La Pittura Vocale di Alberto Nemo

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Osservare il proprio lavoro con la giusta distanza emotiva e temporale consente di vedere tutto con maggiore lucidità. Si comprende quanto delle nostre emozioni e pensieri si sia poi realmente concretizzato nell’opera. Il mio lavoro si è spesso accompagnato alle raffigurazioni pittoriche e condivide con esse le stesse dinamiche.

La nemizzazione introdotta col “Manifesto della Musica essenziale”, descrive le mie composizioni per strumento e voce. La base strumentale, spesso realizzata con una chitarra od una tastiera, ha la funzione del disegno su cui emerge da protagonista la voce con i suoi colori. L’atto creativo diviene simile a quello del pittore che lavora nella solitudine del proprio studio e offre la fruizione dell’opera fissata su di un supporto.

Il brano registrato diviene simile a un dipinto che non potrà mai essere rifatto una seconda volta, tanto più se realizzato con un disegno libero e con colori fluidi che si librano sulla tela senza vincoli accademici. È la voce a dipingere, a infondere l’alito umano sull’ossatura dell’accompagnamento. Quel suono-colore, ambasciatore dell’anima nel mondo materiale, fissa sul supporto un momento irripetibile, un’istantanea che incornicia un frammento d’eterno. Lo strumento disegna, la voce dipinge, l’orecchio ascolta e la mente visualizza. Ecco il procedimento della pictura vocalis.

Per comprendere meglio tutto questo è necessaria un’importante precisazione: il punto di partenza e scopo finale è una visione, una suggestione visiva, un’immagine e non un suono. La musica e il canto sono gli strumenti, gli attivatori sensoriali e psichici che servono a produrre nell’ascoltatore un’esperienza simile a quella proustiana.

È chiaro che, diversamente dall’opera dei pittori, l’immagine percepita in questo caso sarà legata al vissuto di ciascuno ma, proprio per questo, estremamente viva. Si tratta di una vera e propria mostra di pittura interiore, una carrellata di immagini indicibili che riaffiorano alla mente grazie alla pittura vocale. La musica ha sempre avuto questo potere ma, in questo caso, si tratta di una presa di coscienza importante ed ho deciso di utilizzare consapevolmente questa sua proprietà. Alberto Nemo

Istantanea musicale

Cogliere l’attimo fuggente, mantenere nel tempo il momento fugace, poter entrare nel fitto ricamo della realtà per scoprirne la trama è da sempre un sogno per l’uomo. In passato riuscire a impadronirsi di un elemento reale per farne un’opera d’arte era molto difficile, la rappresentazione inevitabilmente portava tutto in una dimensione immaginaria e il legame con la realtà veniva meno.

La tecnologia ha consentito, attraverso la registrazione diretta, di catturare immagini e suoni rendendo finalmente possibile questo sogno. Con la nascita della fotografia istantanea la percezione delle cose si trasformò per sempre. In una sola immagine si poteva percepire il flusso del tempo e del pensiero, ciò che è avvenuto prima e quello che accadrà subito dopo. Il dinamismo di un movimento interrotto dallo scatto fotografico innesca un processo mentale di prosecuzione dell’azione, in questo modo lo spettatore diviene partecipe dell’opera. Questa rivoluzione cha ha radicalmente cambiato il mondo delle arti visive, in ambito musicale ha prodotto un ragguardevole numero di sperimentazioni sonore che sono arrivate fino ad oggi.

La mia istantanea musicale si inserisce in questo ambito cogliendone tutte le potenzialità. Le mie composizioni si avvalgono di un “fondale” sonoro con micro variazioni sul quale agisce da protagonista il canto. È questo a dipingere la scena principale, a creare uno spazio che anima la struttura essenziale della base. L’istante si concretizza in un elemento musicale estremamente semplice che diviene una texture o, spesso, dilatato. La voce agisce come colore su un disegno tracciato rapidamente. Questi due elementi sono il codice binario che dà vita all’istantanea musicale. Alberto Nemo