ANDREA PAPETTI: le parole dell’anima

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Abbiamo incontrato il cantautore marchigiano Andrea Papetti in occasione della pubblicazione del primo lavoro da leader. Come nella migliore tradizione cantautorale, la musica di Papetti da’ forma alle cose del mondo guardandole con occhio emotivo…


 


Andrea, per cominciare ci racconti un po’ l’idea di fondo del disco, quali sono i temi delle canzoni?


Scrivo canzoni ormai da piu’ di 10 anni e volevo sintetizzare anni di scrittura e pensiero; quale occasione migliore di farlo con la realizzazione di  un disco? In questo mio primo lavoro avevo voglia di dare piu’ spazio ai temi sociali. Ma non c’e’ stata una vera motivazione di fondo: mi sentivo di fare questo e basta. Sicuramente da parte mia c’e’ stata la necessita’ di esprimermi descrivendo in varie forme le atrocita’ messe in atto da quella bestia chiamata uomo; avevo bisogno di fermarmi un attimo e riflettere sul mondo circostante. I temi trattati  quindi sono molteplici. Dalla prostituzione alla guerra in Iraq, dalla dittatura in Cile alla mafia, per arrivare infine a temi piu’ personali come la perdita di una persona cara o la fine di una storia d’amore.


E ci spieghi anche il titolo, “L’inverno a settembre”, una sensazione di fuori sincrono esistenziale?


“L’inverno a settembre” come ti sarai accorto e’ la canzone che da’ il titolo all’album stesso. Purtroppo il 25 settembre 2007 mia madre se ne e’ andata dopo aver combattuto coraggiosamente una grave malattia. Il cd e’ interamente dedicato a lei e per “inverno a settembre” intendevo appunto l’inverno dell’anima. Quel freddo che ti colpisce di colpo in tutte le parti del corpo e della mente e non se ne va piu’ via. E’ una canzone che ho grande difficolta’ a cantare tanto che non sono mai riuscito a proporla nei live.


Mi piace molto “Hotel”, il brano di apertura. Ce lo racconti?


E’ un brano che ho scritto ormai diversi anni fa ed e’ dedicato ad una prostituta. Ho sempre pensato che non sia “peccato” la mercificazione del proprio corpo, ma quella dei sentimenti. Il tentativo e’ quello di  far capire a tante persone superficiali che queste donne non hanno una vita facile e meritano tutto il rispetto di questo mondo!


E qual e’ la canzone che senti di piu’ del disco?


Ovviamente “L’inverno a settembre”…


Quali invece le principali influenze che si possono rintracciare nel tuo disco?


Le mie influenze artistiche sono facilmente rintracciabili. Amo ovviamente la canzone d’autore italiana e quella francese; meno la musica che arriva da oltreoceano. Sia chiaro, non ho mai negato di amare tantissimo Bob Dylan e Bruce Springsteen, ma tranne appunto qualche rara eccezione non e’ una musica che mi conquista completamente.


Parliamo della collaborazione con Pippo Pollina per la bonus track…


Ho avuto la fortuna ed il piacere di conoscere Pollina nel 2005 a Cinisi. Avendo scritto entrambi una canzone su Peppino Impastato, quell’anno ci siamo trovati a suonare sullo stesso palco grazie all’invito di Giovanni Impastato e i compagni di Peppino. Abbiamo poi avuto modo di ritrovarci in altre circostanze e cosi’ siamo diventati amici. E’ stato un onore per me aver conosciuto Pippo e averlo avuto ospite nel mio album. E’ senza dubbio uno dei migliori cantautori italiani. E nonostante artisticamente siamo piuttosto diversi, abbiamo pero’ dei gusti molto simili in merito all’arte, la musica e piu’ specificatamente alla canzone d’autore, quindi non c’e’ stato nessun problema a collaborare. Ho scelto “Banneri” per il duetto perche’ e’ una canzone meravigliosa e per sottolineare (visto che e’ scritta in dialetto siciliano) il mio forte legame con la Sicilia: terra che amo tantissimo.


Mi sembra di sentire molta nostalgia del passato nelle canzoni, o sbaglio? Anche dalle foto del booklet dell’album…


Credo tu abbia colto nel segno il mio stato d’animo. Sono una persona piuttosto malinconica e ovviamente cio’ viene fuori anche nei miei pezzi.


Di “Inferno a Baghdad” cosa ci dici?


La storia del giornalista freelance Enzo Baldoni mi ha da subito particolarmente colpito. Un uomo che ha sacrificato la sua esistenza per fare bene il suo lavoro…se ne trovano pochi cosi’. Posso aggiungere che il testo di questa mia canzone e’ stato pubblicato in diversi giornali nazionali, grazie a Francesco Pira, amico di Baldoni. Qualche tempo fa ho ricevuto inoltre una mail di complimenti da parte di Giusi Bonsignore (moglie di Enzo) e  la cosa mi ha ovviamente riempito di orgoglio. Finalmente poi dopo anni di lotta e’ arrivata un’attesa notizia: qualche mese fa i resti di Enzo sono tornati in Italia e i suoi cari hanno ora giustamente una tomba su cui piangere.


C’e’ una canzone che invece intuisco ci tenevi molto a scrivere, “L’uomo della verita’”, dedicata a Peppino Impastato. Ci spieghi che legame hai con questa personaggio oggi molto amato, e com’e’ nata l’idea?


E’ una domanda che mi hanno fatto in tanti, quindi ti chiedo scusa se nella risposta non risultero’ per niente originale. La storia di Peppino Impastato l’ho conosciuta piu’ approfonditamente attraverso il film di Marco Tullio Giordana “I cento passi”. Subito dopo scrissi “L’uomo della verita’”, fui invitato ad esibirmi a Cinisi e a confrontarmi con artisti del calibro di Pippo Pollina, Il collettivo Peppino Impastato e i Modena City Ramblers. E’ una vicenda quella di Peppino che mi ha colpito da subito, un uomo che ha dato la vita per un ideale. Non e’ forse questa la prerogativa che caratterizza un eroe?


Domanda d’obbligo, in chiusura. Progetti per il futuro?


Sinceramente ho una visione piuttosto distaccata del futuro. Non amo molto pensarci e cerco di vivere appieno il presente. In fondo a cosa serve fare dei progetti, se il piu’ delle volte per motivi che non hanno a che fare col nostro volere, non possiamo realizzarli?