CASTANETS | City Of Refuge

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Castanets
City Of Refuge
Asthmatic Kitty - distr. Goodfellas
2008


Nasce tra le quattro pareti di un solitario motel del Nevada City Of Refuge, quarto album dei Castanets di Raymond Raposa, hippie-folkster originario di San Diego trasferitosi da alcuni anni in quel di Brooklyn. Una faccenda elettroacustica (ed esiguamente elettronica) sbrigata in totale solitudine a lato di una statale che taglia il deserto intorno alle luci e alle umane follie di Las Vegas. La strategia di Raposa e’ quella di un’estrema essenzialita’ e concisione, un lavoro di sottrazione, in seno alla ballata folk-blues, che differenzia tantissimo questo disco dai precedenti. La sensazione generale e’ simile a quella che (in altri campi espressivi assai prossimi e simili) si puo’ ottenere ascoltando un Jandek o un Richard Youngs, ossia quella di un’assoluta normalita’ e semplicita’, un gia’ sentito e strasentito nella voce nasale e nella chitarra scabra e riverberata di Raposa. Eppure quanta intensita’ (ed immensita’) nelle note pacate e sospese, lievemente spettrali e desolate, che stanno alla base degli arrangiamenti blues-folk appalachiani di Refuge (1 e 2), After The Fall, nel gospel-country rurale di I’ll Fly Away, nel cupo pathos lisergico e desertico di Savage, Shadow Valley e Prettiest Chain. Le celestiali e rapite linee vocali di Glory B, con la sua melodia intima e scura in punta di chitarra, sono elementi intrinseci di una suggestione ipnotica e ascetica che sembra pervadere gran parte di questo album, specie in quel trittico di brevi esercizi strumentali (High Plan 1, 2 e 3) in cui Raposa erige catatonici affreschi ambientali con l’ausilio di minimali echi, riverberi, giochi di volume e sobri effetti elettronici. Contributi al disco (strumentali e vocali, posteriormente aggiunti alla registrazione) provengono in misura sparsa anche da nuovi e abituali collaboratori di questo progetto sempre aperto e variabile. Nel caso specifico sappiamo che dentro c’e’ lo zampino di Jana Hunter, Sufjan Stevens, Dawn Smithson (Sunn O)))), Jessamine) e Scott Tuma (Boxhead Ensemble, Souled American) anche se non e’ dato sapere precisamente dove e come. Curiosamente (e per semplice cronaca) il titolo dell’album e’ lo stesso che John Fahey diede a un suo disco pubblicato nel 1997, laddove il maestro sperimento’ e manifesto’ in modo piuttosto marcato un interesse per la manipolazione elettronica nel tessuto del suo folk visionario e primitivista, una coincidenza che si ferma al titolo e che non ha nessuna affinita’ espressiva ed estetica con questo lavoro dei Castanets. Dotato di febbrili accenti prewar e timbri psichedelici, City Of Refuge e’ semplicemente un disco neofolk di estrema purezza e bellezza, come sarebbe stato il Nebraska di Springsteen se fosse stato suonato si’ da Fahey ma cantato da Dylan. A questo punto non resta che attendere con ansia e curiosita’ l’annunciata versione “dub” dell’album e l’omaggio di Raposa al songbook di Hank Williams.


 


 




Voto: 7,5/10


Genere: Psych Folk-Country-Blues / Songwriting


 


 




Musicisti:


Raymond Raposa – vocals, guitar, banjo, electronics


Jana Hunter


Sufjan Stevens


Dawn Smithson


Scott Tuma


 


 




Brani:


01. Celestial Shore


02. High Plan 1


03. The Destroyer


04  Prettiest Chain


05. Refuge 1


06. The Quiet


07. Glory B


08. High Plan 3


09. I’ll Fly Away


10. The Hum


11. Savage


12. Shadow Valley


13. High Plan 2


14. Refuge 2


15. After The Fall


 




Links:


Castanets: www.myspace.com/castanets


Asthmatic Kitty Records: www.asthmatickitty.com