La foresta diventa deserto, la rinascita lascia spazio alla sopravvivenza e il suono cambia faccia continuamente: sospeso, acustico rock, sfacciatamente urbano. L’abbiamo messo in circolo questo nuovo disco dal titolo “I tempi delle bestie”… Helle rinuncia a qualsiasi forma di cliché e omologazione, non si è mai addentrata dentro territori inesplorati… ma alla fine sa bene come sagomare suono, tecnica e delicatezza per regalarci sempre dischi di grandissimo spessore. E questa volta non è da meno. Poi, non in ultimo, anche lei dice no a Spotify e compagnia bella. Un disco liquido sì, ma solo sul suo canale Bandcamp.
Foresta che diventa deserto. Immagine fortissima… quanto deserto stiamo “concimando” nella società di oggi, secondo te?
Dipende in quale angolo della società si vada a cercare. Si trovano molte situazioni interessanti, molti artisti particolari e talentuosi in giro, giovani intellettuali, persone di cuore. A livello musicale, cosa scelga l’establishment, o cosa voglia la gente, è una distrazione, più che altro. Non c’è nulla di male neanche in questo. Il pubblico curioso esiste ancora, è vivo e ha più fame che mai. Devi imparare a circondarti di chi ti capisce – questo sempre, non solo a livello artistico. Ma forse non c’entra molto con quello che mi hai chiesto…
Le produzioni di Helle sono sempre state molto “composte”. Come a dire: mai una rivoluzione o un suono che possa essere incisivo, di rottura. Non so se condividi la mia impressione…
Grazie infinite per la domanda. Non cerco una rivoluzione, non mi interessa, non è quello che faccio. Chiedo scusa se può sembrare una risposta sbrigativa, ma dentro c’è condensato qualcosa di importante, in cui credo tanto.
Da “La liberazione” a “La colpa”, fino a questo disco: prima la natura, poi la responsabilità, ora quasi il rancore. Perché questo viaggio in musica? Non so, forse è una domanda invadente… che mi dici?
Non è assolutamente invadente. Nei miei passati lavori ho sempre pescato dal mazzo una morale, una soluzione quasi etica ai difetti umani. Concludevo i miei lavori elevandoli a qualcosa che speravo potesse risuonare nell’ascoltatore, qualcosa di giusto, intendo dire. In questo lavoro ho lasciato da parte ciò che spero, ciò che vorrei, e ho mostrato la verità. Non sempre è bella, la verità. C’è voluto parecchio coraggio sia per scriverlo che per pubblicarlo, lo ammetto. Ancora oggi, se mi capita di riascoltare “I tempi delle bestie”, faccio fatica a considerarlo “giusto”… perché non lo è. E ha senso che sia così, bestiale, in questo senso, animale.
In tutto questo viaggio di Helle, la rinascita e la rivalsa che ruolo e che posto hanno?
In realtà non occupano un grande posto nella mia vita. Non credo più nella rinascita, ma nella sopravvivenza. La rivalsa non l’ho mai avuta, e ormai ho lasciato perdere…
Te lo chiedo perché la chiusa del disco sembra una chiusura al mondo… quasi una cosa liturgica, monastica… che significato ha?
È la pace, per me… accettare chi sei, anche se chi sei non ti piace.







