UMBRIA JAZZ | Fabrizio Bosso Quartet, Brad Mehldau Trio ed il Brandford Marsalis Quartet

0
222

foto di Riccardo Galeota

Un lunedì 10 luglio caldissimo – e non solo per le temperature tropicali di questi giorni – apre “con il botto” la settimana perugina di Umbria Jazz.

Si inizia alle 12 alla Sala Podiani, con il particolare concerto del Brandee Younger Trio. L’arpista Younger, insieme al contrabbassista Rashaan Carter ed al batterista Allan Mednard inserisce in maniera elegante ed originale il suono etereo dell’arpa in un ambito moderno che riunisce soul, jazz e funky, con qualche incursione nel pop, ottenendo un vincente e peculiare connubio.

Alle 17 ci dirigiamo al Teatro Morlacchi dove possiamo apprezzare lo spensierato repertorio della The Swingers Orchestra, che omaggia Benny Goodman & Artie Shaw. L’orchestra si forma nel 1999 ed il suo repertorio è fortemente ispirato da quello della tradizione delle grandi orchestre dell’era dello swing.

Otto elementi vestiti in maniera classica ed elegante suonano impeccabilmente sistemati dietro ai loro colorati leggii in legno, omaggiando questi due eccezionali clarinettisti – Goodmann e Shaw – attraverso l’arte di due virtuosi del clarinetto militanti in orchestra: Paolo Tomelleri ed Alfredo Ferrario.

La presenza come special guest di un side man come il clarinettista Nico Gori impreziosisce ulteriormente l’esibizione, regalando un ottimo excursus tra le più belle pagine dello Swing, con gli arrangiamenti originali degli anni ‘30 e ‘40, curati dal pianista ed arrangiatore dell’orchestra, Stefano Caniato.

Davvero bello.

Una veloce incursione alla marciante dei Funk Off per sgranchire i muscoli e godere di qualcuno dei loro coinvolgenti brani come l’inedita My Funky Valentine, Bye Bye Blues e It’s OK prima di tornare, alle 21.30, al Morlacchi, dove ci attende “We 4”, il sopraffino omaggio a Stevie Wonder dell’eccezionale trombettista Fabrizio Bosso e del suo affiatatissimo quartetto.

Propongono i brani tratti dal loro lavoro discografico dedicato a Wonder: We4, Estudio Misterioso, Bakarak, One Humanity, Dreams Come True, Control Freak e The Way We See.

La scaletta viene completata da una meravigliosa ballad, dal titolo For Heaven’s Sake.

L’eleganza di Julian Oliver Mazzariello al pianoforte, la classe di Nicola Angelucci alla batteria e la bravura di Jacopo Ferrazza al contrabbasso, insieme ai preziosi virtuosismi di Bosso alla tromba infiammano la platea, che non manca di tributare entusiastiche ovazioni e scroscianti applausi, che si susseguono, accompagnando i vari brani che compongono la scaletta del concerto.

Non ancora paghi di musica, ci dirigiamo verso la Taverna 36 Jazz Club dove piacevolmente riascoltiamo il quintetto di Daniele Scannapieco e Piero Odorici che tributa il proprio omaggio a Dexter Gordon.

La successiva jam session è una vera ciliegina sulla torta: Fabrizio Bosso e Julian Oliver Mazzariello, infatti, si aggiungono alla resident band e regalano ulteriori emozioni ai presenti con il loro magico inter-play.

Ritornando ai nostri alloggi, veniamo richiamati dalle note miste di blues, gospel, jazz, soul e funky dei Ranky Tanky, che chiudono la programmazione odierna dei Giardini Carducci. Band di recente formazione, si distingue per la sua originalità nel panorama musicale americano. Esponenti della identità della comunità africana in America Gullah, i cinque elementi del quintetto conferiscono una moderna impronta jazz alla musica della tradizione africana anche attraverso la prorompente personalità scenica e vocale della loro cantante Quiana Parler. Molto coinvolgenti ed accattivanti.

 

La giornata di martedì 11 inizia alla Sala Podiani, dove si esibisce il duo formato dal batterista Nicola Angelucci e dalla pianista e cantante Olivia Trummer che ci propongono la loro “Dialogue’s Night”.

