GIUSEPPINA CIARLA | A Ticket Home

Un album, A Ticket Home, in cui Giuseppina Ciarla ci presenta brillantemente la sua inusuale e singolare figura artistica, quella dell’arpista-cantante.

GIUSEPPINA CIARLA
A Ticket Home

2021


Strumento certamente meno diffuso di tanti altri, l’arpa, forse anche a causa del suo ingombro e della sua preziosità intrinseca.
Abbastanza rari, di conseguenza, anche gli arpisti anzi, meglio, le arpiste, dato che lo strumento è ancor oggi appannaggio prevalentemente di artiste donne.
 
Ancor più inusuale la coesistenza, nella stessa artista, della figura dell’arpista e della cantante.Ma proprio in questa singolare categoria ritroviamo Giuseppina Ciarla, un’arpista-cantante che ha unito i suoi due talenti in modo veramente originale e ammirevole realizzando l’album A Ticket Home.
 
Già, perché la Ciarla eccelle in tutt’e due le discipline e accompagna la sua voce, quasi esclusivamente e con poche eccezioni, con i suoni che le sue dita producono squisitamente con la sua arpa.Già dall’ascolto del primo brano, le atmosfere generate dall’ensemble di voce e musica concentrate nello stesso soggetto, risultano delicate, rilassante e, a tratti, oniriche, generate con grande raffinatezza e misura.
La selezione dei brani, fatta da Giuseppina Ciarla per questo suo album A Ticket Home, è molto variegata e riesce a incontrare un po’ tutti i gusti musicali mettendo, al tempo stesso, bene in evidenza le sue ottime capacità di spaziare disinvoltamente tra i diversi generi.
 
La nostra Giuseppina si muove, infatti, saltando tra una canzone classica napoletana e due brani della produzione di Astor Piazzolla; tra due sue composizioni originali e Nature Boy, grande successo di David Bowie; tra In Cerca Di Te e  Bella Ciao, quelle che sono ormai due “standard” della canzone italiana, e un Billie Jean di Michael Jackson; tra la La Ballata di Sacco e Vanzetti di Ennio Morricone e Que Sera, Sera, portato al successo da Doris Day.
Il tutto è sempre ben amalgamato da arrangiamenti anch’essi originali della stessa Ciarla, a tratti molto ricchi e ben articolati ma senza essere però mai sopra le righe, che fanno da ottimo supporto al suo canto.
 

Da notare, oltre all’ottima estensione vocale e alla sobrietà interpretativa, anche l’acquisizione di un’ottima pronunzia – per un’artista nata a Bari ma statunitense di adozione – della lingua napoletana, a dimostrazione di quanta accuratezza ci sia stata nello studio e nella preparazione del progetto.

 

Musicisti:

Giuseppina Ciarla, voce, arpa

Tracklist:

01. Oblivion (Astor Piazzolla)
02. Que Sera, Sera (Jay Livingston & Ray Evans)
03. In Cerca di Te (Giancarlo Testoni & Eros Sciorilli)
04. Maria, Marì! (Eduardo Di Capua & Vincenzo Russo)
05. Nature Boy (Eden Ahbez)
06. Bella Ciao (Traditional Italian)
07. The Ballad of Sacco and Vanzetti (Ennio Morricone e Joan Baez)
08. Preghiera (Prayer) (Giuseppina Ciarla)
09. Billie Jean (Michael Jackson)
10. L’Invasione di Farfalle (Giuseppina Ciarla)
11. Libertango (Astor Piazzolla)

Links:

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Maurizio Spennato
In principio furono un mangiadischi e un registratore a nastro, con cui “rubare” la musica, che all’epoca non era a portata di orecchio come oggi, dalla TV, dalla radio e, dai dischi prestati da amici, parenti, compagni e, in seguito, colleghi e conoscenti. Quando sentii “Il Primo Giorno di Primavera”, dei Dik Dik (sull’onda stilistica di “A Whiter Shade Of Pale”, dei Procol Harum, a sua volta ispirata alla progressione armonica dell’Aria Sulla IV Corda, di J. S. Bach) da una ”band” di periferia, mi folgorò il suono dell’Hammond, che mi spinse ad iscrivermi ad una scuola di musica. Oltre ai fondamenti della musica, conobbi e familiarizzai con organo, pianoforte e tantissimi strumenti musicali di cui non avevo idea (e, tra differenze e similitudini, mi innamorai di ciascuno di essi), con la Canzone Napoletana classica ma anche con quella moderna, di Renato Carosone, e con le riletture di Peppino Di Capri e di Fred Bongusto. Quando scoprii di avere un discreto orecchio musicale, abbandonai lo studio e mi buttai nei primi complessini di ragazzi. Finita questa stagione, rimase l’ascolto dei dischi e della musica in generale dove imparavo ad apprezzare le differenze delle contaminazioni tra generi e le influenze della Bossa Nova, del Blues, del Jazz e del Rock sulla musica Pop. Da allora non ho mai smesso di raccogliere musica - in una collezione di oltre 2000 dischi – di ascoltarla, “osservarla” e “studiarla” criticamente e di descriverla, documentarla e trasmetterne, anche visivamente attraverso la fotografia, tutte le emozioni che riesco a coglierne nei concerti “live” che ho l’opportunità di seguire.