‘O Bongo di Ciccio Merolla fa il bis di premi ai Mei. L’intervista al percussionista

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Il 3  ottobre Ciccio Merolla sarà al Mei di Faenza per esibirsi con la sua band durante la Notte Bianca in piazza del Popolo e  per ricevere il premio Mei. che è solo l’ultima ( in termini temporali)  delle soddisfazioni che sta raccogliendo il percussionista Ciccio Merolla con il suo ultimo singolo ‘O Bongo che, proprio al Festival della Musica Indipendente di Faenza, riceverà un doppio riconoscimento per il successo ottenuto grazie ai 27 milioni di visualizzazioni totalizzati dall’anteprima del video ‘O bongo, mentre il  videoclip stesso https://www.youtube.com/watch?v=xlpkca-3LsA , prodotto dalla Jesce Sole, per la regia dei Manetti Bros e Claudio D’Avascio riceverà il premio speciale  della direzione artistica del MeiD in Italy – il nuovo festival del cinema musicale e del videoclip. I registi saranno premiati con la seguente motivazione: i registi hanno saputo veicolare il messaggio del brano senza trascurare lo sguardo ironico tipico del loro marchio di fabbrica.

 

 Ciccio raccontaci la storia di ‘O Bongo?

–      In ‘O Bongo racconto la mia croce e delizia, fin da piccolo sono ossessionato dalla frase “Ciccio porta con te il bongo che poi ci devi suonare qualcosa”, infatti ero invitato dagli amici soprattutto perché tutti volevano ascoltare i miei assoli. E’ un po’ quello che succede a tutti i musicisti e io ho raccontato in una canzone ironica e divertente la mia vita dedicata alla musica. Il concetto è stato poi tradotto in immagini nel videoclip firmato dai Manetti Bros e Claudio D’Avascio  in cui io rappresento soltanto la colonna sonora di un incontro amoroso.  Il successo del video è stato preceduto da una clip di pochi minuti in cui ho suonato sul corpo di un’attrice. Questo esperimento musicale voleva essere un omaggio al mio pubblico e grazie al potere del web e del passaparola, è diventato un video virale. 27 milioni di persone adesso sanno che un corpo umano produce dei suoni, dei suoni bellissimi.

 

Dal punto di vista musicale in questo brano, pur restando fedele al tuo stile napulegno doc, hai giocato con il  sound latino aggiungendo il sapore del rap della Grande Mela. Un mix esplosivo.

–      E’ un brano che mi ha dato e continua a darmi delle enormi soddisfazioni, anche se  quando mi girava il ritornello nella testa non mi aspettavo certo tutto questo successo.  Sicuramente grazie al sound latino è un brano molto orecchiabile che arriva subito al pubblico, ma volevo di più. Era da tanto che cercavo di riuscire ad ottenere un  sapore più internazionale, pur restando fedele alle mie radici partenopee, e in sala, in parte ero quasi riuscito nel mio intento, poi il brano  è stato ascoltato  e remixato dal dj Tony Touch, ed è questo che gli dato quel respiro internazionale che cercavo da tempo.

 

Si ma ‘O Bongo è molto più di un singolo: premiato due volte al Mei, campione di visualizzazioni, fenomeno virale, tormentone dell’estate 2015 e…

–      ‘O Bongo  è anche un fase della vita, perché la musica è come la vita. C’è un tempo per riflettere e un tempo per gioire. Dopo tanti brani di denuncia avevo bisogno di comunicare gioia e ricordare a me stesso e agli altri che nella vita non bisogna mai prendersi troppo sul serio. E poi è una canzone che mi ha dato la possibilità  forse più di tutte durante la promozione, di muovermi in lungo e in largo per lo stivale e non solo, grazie al web ho avuto modo di far conoscere la mia musica dal Giappone alla Francia, dalla Russia al Messico… senza muovermi da casa!

 

Ma tra le righe ‘O bongo racchiude anche un grande omaggio e al tempo stesso ci fa vedere un musicista che gioca con i suoni, come un bambino. Possiamo definirla una macchina del tempo musicale?

–      A modo mio è anche un ritorno al passato, un baule pieno di ricordi, rielaborati, rimaneggiati, stravolti.  I momenti in cui suono la pasta delle pizze, la cucchiarella e Ornella sono il mio omaggio al genio e all’ironia del grande maestro Gegè Di Giacomo e al tempo stesso   sono anche un ritorno alle mie origini di percussionista. Sono cresciuto in un ambiente dove non c’erano strumenti musicali e, avendo fin da piccolo questa passione sfrenata per il ritmo, ho sempre suonato dappertutto, su oggetti come tavoli, sedie e pentole, anche sulla schiena di qualche amico che si prestava. E’ stato come ritornare bambino. In fondo il potere della musica è anche questo, regalarci quel misto di meraviglia ed innocenza tipico dei bambini che non smettono mai di sperimentare di conoscere  e di stupirsi.

Manuela Ragucci