Galapaghost ci racconta il suo nuovo EP dal titolo “Peach Fuzz”

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É uscito venerdì 9 febbraio 2024 il nuovo EP del progetto Galapaghost, l’alter ego musicale del musicista e songwriter di Woodstock Casey Chandler, attualmente residente nelle valli sopra Torino, un progetto stratificato e complesso che, tra le altre cose, ha composto le musiche per “Il Ragazzo Invisibile” di Gabriele Salvatores e contribuito alla promozione della serie Netflix “Tredici“.

Il disco è stato anticipato dai singoli “Trapeze” e dalla title-track “Peach Fuzz“, una storia di amicizia, arte e redenzione, tutto racchiuso in una canzone, che condensa un EP che si rivela essere una densa autobiografia musicale, dove convivono incontri, racconti dal passato, di adolescenza e non.

Noi abbiamo deciso di farci raccontare, proprio da Casey, che cosa sta accadendo nella sua vita e come è arrivato a pubblicare questo disco. Ecco com’è andata!

Com’è l’atmosfera di Woodstock oggi? Come ce la ricordiamo e immaginiamo? Pensi che essere nato in un contesto del genere ti abbia influenzato?

È dall’estate del 2021 che non torno a Woodstock, ma continua a essere un posto straordinariamente singolare. Lo riscopro ogni volta che torno. Quest’estate, infatti, ci ritornerò per una settimana. Crescere in quella città è stato fantastico, immerso in una comunità di persone affascinanti e circondato da una storia importante, nonostante le sue dimensioni ridotte. Ho letto un libro fantastico sulla storia di Woodstock, ‘Small Town Talk’, che la racconta magnificamente. La città, nei miei ricordi d’infanzia, brillava di colori e vitalità. La quantità di musica, arte e teatro era semplicemente straordinaria. A Woodstock, sei libero di essere te stesso senza che nessuno ti giudichi – almeno, così era ai miei tempi. Come un vero figlio hippie, sono nato in casa e probabilmente sono stato uno dei pochissimi bambini effettivamente nati a Woodstock, dato che non c’è un ospedale. Lo spirito di Woodstock vive per sempre in me!

E invece, la tua musica è cambiata da quando sei in Italia?

Assolutamente. Sono profondamente influenzato dal contesto in cui vivo e questo si riflette nella mia musica. L’Italia vanta una cultura incredibilmente profonda e ogni città in cui suono sembra lasciarmi qualcosa di nuovo. Ogni volta che ritorno, mi sento arricchito, sia per via del buonissimo cibo che delle persone eccezionali che incontro. Ogni esperienza mi insegna qualcosa di nuovo, modificando profondamente il mio modo di vedere la vita e, inevitabilmente, la musica.

Cosa ti ha fatto rimanere qui? Torneresti mai indietro?

Mi sento a casa in Italia. È difficile da spiegare. Provo una sensazione di appartenenza profonda, una sorta di connessione con il luogo che non ho mai sentito negli Stati Uniti. Mia moglie spesso scherza dicendo che io sia più europeo di lei anche se vivere in un piccolo paese italiano fa emergere la mia identità americana in maniera evidente, il che è piuttosto divertente. Ricordo che, già dal mio primo tour in Italia nel gennaio del 2012, mi sono sentito immediatamente a casa, nonostante non parlassi ne capissi la lingua. Certamente, l’Italia per me rimane un paese straniero, ricco di sfide culturali e linguistiche che a volte mi mettono a dura prova. Tuttavia, è proprio questa continua scoperta e l’opportunità di imparare che alimentano il mio entusiasmo. La vita qui è profondamente diversa da quella negli Stati Uniti, ma mi rende umile e mi aiuta a crescere come persona. Affrontare situazioni imbarazzanti per via della mia ancora limitata conoscenza dell’italiano è diventato quasi un esercizio che mi aiuta a non prendermi troppo sul serio. Al momento non ho intenzione di tornare negli Stati Uniti, specialmente se Trump vince le elezioni!

Come racconteresti “Peach Fuzz”, il tuo nuovo disco, a chi non l’ha ancora ascoltato?

Direi che è un album delicato che trasmette molte emozioni. È breve, ma in 9 minuti e mezzo copro un’ampia gamma di stati d’animo ed emozioni. Anche il brano più intenso, ‘Trapeze’, contiene una parte molto calma e rilassante che contrasta con il peso del riff. Mi sono allontanato quasi completamente dalla struttura classica strofa/ritornello nella scrittura delle canzoni di questo EP per mantenerlo spontaneo e interessante. Penso che, dopo alcuni ascolti, gli ascoltatori scopriranno piccole sorprese qua e là che li terranno incuriositi e faranno sì che apprezzino sempre di più l’EP. Almeno, è quello che spero!

E come stai oggi?

Sto benissimo, grazie! Sono sveglio da mezzanotte, purtroppo mio figlio ha la febbre, ma amo il silenzio delle prime ore del mattino.