Henry Beckett ci racconta il suo nuovo singolo “Some People Get Lost”

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Esce venerdì 3 giugno 2022Some people get lost“, il songwriter dall’anima anglosassone e di stanza a Milano che segue i precedenti singoli “A Boy Needs To Grow” e “Blackbird“. Il primo singolo “A Boy Needs To Grow” rifletteva sull’importanza di scegliere con coraggio un percorso da seguire, indipendentemente da quanto rischioso esso sia. Il secondo, “Blackbird”, invocava la determinazione necessaria per avviarsi e continuare lungo il proprio cammino. “Some People Get Lost” mette sul tavolo le inevitabili cadute e frustrazioni da affrontare man mano che si avanza. Esse sono in grado di farci dubitare, indietreggiare o addirittura cambiare direzione. In realtà è possibile vederle come strumenti per migliorarci e come sfide da superare. Sotto questa luce, tali ostacoli possono essere apprezzati, permettendo di concentrarsi sui singoli passi piuttosto che sul traguardo finale. A fare l’opposto, quest’ultimo apparirebbe troppo lontano fino a sentirlo addirittura irraggiungibile. Infine, ciò che più importa è dare inizio al nostro viaggio, che è qualcosa di non scontato al contrario della fine a cui, prima o poi, ogni cosa arriva.

– A cosa fa riferimento il titolo “Some people get lost”? 

Ho scritto “Some People Get Lost” qualche anno fa, figurandomi il mio futuro sulla base degli obiettivi che vorrei ottenere. L’ho visto cosparso di difficoltà e ostacoli da superare. A primo impatto, questi sembrano talmente insormontabili da far sgorgare fuori una serie di dubbi che potrebbero portarmi a mettere tutto in discussione. Da questo può derivare un senso di confusione e smarrimento in cui rischio di perdermi profondamente. Tuttavia, col tempo, ho imparato ad apprezzare anche il percorso in sé e non semplicemente il fantomatico punto di arrivo. Così le difficoltà hanno acquisito un altro sapore: è diventato più semplice concentrarsi su un passo alla volta, e questo è alla portata di tutti. 

Credo che possa condividere la mia sensazione di disorientamento con molte persone e sono convinto che essa sia, in realtà, un sintomo positivo: chi si perde è proprio colui che cerca ed è solo perdendosi che ci si può trovare. 

– Ogni tuo brano sembra che contenga una sorta di incoraggiamento per gli ascoltatori. É questo il fil rouge che unisce i tuoi pezzi? 

I tre singoli che ho pubblicato negli ultimi mesi cavalcano molto questo intento, ma non è una cosa riscontrabile in tutto il mio repertorio. Sono però contento di essermi ripresentato al pubblico con i messaggi legati a “A Boy Needs To Grow”, “Blackbird” e “Some People Get Lost”. Da un lato, perché sono circondato da persone con cui discuto spesso del tema della ricerca di sé e penso che queste canzoni possano toccarle da vicino. Dall’altro, perché anche io in questo momento ho bisogno di una spinta di coraggio e con la musica riesco, ogni tanto, a compensare il mio tipico cinismo con cui vado quotidianamente a braccetto.

– Chi ti ha introdotto al cantautorato americano e che cosa hai portato nel progetto “Henry Beckett”? 

Mio padre Enrico quando ero piccolo mi ha fatto ascoltare veramente tanta musica in inglese. Immagino che il mio gusto per un certo tipo di musica sia dovuto proprio a lui. Però, il cantautorato americano che mi ha portato a iniziare a scrivere e cantare è stato un amore che ho scoperto da solo. L’ho trovato segnandomi tutte le canzoni delle serie TV americane che guardavo da ragazzino, come The O.C. (sì mi piaceva un sacco), Scrubs, Californication. Grazie ad esse ho scoperto Ryan Adams e per me è stato un colpo di fulmine che mi ha stimolato a scrivere i miei primi testi e melodie. 

Quello che ho portato nel mio progetto è stato semplicemente me stesso, le mie storie e i miei pensieri, con l’obiettivo di raggiungere qualche cervello simile al mio con cui comunicare tramite la musica. 

– In questo complicato periodo di nuovi inizi è davvero difficile emergere. Hai adottato qualche strategia per l’estate?

Dedicherò il mese di giugno a “Some People Get Lost” e al videoclip che seguirà la release, con la conseguente promozione. Quest’ultimo è un progetto che ho creato con il regista Nicola Schito e a cui sono legatissimo. Spero possa raggiungere più schermi possibile perché penso se lo meriti. Inoltre, sempre a giugno suonerò in un paio di occasioni qui a Milano, ma quello a cui tengo di più è il partire per un mio tour a settembre. Ci sto lavorando! 

– Cosa ci distanzia dall’uscita di un tuo nuovo album?

Le foglie che cadono e le castagne con un buon vinello da accompagnarci.