STEFANO VERGANI | Intervista “a prescindere”

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Ci piace raccontare un disco chiedendone lumi e dettagli all’autore. Ci piace anche raccontare un disco semplicemente lasciandolo scivolare nel lettore e negli ascolti ripetuti, alcuni distratti altri più di dettaglio. Stefano Vergani ci ha regalato un nuovo disco che porta un titolo particolare e importante: “Applausi a prescindere”. Una canzone d’autore italiana che non fa strage di cuori e di grandi masse, ma che siede tra i tavolini di un jazz club o nei salotti eleganti, un mondo che ha raggiunto il grande popolo con nomi come Paolo Conte, Gianmaria Testa, Capossela, Cammariere e tantissimi altri da cui prendere un po’ e un po’ e farne un gustoso miscuglio.

 

Brani scritti e pensati di getto o ragionati e arrangiati di fino e di precisione?

Devi sapere che a mio malgrado, non ho mai avuto un metodo per scrivere, sia per quanto riguarda la musica che il testo, semplicemente quando trovo il tempo e lo spazio giusto mi piace passarlo davanti ad un foglio con una chitarra o davanti al pianoforte e, quasi per dovere nei miei confronti, la canzone mi si presenta davanti; a volte, invece, nell’ostentare a cercarla, mi prende a calci e se ne va in un’altra stanza, per cui tocca lasciare perdere.

 

È solo mia l’impressione o ci sono scenari e ambientazioni diversi? Di sicuro “Primavera in Brianza” e “L’immacolato” sono in due mondi assolutamente distanti… nel tempo e nello spazio. È vero? E se sì, come nasce un simile cocktail per lo stesso disco?

Non mi è mai piaciuto ascoltare un disco intero tutto con lo stesso suono, lo stesso mondo, per cui nei miei mi piace molto spaziare sia a livello letterario che musicale, è terapeutico e mi pone dinanzi al fatto di cercare sempre qualche nuova via musicale  per dare sfogo alle mie frustrazioni.

 

image002Ma quando arrivò il disco a casa… subito la domanda abbastanza sciocca, ma ora devo levarmi la curiosità. Quanto ha a che fare questa copertina del disco con quella di “Rimmel” di De Gregori?

Detto con tutta sincerità mi è stato fatto notare una volta uscito il disco, avevo completamente rimosso quell’immagine anche perché da ragazzino avevo una cassettina registrata da un amico del disco in questione.

 

Pensando a cosa sia davvero importante, cos’è che stai inseguendo per la tua carriera? Ti farà sentire di essere arrivato ad una qualche destinazione personale?

Io credo che fin quando sarò felice di fare questo mestiere, e lo sono, non devo andare da nessuna parte, il gioco è molto più semplice di quello che si crede, l’importante è non prendersi troppo sul serio, altrimenti si rischia di farsi del male, ovvio sarebbe un sogno girare l’Italia per teatri scorrazzati da un autista simpatico, ma al momento sono piuttosto contento del mio piccolo stato.

 

La semplicità spesso è incastrata in mille artifici industriali di cui la musica è l’unica vera vittima. Di semplicità forse avremmo bisogno, di quel modo di fare musica che sia umana e spirituale prima e tecnica poi. “Applausi a prescindere”, a suo modo, ci regala proprio questo.