JUKEBOX ALL’IDROSCALO | Roba da “Vertigine”

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Tormentone radiofonico che scala la Indie Music Like. Il duo laziale composto da Marco De Annuntiis e Alessio Righi sbeffeggia l’Italia dei personaggi, calcando la mano come farebbe Verdone e cercando un filo conduttore romantico come farebbe Fellini. Cinema a parte è la musica che comanda e, depistando le tracce con del funky da balera, la canzone d’autore pop italiana dei Jukebox All’Idroscalo racconta l’amore e le sue ripercussioni emozionali. Lo fanno oggi e continueranno per tutta l’estate in un bellissimo singolo di lancio dal titolo “Vertigine” di cui in rete gira il video ufficiale. Preludio verso un disco che già preannuncia belle nuove in vista, di quelle nuove che si sfogliano nei giornali da main stream.

 

 

 

Un duo electro-pop. Come nasce questo incontro?

MARCO DE ANNUNTIIS: Siamo amici di infanzia, abbiamo suonato insieme nei primi gruppetti da adolescenti… poi abbiamo preso strade diverse. Ci siamo ritrovati dopo anni, ognuno con il suo bagaglio, e abbiamo iniziato a scrivere pezzi originali insieme, allora abbiamo capito che mettendo insieme le nostre esperienze potevamo arricchirci.

ALESSIO RIGHI: Sì l’idea era quella di arricchirci nel vero senso della parola, ma per il momento diciamo che ci siamo arricchiti l’un l’altro: siamo decisamente complementari, odio questa parola, ma è così.

 

Chi dei due è il braccio? Chi la mente?

MARCO DE ANNUNTIIS: Diciamo che nella composizione delle canzoni io mi occupo di più dei testi e Alessio più degli arrangiamenti; però lavoriamo sempre insieme, un progetto come questo ha bisogno di tutte e due le teste e di tutte e quattro le braccia.

ALESSIO RIGHI: È questo che intendevo quando dicevo che siamo complementari: quando io cominciai a registrare su Cubase Marco ancora scriveva battendo a macchina, o forse col calamaio e una penna d’oca.

 

Come mai la scelta di uscire con un singolo isolato? Oppure dietro le quinte c’è un album che ci aspetta?

MARCO DE ANNUNTIIS: Di album dietro le quinte ce ne sarebbero anche due volendo, siamo molto prolifici. Siamo usciti con un singolo tanto per presentarci, forse uscire direttamente con un album intero sarebbe stato dispersivo.

ALESSIO RIGHI: C’è un album in preparazione e uscirà verso ottobre. Ma è probabile che ne verranno estratti altri singoli, per come funziona il mercato musicale oggi il concetto di album è molto cambiato.

 

Gettando ironia su certi fatti di cronaca a cui fate esplicito riferimento, non pensate di poter urtare la sensibilità di qualcuno?

MARCO DE ANNUNTIIS: Speriamo di farlo!  Penso all’ultima intervista di Pasolini, quando diceva che “scandalizzare è un diritto ed essere scandalizzati è un piacere, e chi lo rifiuta è un moralista”.

ALESSIO RIGHI: In Iran ci sono musicisti perseguitati perché è vietato far apparire strumenti musicali in televisione. Ovviamente noi viviamo una situazione diversa, ma non so fino a che punto: l’oscurantismo è sempre in agguato e la libertà d’espressione non è mai conquistata una volta per tutte.

 

Beh ma non c’è solo Pasolini in questo progetto. Cos’altro?

ALESSIO RIGHI: Tanta roba: rock, blues, dance, chanson francese…

MARCO DE ANNUNTIIS: I nostri riferimenti non sono solo nella musica o nella poesia;  siamo molto interessati al cinema per esempio, anche popolare, e naturalmente siamo ispirati dalla vita reale che conosciamo: le periferie, la crisi, i nuovi poveri, le vite vissute alla giornata.

 

Alla fine, tanta trasgressione ma si finisce sempre per parlare d’amore. Quindi è questa la chiave di lettura per la musica italiana?

MARCO DE ANNUNTIIS: Non sono sicuro che sia una prerogativa italiana: l’amore è sempre stato un tema universale, ma le vere canzoni d’amore sono pochissime: credo che la maggior parte siano “travestite” da canzoni d’amore ma parlino di tutt’altro: sesso, gelosia, sensi di colpa, frustrazione, aspirazioni e delusioni del tutto individuali.

ALESSIO RIGHI: L’amore è un argomento inevitabile perché è un bisogno umano: mica ci perdiamo di dignità ad ammetterlo. L’importante è non essere retorici, ed è sempre meglio una bella canzone d’amore che una brutta canzone politica.