Intervista a Monterossi con il singolo “Che male c’è”

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Durante una serata fatta di confronti musicali, Simone Monterossi, in arte MONTEROSSI, decide di condividere con l’amico Davide Corneli, in arte Mezzalibbra, la bozza di un nuovo brano a cui stava lavorando. Nacque da lì l’idea di fare una canzone insieme e cominciare a suonare nelle varie date live. Il brano parla di come le emozioni si mischino davanti all’idea di continuare una relazione o lasciarla cadere. Gli stili musicali diversi che caratterizzano i due cantautori vengono miscelati grazie anche al sapiente lavoro di produzione di BELM, dando così voce a quel bivio davanti al quale ci si trova in situazioni come questa. Il risultato di tutto questo è “Che male c’è“: una canzone ballabile, ma allo stesso tempo pungente che descrive la coscienza frazionata di un uomo innamorato della causa delle sue incertezze. Scopriamo news e curiosità in questa intervista!

Potrebbe sembrare una domanda banale e magari lo è: “Dove sta andando la musica? E dove sta andando la tua di musica?

Sicuramente negli ultimi periodi sta procedendo molto velocemente, come tutte le cose d’altronde. Con le nuove tecnologie si stanno però scoprendo nuovi generi che prima erano un po’ più difficili da ascoltare, influenzando anche i generi più comuni, creando dei mix interessanti a mio parere. La mia musica spero stia facendo il suo giusto percorso, è in continua sperimentazione e cerco sempre di alzare volta per volta l’asticella.

Ad avere la possibilità di aprire un concerto in uno stadio di un big della musica, affrontandone il pubblico con la tua musica, chi sceglieresti? E perché?

Se potessi scegliere magari sceglierei o Vasco o Cremonini, sono due artisti che mi piacciono un sacco, ho visto i live di entrambi dentro gli stadi ed è stato qualcosa di magnifico, una carica assurda. Sarebbe un sogno poter aprire un loro concerto.

Quali sono i tuoi piani più immediati?

Non mi piace troppo fissare degli obiettivi da raggiungere, specialmente quelli a lungo termine. Però per ora diciamo che è quello di ampliare il più possibile il mio “bagaglio”, sto prendendo lezioni di canto, chitarra e mi sto avvicinando alla produzione, mi sto buttando a 360º nella musica.

Quanto è importante per te internet nell’ambito musicale? Si rimpiange il passato in cui i social e selfie erano solo utopia o, meglio, proiettarsi verso il futuro abbracciando le nuove, seppur fredde, forme di comunicazione?

Come in tutte le cose ci sono dei pro e dei contro, sicuramente il potenziale di arrivare anche dall’altra parte del mondo è una cosa interessante che, se sfruttata al meglio può essere una svolta, anche per chi non fa musica. La cosa negativa è che, essendo accessibile a tutti diventa sempre più difficile inventarsi nuove strategie e farsi conoscere, inoltre è molto delicato perché basta un errore da poco per passare per quello che realmente non sei.

C’è differenza tra ciò che ascolti e ciò che in realtà componi e canti?

Cerco sempre di differenziare e mettere del mio nelle mie canzoni per non diventare quello che “copia” l’artista big, però si, c’è un mix di tutto ciò che ascolto nei miei brani, la maggior parte delle volte l’ispirazione viene dopo aver ascoltato in disco o visto un concerto.

Hai mai pensato di cantare in inglese e oltrepassare i confini nazionali?

È una strada che per il momento non ho mai deciso di intraprendere, però non la lascio perdere, magari un giorno sperimenterò anche quella.

Chi vorresti ringraziare per chiudere questa intervista?

In primis voglio ringraziare Mezzalibbra e BELM, collaborare insieme è stata una cosa inaspettata per tutti e tre perché è nata improvvisamente, poi fare quello che ami con gli amici di una vita è una soddisfazione immensa per me. Poi vorrei ringraziare i ragazzi di Ut Music Lab e tutti quelli che sono stati dietro questo progetto, tutte le persone che condividono le giornate con me, non faccio nomi perché altrimenti uscirebbe una lista immensa, ma sono sicuro che loro sanno.