Divino Jazz Festival 2009: LATIN/JAZZ con Bosso, De Paula, Girotto, Iorio

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Il Divino Jazz Festival chiude con un ” Duello Latino” dove due sfidanti consensualmente combattono ad armi pari per la difesa dell’onor musicale. Prendiamo un chitarrista brasiliano, nato a Rio De Janeiro, Irio de Paula, e mettiamolo accanto ad un trombettista torinese, Fabrizio Bosso. E dall’altro lato del “campo” degli Ex Molini Meridionali Marzioli mettiamo un sassofonista italo – argentino, Javier Girotto, e un pianista foggiano, Gianni Iorio, e apriamo le scommesse. Chi vincerà secondo voi il duello? I due non si combattono direttamente, ma trasversalmente. Ogni coppia di duellanti gioca una partita a sè. Apre il brasiliano che impugna la sua chitarra e sicuro ed impertubabile, “Sozinho Ao Vivo”, ci delizia con la sua bossa di “Banguzinho”, fino a “Blue Bossa”, sul quale sopraggiunge al suo fianco l’incredibile voce narrante di Fabrizio Bosso che dolcemente, con la sue mirabolanti note, segue in maniera dinamica e puntuale l’accompagnamento di Irio de Paula facendone qualcosa che nella sua semplicità rimane sorprendente.
Il chitarrista continua con i suoi assoli apparentemente pacati, col suo strano modo di suonare composto e sicuro da incantatore. Estraniato accompagna i gesti delle mani con movimenti della bocca, come se questo canto fosse fatto per risuonare altrove, probabilmente nella terra da cui è partito ben quarant’anni fa al seguito di Elza Soares.

I due in questione si conoscono dal 2003 quando incisero “Once I loved” e dal quale tiran fuori “Just Friend”, sul quale Bosso, sostenuto dalla precisione di De Paula, può lanciarsi in rocamboleschi giochi in perfetto stile hard bop. Fraseggio incalzante, energico, sempre pungente, talvolta stridente, ma mai banale.
E quando due così iniziano a riscaldarsi c’è solo da ascoltare, il latin jazz di “Wave”, cui segue in maniera quasi naturale “Summer Samba” che vede un delizioso e piacevolmente lunghissimo assolo di Irio de Paula seguito dai soffi di Bosso a chiudere in maniera suadente e con una creatività senza eccessi.
Così Bosso lascia solo il grande maestro della musica brasiliana ad intonare sicuro le note della popolare “Asa Branca”.
Il duello si conclude magicamente con un vecchio brano di Piero Piccioni, il musicista che ha scritto negli anni della “Commedia all’italiana” le colonne sonore di molti dei film che vedevano come protagonista un emblema dell’italianità, Alberto Sordi, come questo ” Rugido do Le