I due, che collaborano dal 2016 – anno del primo tour italiano della Trummer – sono molto affiatati artisticamente e propongono un variegato – quanto gradevole – repertorio, sia di standard, che di brani originali: When I fall in love, Lil darling; All is well, The optimist, Valerio e Moena  della Trummer; Strolling, Romance e Tempo libero di Angelucci e Dialogue’s Delight, che porta la firma di entrambi.

Luigi è l’acclamato “bis” che Angelucci dedica al genio artistico di Luigi Tenco.

Un veloce break mangereccio e siamo di nuovo nella Sala Podiani dove alle 15.30 apprezziamo il virtuoso pianista cubano David Virelles. Il suo pianismo avviluppa letteralmente la platea, mentre ci spiega che è solito suonare più brani, concatenandoli in maniera naturalmente armonica tra di loro.

Modernità, tradizione e contaminazione si fondono con il folklore delle radici africane della musica caraibica, mescolandosi sapientemente con elementi di Jazz contemporaneo per offrire al pubblico un repertorio originale.

Velocemente ci rechiamo al Teatro Morlacchi, dove alle 17 va in scena l’eclettico trombonista Gianluca Petrella con il suo innovativo progetto “Cosmic Reinassance”.

Effetti sonori elettronici e raffinati giochi di luce – che ricordano le atmosfere da concerto pop – caratterizzano questo sorprendente spettacolo.

Petrella è un vero genio e riesce sempre a stupire con la sua vincente creatività ed originalità. Insieme ai bravissimi Mirco Rubegni alla tromba, Riccardo Di Vinci al basso, Federico Scettri alla batteria ed al laptop e Simone Padovani alle percussioni, Petrella ci regala una emozionante traversata spaziale dalla destinazione ignota nel firmamento musicale, della quale si perdono i confini tra un genere e l’altro.

Petrella, in questa occasione, viene meritatamente insignito del Premio 2023 come Ambasciatore dell’Umbria nel Mondo.

Una piccola pausa ci prepara al doppio concerto serale, che si tiene all’Arena Santa Giuliana alle ore 21.

Stiamo per assistere al concerto che noi appassionati jazzofili attendevamo per celebrare in eleganza il 50 compleanno di Umbria Jazz: dapprima ci emozioniamo con il raffinato e peculiare tocco pianistico di Brad Mehldau che mostra il vincente inter-play con il contrabbassista Larry Grenadier e con il batterista Jeff Ballard.

In scaletta alternano brani originali ed alcuni standard del Jazz internazionale, deliziando l’attenta platea con la loro classe e la loro bravura.

Mehldau, in genere schivo e piuttosto timido sul palco, si lascia conquistare dall’atmosfera festosa, salutando e ringraziando più volte il pubblico sia in inglese, che in italiano ed introducendo un paio di brani.

Cambio palco a favore del collaudato Brandford Marsalis Quartet: Marsalis al sax tenore e soprano, Joey Calderazzo al pianoforte, Eric Levis al contrabbasso e Justin Faulkner alla batteria suonano stabilmente insieme dal 1986.  L’affiatamento sul palco è totale, la musica che suonano è figlia della loro condivisa esperienza ed inesauribile vena creativa: fantastici.

Questo doppio concerto ci emoziona, esalta, inebria: poter applaudire nella stessa occasione due fuoriclasse del Jazz internazionale di tale caratura costituisce un gradito e prezioso regalo per noi appassionati di questo genere musicale.

Tornando verso il centro storico, ci fermiamo nuovamente ad applaudire i Ranky Tanky che si stanno esibendo al limitrofo Restaurant Stage dell’Arena per una gradita performance after show.

Non paghi ancora di musica, ci rechiamo ai Giardini Carducci dove cantano i The New Orleans Mystics, eccezionale gruppo vocale dal repertorio che va dagli anni ‘40 ai giorni nostri.

I quattro frontman sono eccezionali: sfoggiano eleganti giacche di paillettes rosse ed abbigliamento elegante, ballano in maniera coinvolgente e tengono il palco magnificamente, coinvolgendo il pubblico con le loro quattro peculiari e versatili voci. Propongono in maniera originale e vincente tanti brani classici della musica motown, jazz, soul, disco, pop, e R&B.

I loro concerti sono sempre molto gettonati ed il pubblico che, affascinato dalla loro classe e bravura, non manca di tributare loro tanti entusiastici e meritati applausi.

