ALEA | Anime diverse in un incontro di suoni. Esce “Spleenless”

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Dal titolo pare si voglia parlare di un disco che raduni a se nomi e artisti diversi. In realtà prendevo spunto dalla prima risposta che Alessandra Zuccaro, in arte ALEA, ha dato ad una domanda che in qualche modo voleva stuzzicare l’analisi che spontaneamente viene fuori ascoltando un’opera così importante. L’esordio di Alea si intitola “Spleenless” e banalmente lo si può archiviare con un pop italiano ma di fattura pregiata… che poi alla fine il più ovvio ascolto mainstream ci riporterebbe ad analogia con la nostrana impronta di Giorgia. Ma c’è molto molto altro nascosto tra le righe e sfacciatamente espresso con gusto ed eleganza…ed è qui che mi fermo non sentendomi padrone di una materia che è ovviamente estesa di riferimenti e confini. C’è del Jazz, del Soul, ci sono i neri d’America, ci sono le tradizioni popolari delle sue origini, ci sono le ingenuità di una ragazza di oggi e poi l’onestà intellettuale di un sound che vuole contaminarsi di tutti i suoi ascolti. E si sente subito che in casa di Alea non ci sono dischi del grande commercio radiofonico italiano. Ho rubato qualche indiscrezione, qualche bella domanda… ma certe interviste dovrebbe continuare per ore…

 

L’America è l’esatta conseguenza di ciò che chiamiamo melting pot. Ho trovato questo “Spleenless” molto in linea con questa parola. Sei d’accordo?

Se intendiamo un calderone che unisce generi ed influenze in maniera casuale, non sono d’accordo. Al contrario, però, riconosco che il mio modo di fare musica tende naturalmente ad unire in modo consapevole le influenze che hanno nutrito la mia cultura musicale. Sostanzialmente la mia musica rispecchia ciò che sono , tante diverse sfaccettature della stessa anima, come quella di ognuno di noi.

 

Tra le righe sembra quasi tu voglia dirci che “La Crisi” è spesso una scusa per giustificare una pigrizia sociale, culturale e personale. Sbaglio?

Crisi o non crisi, nella vita non ci si dovrebbe mai adagiare, nemmeno se abbiamo raggiunto traguardi e risultati importanti. C’è sempre uno studio nuovo da avviare o ricerca curiosa che può solo portare al miglioramento e completamento  di ognuno di noi. È un discorso troppo ampio da poter affrontare in poche righe e la questione andrebbe snocciolata, affrontando punto per punto. In Italia di sicuro la crisi c’è, non è di certo un modo di dire, non è però solo una crisi economica ma anche sociale e culturale. Nonostante si possa spesso incontrare superficialità o rassegnazione, fortunatamente esiste un sottobosco sociale dall’approccio propositivo e dai risultati di ottima fattura che ha solo bisogno di essere valorizzato.

 

E parlando proprio di sociale: si sente tantissimo che stai restituendo alla musica un valore culturale e artigianale assai importante. Eppure ci guardiamo attorno e vediamo un consumismo assai più superficiale del tutto. Come te lo spieghi?

Non sono una sociologa, sono una cantautrice , che ha provato attraverso la musica a raccontare come vede il mondo oggi. Anche nel titolo del mio album, “Spleenless” , c’è un dichiarato bisogno di evasione da tutto questo. Superficialità e rassegnazione forse oggi si fanno sentire un po’ di più o semplicemente ci vengono poste di più sotto gli occhi, ma come dicevo prima, credo che ci sia ancora un folto esercito di mosche bianche.

 

E finiamo con la domande delle domande: ALEA e il mercato discografico, i like sui social e le grandi vetrine mediatiche. Musica e medianicità secondo te sono legate da un concetto di meritocrazia?

Beh, tenendo conto  che oggi basta sponsorizzare la propria pagina Facebook pagando un tot per ricevere milioni di like, credo proprio che la meritocrazia si sia suicidata un po’ di anni fa. Mi fate una domanda scottante perché la cosa mi fa tanta rabbia. Non credo assolutamente nei casi mediatici, se paghi ottieni, è così che funziona oggi. Sono certa che se sei bravo, e non smetti di sgomitare e di far bene, prima o poi il tuo pubblico te lo riuscirai a creare. Ma credete che avere nella top ten dei brani più ascoltati la canzone di un giapponese che ficca una matita in una mela, sia per merito?

 

E tu con i social e queste invadenti nuove forme di comunicazione? Lo chiedo a te che sembri voler tornare indietro ad un tempo in cui la musica era davvero cultura…

Che bel complimento, grazie!

Io non sono mai stata molto social, devo dire la verità. I social di sicuro, se usati bene posso servire. Io li ho usati sempre quando dovevo sponsorizzare dei concerti, qualcosa di importante che stavo facendo o l’uscita di un singolo. Ovviamente uscito il mio album, sono “costretta” ad essere più social del solito e do 2€ al giorno a Facebook per sponsorizzare la mia pagina ALEA… Ma non credo che bastino per farmi diventare una star del web.

Io non sono per il voler tornare indietro, ma voglio andare avanti riscoprendo la bellezza del suono reale e della creatività contro la musica alla moda messa in catena di montaggio. “Spleenless” è nato e cresciuto nutrendosi di vecchio jazz ma anche di tanta modernità, anche grazie alla collaborazione con il mio arrangiatore Pasquale Carrieri, infine è stato completato con una registrazione live in direct.

 

E tornando a questo disco: perché la scelta di Quincy Jones come omaggio nel bel mezzo dei tuoi inediti? 

Una notte, guardando in TV il film “The colour purple” , nella mia stanza risuonò questa canzone che sembrava tanto un messaggio proveniente direttamente dall’alto, solo per me. Le parole di questa canzone mi hanno ridato una forza che non credevo di avere e soprattutto sono state la spinta per andare avanti e riprendere in mano la mia vita dal punto in cui l’avevo lasciata. Così ho deciso di reinterpretare questa canzone di Quincy Jones nel modo più sentito ed umile, quasi come se fosse una sorta di ringraziamento.