L’AMOUR CACHÉ – Il nuovo singolo di ARMODIA

L’AMOUR CACHÉ - il nuovo singolo di ARMODIA da venerdì 12 febbraio disponibile in tutti i web store

L’AMOUR CACHÉ

il nuovo singolo di

ARMODIA

da venerdì 12 febbraio disponibile in tutti i web store

Il singolo è pubblicato dall’etichetta
Terzo Millennio

Prosegue l’ambizioso progetto del duo aostano Armodia, composto dal pianista e cantante non vedente Luca Casella e il chitarrista Riccardo Sabbatini, di mettere in musica testi poetici di autori vissuti a cavallo tra il 1800 e il 1900. Sulla scia di “Le golose” e “Il vento”, l’ispirazione per questo terzo brano nasce dal sonetto del celebre Félix Arvers, poeta e drammaturgo francese vissuto tra il 1806 e il 1850.

Ne “L’amour caché”, conosciuto anche come “Il sonetto d’Arvers” o “Un secret”, l’autore, partendo dalla propria vicenda personale, descrive l’esperienza dell’amore non corrisposto, passando attraverso alcuni dei temi ricorrenti della poesia romantica francese.

Un segreto dell’anima, un amore eterno che il poeta non riesce a dichiarare a Marie, la donna di cui si è innamorato, custodendo così nel proprio intimo il suo sentimento.

Biografia

Il duo nasce nel 2010, ma solo tre anni dopo Riccardo ha l’idea del nome Armodia, fondendo le parole “armonia” e “melodia”. Il progetto è stato rilanciato nel 2019, quando Francesco Caprini, fondatore di Rock Targato Italia, li ha spinti a scrivere canzoni originali. La scelta dei testi è ricaduta sulla poesia dell’inizio del secolo scorso.

Luca Casella, classe 1963, cantante e musicoterapeuta, ha alle spalle una solida preparazione classica che lo ha portato a produrre diversi componimenti, tra i quali “Bartok Divertissement” che nel 2012 si è aggiudicato il quarto posto al 1° Concorso Internazionale di Composizione “Terra di Puglia”. Il suo brano “Benelux” è stato inserito nel docufilm “Per altri occhi” di Silvio Soldini, che raccoglie le testimonianze di persone non vedenti. Ad oggi insegna canto pop e armonia moderna, oltre ad occuparsi di problematiche integrative dei disabili.

Riccardo Sabbatini ha iniziato lo studio della chitarra classica nel 1984 diplomandosi nel 1998 al Conservatorio statale di Novara. Si è esibito sia come solista che in formazioni cameristiche e in vari gruppi musicali, ha seguito corsi di composizione e di informatica musicale presso l’Istituto musicale di Aosta e collabora con musicisti locali sia in veste di chitarrista che di arrangiatore e compositore.

LINKS:

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NADIA MISTRI – ELEONORA CORSO – GIOVANNI TAMBURINO
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Maurizio Spennato
In principio furono un mangiadischi e un registratore a nastro, con cui “rubare” la musica, che all’epoca non era a portata di orecchio come oggi, dalla TV, dalla radio e, dai dischi prestati da amici, parenti, compagni e, in seguito, colleghi e conoscenti. Quando sentii “Il Primo Giorno di Primavera”, dei Dik Dik (sull’onda stilistica di “A Whiter Shade Of Pale”, dei Procol Harum, a sua volta ispirata alla progressione armonica dell’Aria Sulla IV Corda, di J. S. Bach) da una ”band” di periferia, mi folgorò il suono dell’Hammond, che mi spinse ad iscrivermi ad una scuola di musica. Oltre ai fondamenti della musica, conobbi e familiarizzai con organo, pianoforte e tantissimi strumenti musicali di cui non avevo idea (e, tra differenze e similitudini, mi innamorai di ciascuno di essi), con la Canzone Napoletana classica ma anche con quella moderna, di Renato Carosone, e con le riletture di Peppino Di Capri e di Fred Bongusto. Quando scoprii di avere un discreto orecchio musicale, abbandonai lo studio e mi buttai nei primi complessini di ragazzi. Finita questa stagione, rimase l’ascolto dei dischi e della musica in generale dove imparavo ad apprezzare le differenze delle contaminazioni tra generi e le influenze della Bossa Nova, del Blues, del Jazz e del Rock sulla musica Pop. Da allora non ho mai smesso di raccogliere musica - in una collezione di oltre 2000 dischi – di ascoltarla, “osservarla” e “studiarla” criticamente e di descriverla, documentarla e trasmetterne, anche visivamente attraverso la fotografia, tutte le emozioni che riesco a coglierne nei concerti “live” che ho l’opportunità di seguire.