltre ai fondamenti della musica, conobbi e familiarizzai con organo, pianoforte e tantissimi strumenti musicali di cui non avevo idea (e, tra differenze e similitudini, mi innamorai di ciascuno di essi), con la Canzone Napoletana classica ma anche con quella moderna, di Renato Carosone, e con le riletture di Peppino Di Capri e di Fred Bongusto. Quando scoprii di avere un discreto orecchio musicale, abbandonai lo studio e mi buttai nei primi complessini di ragazzi. Finita questa stagione, rimase l’ascolto dei dischi e della musica in generale dove imparavo ad apprezzare le differenze delle contaminazioni tra generi e le influenze della Bossa Nova, del Blues, del Jazz e del Rock sulla musica Pop. Da allora non ho mai smesso di raccogliere musica - in una collezione di oltre 2000 dischi – di ascoltarla, “osservarla” e “studiarla” criticamente e di descriverla, documentarla e trasmetterne, anche visivamente attraverso la fotografia, tutte le emozioni che riesco a coglierne nei concerti “live” che ho l’opportunità di seguire.