L’Arte del trio secondo John Abercrombie all’ Ispani jazz festival – Capitello d’Ispani (SA), 30 luglio 2009

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Giovedi’ il secondo appuntamento della VII edizione della rassegna, curata da Gerardo Di Lella nella piazza di San Cristoforo alle ore 22

Dopo il grande successo riscosso dal quartetto del sassofonista tenore Bob Mintzer, che ha inaugurato la VII edizione dell’Ispani Jazz Festival, rassegna voluta dal Sindaco Marilinda Martino e dal suo assessore Michele Morabito, con la collaborazione della Proloco di Giuseppe Cristoforo Milo, e la direzione artistica del Band leader Gerardo Di Lella,  il sax tenore di Bob Mintzer, presentatosi con Phil Markowitz al pianoforte, Joe Anderson al contrabbasso e John Riley alla batteria, sulla splendida piazza di Capitello, domani il pittoresco larghetto di San Cristoforo, ospitera’ alle ore 22, il Bam trio del chitarrista John Abercrombie. Il leader si presentera’ in pubblico con Jeff Berlin al basso e Adam Nussbaum alla batteria per esibirsi con una formazione che resta quella piu’ congeniale ai suoi mezzi espressivi.


Con John Abercrombie siamo indubbiamente di fronte ad uno dei piu’ importanti, e conosciuti, chitarristi del mondo. Nato nel 1944, con un lungo periodo di studi alla Berklee, Abercrombie deve molto della sua fama ad una carriera che l’ha visto protagonista nei due continenti. Prima negli USA, accanto a Gil Evans, Chico Hamilton, i fratelli Brecker, Billy Cobham e tanti altri, e poi dalla meta’ degli anni ’70, in Europa, quando il produttore Manfred Eicher lo incontra al festival di Montreux e lo fa incidere per la sua etichetta, la prestigiosa ECM. Il primo disco sara’ emblematico di tutta l’attivita’ futura : “Gateway”, accanto a Dave Holland e Jack DeJohnette. I lavori saranno parecchi, da quel momento, e spesso insieme con altri musicisti della medesima scuderia (Ralph Towner, Mark Feldman, Marc Johnson e Peter Erskine). Eicher intui’ che le prerogative del chitarrista – un suono che teneva conto dell’evoluzione tecnica dello strumento, ma che non si allontanava dal significato piu’ vero dell’espressione jazzistica – ben si adattavano alle sue produzioni, basate sempre su incontri audaci e innovatori. Ma John ha radici ben saldate nella tradizione, anche se osservata da una prospettiva “distorta”, e lo dimostrera’ alla meraviglia questo recente trio  dove figurano due eccellenti ritmi che tutti gli appassionati conoscono, capaci come pochi di seguire il solista fin nelle alture piu’ impervie e rilanciare idee in un rapporto dialogico sempre vivo ed emozionante.

John Abercrombie si avvarra’ a San Cristoforo dell’eccellente basso di Jeff Berlin. Per descrivere il musicista, compositore e arrangiatore, basterebbe ascoltare la sua struggente versione di “Tears in Heave”. La storia musicale di Berlin inizia a cinque anni, in una famiglia di musicisti, tra partiture classiche, teoria e solfeggio. Il suo primo strumento fu il violino che abbandona parecchi anni dopo in favore del basso, riversando i trascorsi, tra esercizi e letteratura, sul suo nuovo strumento. Nel mondo dei bassisti, Jeff e’ riconosciuto per la sua tecnica strabiliante, per il suo legato che lo rende inconfondibile, per la sua continua ricerca e per la scelta di suonare con uno strumento standard, con tasti, quattro corde, senza pickup attivi, perche’ ritiene che fino a quando non si saranno esaurite tutte le possibilita’ di uno strumento e’ inutile aggiungere o modificarlo, complice anche la sua grande statura (non solo in termine figurato) che gli consente di abbracciare il basso e di giocare letteralmente con le corde.

A completare il trio ci sara’  la batteria di Adam Nussbaum, considerato uno dei piu’ importanti, oltre che versatili, batteristi al mondo. Ha collaborato e registrato con musicisti del calibro di: Sonny Rollins, Stan Getz, Sheila Jordan, Dave Libman, John Scofield, Steve Swallow, Toots Thielemans, Jerry Bergonzi, James Moody, Micheal Brecker . Nel 1983 e’ entrato a far parte dell’ orchestra di Gil Evans. Nussbaum e’ uno dei batteristi piu’ inventivi della scena contemporanea, dai colori equilibrati e dagli incastri efficaci, con i quali schizza un traditional progressive jazz di rara raffinatezza e profonda ricerca linguistica.

Olga Chieffi