Mercoledì 11 luglio ci avviamo verso il Minimetro insieme ai Funk Off, che si esibiscono nella stazione finale del percorso dello stesso.

Un festoso pubblico li attende e sottolinea con ovazioni il gradimento dei vari brani: Waking Up @ UJ, Shanghai Tox, Uh, Yeah!, Where’s The Salsa? e la nuovissima Still Positive.

Alla Sala Podiani alle 15.30 andiamo ad ascoltare i Cyclic Signs del batterista Enrico Morello con Francesco Lento alla tromba, Daniele Tittarelli al sax e Matteo Bortone al contrabbasso.

Un gruppo di fuoriclasse che offre a Morello la ghiotta opportunità di definire i contorni dei percorsi musicali da seguire, lasciando liberi i singoli musicisti di esprimere liberamente la propria creatività per un risultato davvero vincente.

Alle 17 corriamo al Teatro Morlacchi dove il pianista Chano Dominguez, il trombettista Flavio Boltro, il contrabbassista Martìn Leiton, il batterista Michael Olivera ed il sassofonista Stefano Di Battista come special guest omaggiano con il loro “Play Petrucciani” il talento e l’arte del grande pianista Michel Petrucciani, purtroppo scomparso prematuramente nel 1999.

Un excursus musicale entusiasmante, che sottolinea il naturale estro improvvisativo di Petrucciani e la sua proverbiale ed inesauribile energia: fantastico.

 

Giovedì 13, ci rechiamo alla Sala Podiani dove, sia alle 12 che alle 15.30, si esibisce in modalità piano solo Danilo Rea: acclamato dal pubblico di due sale gremite, propone le sue rivisitazioni in chiave jazz di alcuni brani del repertorio pop italiano ed internazionale.

Rea, che vanta anche molte collaborazioni in ambito pop, alterna vari tipi di esperienze musicali che spaziano dai tributi ai grandi cantautori italiani ai trii pianistici.

Rilegge, in questa occasione, in maniera vincente alcuni noti brani di Pino Daniele, dei Beatles, di Fabrizio De André e di Mina.

Ci rechiamo poi ai Giardini Carducci, dove ascoltiamo piacevolmente qualche brano dei Modalità Trio: non solo bravi, Nico Gori, Massimo Moriconi ed Ellade Bandini sono anche molto simpatici: intrattengono gradevolmente il pubblico facendo battute ad hoc, via via che la scaletta si dipana.

Alle 17 il Teatro Morlacchi ospita dei musicisti eccezionali, tre veri fuoriclasse: il contrabbassista John Patitucci, il pianista Danilo Pérez ed il batterista Adam Cruz. Un concerto splendido, elegante e di classe che ci “inchioda” letteralmente alle poltroncine del teatro, grazie alla complicità ed alla bravura del trio. Scroscianti applausi chiedono il bis, che viene eseguito con luci in sala accese: emozionante.

Passiamo in Piazza IV Novembre e veniamo subito attratti dalla musica che sta suonando la Philadelphia Jazz Orchestra, nella quale militano tanti giovani talenti americani.

Una breve pausa e letteralmente corriamo all’Arena Santa Giuliana dove si esibiscono, al Restaurant Stage, i bravissimi Accordi Disaccordi: con le avvolgenti e calde note del loro gipsy jazz, i chitarristi Alessandro Di Virgilio e Dario Berlucchi con Dario Scopesi al contrabbasso conquistano un pubblico che, estasiato, li applaude stando rilassatamente seduto sull’erba del circostante prato.

Ci spostiamo quindi all’Arena Santa Giuliana per apprezzare il talento di Ben Harper e dei suoi Innocent Criminals: suonano insieme dal 1993 ed il loro affiatamento si apprezza sia nei concerti dal vivo, che nei tanti album registrati insieme.

Un pubblico entusiasta segue con attenzione la performance di ‘rock’n’roll tenero’ di Harper, grande chitarrista e frontman.

Il finale è impreziosito da speciali effetti luce e vede raggrupparsi sotto al palco la maggior parte degli spettatori presenti in platea che, al culmine dell’esibizione, non manca di sottolineare con ovazioni verbali e fragorosi battimani il proprio coinvolto apprezzamento.